Alla fine, dopo tanto urlare, il popolo ha ottenuto ciò che reclamava da tempo: la testa di Stefano Domenicali. Al suo posto, nel ruolo di Team Pricipal, arriva Marco Mattiacci.
Un nome sconosciuto ai più. Marco Mattiacci, 43 anni, incarna il tipico manager italiano di scuola economica-commerciale-marketing prestato alle competizioni. Brillanti studi in ambito economico-commerciale, Ispettore Commerciale in Jaguar Italia negli Anni ’90, quindi la scalata dirigenziale (ricoprendo incarichi rigorosamente anglofoni…) all’interno di Ferrari SpA.
Area Sales Manager Americas & Middle East (ottobre 1999-giugno 2001), Project Leader Maserati Launch in North America (giugno 2001-maggio 2002), Vice Presidente Sales & Marketing Ferrari Maserati North America (giugno 2002-settembre 2006), Executive Vice President-Business Development Ferrari Asia Pacific (settembre 2006-agosto 2007), President & CEO Ferrari Asia Pacific (Presidente e Amministratore Delegato, giugno 2006-maggio 2010), President & CEO Ferrari North America (Presidente e Amministratore Delegato dal gennaio 2010).
Domenicali fuori, dentro Mattiacci. Bene, ma cosa cambia nella sostanza? Udite, udite: nulla.
Stefano Domenicali, infatti, parimenti a Marco Mattiacci, è anch’egli un dirigente economico-amministrativo-commerciale prestato alle competizioni motoristiche. Rammentiamo: Domenicali, classe 1965, laureato in Economia e Commercio, entra in Ferrari occupandosi di affari fiscali e societari, quindi diventa Direttore di Corsa dell’Autodromo del Mugello. Nel 1993, passa alla gestione sportiva: amministrazione, risorse umane, attività sponsor. In successione, a partire dal 1998, ricopre i ruoli di Team Manager, Direttore Sportivo, Team Principal.
La linea manageriale intrapresa dalla Ferrari (ossia, dal Presidente Montezemolo, probabilmente il tutto diretto dalla FIAT) post-Todt è chiara: a coprire il ruolo di Team Principal (oggi si chiama così…) deve esserci un uomo proveniente da settori amministrativi-commerciali. Bandite, a quanto pare, figure decisamente più specialistiche e provenienti direttamente dalle competizioni. Scelta alquanto discutibile.
Le riflessioni sorgono spontanee. Anzitutto, Stefano Domenicali incarna al meglio il più classico dei capri espiatori: paga oggi (e paga per tutti), ma da incolpevole, i suoi errori di gestione sportiva (e ribadisco sportiva) di ieri, quegli errori che sono costati ad Alonso un titolo mondiale.
In questo 2014, infatti, Domenicali non ha sbagliato nulla. Anzi: il nuovo staff tecnico, capitanato da James Allison (accolto quale salvatore della Patria…), era stato, appunto, accolto a braccia aperte e descritto quale giro di boa verso una sicura riscossa.
Inutile sottolineare, a questo punto, un dato incontrovertibile: le lacune tecniche manifestate dalla Ferrari F14T non sono dipese e non dipendono dalla presenza di Stefano Domenicali (così come non dipendevano da Domenicali i ritardi tecnici manifestati dalle monoposto del Cavallino negli anni scorsi, così come non dipendeva da Domenicali la competitività delle Rosse “quasi iridate”…).
Marco Mattiacci, evidentemente, non risolverà i problemi prettamente tecnici (e sottolineo tecnici) palesati dalla Ferrari F14T. Lo staff tecnico è e rimarrà, per ora, invariato.
Altre riflessioni sgorgano copiose. Il ruolo di Team Principal è, al contempo, tanto importante quanto rilevantemente “inutile” (le virgolette sono d’obbligo), infinitamente sopravvalutato. Croce e delizia. Ai Team Principal (una volta chiamati Direttori Sportivi o Team Manager) vengono conferiti poteri, meriti e demeriti sovente oltremodo gonfiati ad arte: in base ai risultati, alle simpatie personali, alle convenienze.
Quando le cose girano per il verso giusto, infatti, il Team Principal – oltre a gongolare – viene esaltato ed osannato in primo luogo dai tifosi; quando le cose girano male, invece, il medesimo Team Principal (magari precedentemente osannato a seguito di sonanti vittorie o vittorie solo accarezzate e sfuggite per un soffio…) viene brutalmente e immancabilmente fatto bersaglio di ogni ben di Lucifero. Come si fa con l’allenatore nel calcio. Fenomeno oggi, brocco domani.
Il suddetto Team Principal è sempre (e sottolineo sempre) sulla graticola, sia per errori di gestione sportiva (e fin qui, d’accordo, nulla da eccepire) sia per ritardi tecnici palesati dalla vettura. In questo ultimo caso, però, la cosiddetta “macchina del fango” contro il suddetto Team Principal non ha alcun senso.
Se le responsabilità individuali contano ancora in questo mondo imbarbarito, allora, in caso di vettura tecnicamente poco competitiva, lo sguardo “accusatorio” deve essere rivolto in direzione dello staff tecnico, verso, cioè, coloro i quali realmente concepiscono, progettano, realizzano la vettura.
Se una vettura non ha trazione, la responsabilità (ma lungi da noi nel fare un processo inquisitorio verso i bravissimi tecnici Ferrari o di qualsivoglia Team, ben inteso) non è del Team Principal, bensì dello staff tecnico.
Detto francamente e parafrasando un noto politico: se la Ferrari è lenta e in accelerazione sbarella a destra e a manca, Domenicali che c’azzecca?
Allo stesso modo, possiamo rigirare la situazione. Se la Mercedes vince, il merito – reale e concreto – non è di Toto Wolff, bensì di Lowe, Costa e tutti coloro i quali concretamente concepiscono la monoposto. Quando la Benetton e la Renault già Benetton vincevano, il merito non era di Flavio Briatore (oggi, inspiegabilmente invocato dal popolo in rosso…), ma di progettisti e tecnici quali Brawn, Byrne, Tombazis, Bell, Smith, Toso, Densham, bravi ad azzeccare le vetture, peraltro spinte da fior di motori e condotte da fior di piloti. Non a caso, anche “Superman” Briatore (personaggio contraddistinto, secondo alcuni, da poteri sovrannaturali…), qualora non supportato da una degna vettura (anche ai nomi appena enunciati, non tutte le ciambelle sono venute col buco), è stato costretto ad arrancare.
Persino Cesare Fiorio, tra i più vincenti, senza vetture all’altezza non poteva opporre resistenza.
Un discorso universale, che vale per qualsiasi Team Principal, di ieri, oggi e domani. Anche il più scaltro, valente dei Team Principal è nulla senza una degna vettura da gestire.
Insomma, un Team Principal, paradossalmente, può assumere colpe e meriti non suoi, nel male e nel bene.
A questo punto, sorge una ulteriore riflessione. Qualora lo staff tecnico Ferrari, incredibilmente e con merito, riesca a migliorare una F14T sinora col fiato corto, a chi andrà il merito? Allo staff tecnico, come giusto che sia, o al “mago” Mattiacci, in grado, grazie alle sue competenze in fatto di marketing e vendite, di risollevare le sorti tecniche (e ribadisco tecniche) della F14T? Che Mattiacci conosca la formula magica per far sì che la F14T non abbia più i problemi di trazione e velocità massima riscontrati nei primi tre GP della stagione?
Strano mondo quello di stampa e popolo appassionato. Scommettete che il merito ricadrà su Mattiacci anziché su uno staff tecnico in grado di correggere la rotta, con abilità e dedizione, di un progetto inizialmente nato con qualche lacuna di troppo?
E qualora la Ferrari F14T non presenti progressi, come reagiranno stampa e tifosi? Incolperanno l’incolpevole Mattiacci, punteranno definitivamente il dito contro Montezemolo (reo di aver cacciato Costa – che in tanti volevano fuori dalla Ferrari – e preso Allison, acclamato da tutti…), o forse – fosse la volta buona – si renderanno conto che il vero cuore pulsante – nei successi o nelle sconfitte – di un qualsivoglia team è il reparto tecnico?
Solo in poche occasioni (più di quanto osiamo immaginare), una cattiva dirigenza ha avuto tanto concrete quanto negative ripercussioni tecniche sulla vettura. Una su tutte: Ferrari, Anno Domini 1985.
Errate decisioni dirigenziali che ebbero deleterie ricadute tecniche mediante – ma sempre al tecnico andiamo a finire, non si scappa – l’ingresso di tecnici non all’altezza.
Ma questa è tutta un’altra storia…
Scritto da: Paolo Pellegrini
