Una coppia di piloti che regala emozioni, una vettura superlativa, un team sinora impeccabile. Tutto pare funzionare a dovere in casa Mercedes. Ma non è solo la Casa della stella a tre punte a ben figurare.
La Mercedes cala il tris. Anche in quel di Sakhir (Bahrain), le Mercedes F1 W05 hanno annientato la concorrenza. Lewis Hamilton e Nico Rosberg dominano in lungo e largo l’intero weekend di gara, regalando agli spettatori genuini duelli alla baionetta e prolungate scaramucce tanto ravvicinate quanto corrette.
Se da un lato le abilità di Hamilton e Rosberg sono ormai conclamate e risapute, dall’altro una Mercedes così competitiva e, soprattutto, costante nel rendimento appare quale novità assoluta.
Eravamo abituati, infatti, ad una Mercedes – parliamo dell’era V8 aspirati dal 2010 al 2013 – realmente competitiva e convincente a sprazzi. Una Mercedes, peraltro, al centro di qualche polemica di troppo: dai motori che, nel 2009, erano stati “pizzicati” (la FIA sapeva?) girare ad un regime superiore al limite regolamentare ai test Pirelli svolti con modalità non conforme alle norme (la FIA sapeva) appena un anno fa.
Insomma, negli ultimi anni si ha avuto la netta sensazione che la Mercedes sia stata benevolmente coccolata dalla Federazione Internazionale. Quest’anno, tuttavia, sospetti e veleni sono stati brutalmente e incontrovertibilmente spazzati via dallo stesso Team “tedesco” con sede nelle città di Brackley (già sede di BAR, Honda e Brawn GP) e Brixworth (storica base della Ilmor).
Dall’Australia al Bahrain, passando per la Malesia, la Mercedes sta meritatamente guadagnando sul campo il ruolo di miglior candidata ai titoli Piloti e Costruttori.
Il Team, tutto, sembra ben affiatato: dalle poltrone manageriali sportive – Toto Wolff e Niki Lauda – alle mansioni prettamente tecniche, le più importanti, quelle che realmente decidono le sorti delle vetture. Paddy Lowe (Executive Director del reparto tecnico), Bob Bell (Technical Director), Aldo Costa (Engineering Director), Geoffrey Willis (Technology Director) e Andy Cowell (Managing Director del settore High Performance Powertrains, ossia i motori): questi i nomi di coloro i quali reggono le fila del reparto tecnico di casa Mercedes.
Un organigramma tecnico, come si evince, fitto di comandanti, e che comandanti: tecnici di assoluto valore, dalla rinomata carriera (non priva di inciampi, come naturale che sia…) operanti sotto la direzione di Paddy Lowe, classe 1962, in Williams nel 1987 e dal 1993 al 2013 in McLaren.
Mettere insieme tante prime donne non è mai facile, può risultare una lama a doppio taglio: si tratta tanto di valenti progettisti quanto di figure abituate a comandare. Inoltre, come noto, ogni progettista possiede un proprio vissuto professionale e un esclusivo bagaglio di idee: farli combaciare è sempre operazione ardua, spesso impossibile. Il rischio dell’organigramma Mercedes è un accavallamento di mansioni e di figure preposte alla progettazione della vettura.
Tuttavia, risultati alla mano, il gioco sinora pare reggere. Come si dice, finché dura fa verdura…
La Mercedes F1 W05 palesa evidenti punti di forza. Senza dubbio, la F1 W05 può fare affidamento su un motore – il Mercedes PU106A Hybrid – alquanto indovinato. All’interno di maglie regolamentari davvero strette, i tecnici Mercedes sono stati in grado di realizzare un motore – con annessi gruppi motogeneratori elettrici – da subito performante e affidabile. Senza dubbio, si tratta di un motore potente (ma non conosciamo i dati) che, tuttavia, palesa un regime di rotazione in linea a quello delle unità Renault e Ferrari (tutti si tengono, sinora, entro i 12.000 giri/minuto) ma, al contempo, parco nei consumi.
Ed è questo il vero punto di forza. Un punto di forza che, inevitabilmente, va esteso a tutti i Team motorizzati Mercedes: Williams, Force India, McLaren. Mercedes e Williams, infatti, possono concedersi il lusso di imbarcare in vettura (e quindi consumare in gara) meno carburante (con evidente sgravio di peso): 90 Kg di benzina contro i 100 Kg massimi consentiti. 10 Kg di carburante in meno che, tuttavia, non influiscono negativamente sulle prestazioni in gara delle vetture in questione. Non solo consumano poco (meno di 90 Kg in un GP) ma riescono, nonostante ciò e nonostante il vincolo regolamentare dei 100 Kg/h al di sopra dei 10.500 giri/minuto, a mantenere un passo gara costantemente sostenuto. Un risultato energetico e prestazionale davvero notevole.
Ma un apparato motore ben congegnato non basta, da solo, a sintetizzare la forza della Mercedes e delle scuderie motorizzate e assistite dalla Casa tedesca. La F1 W05, infatti, è una vettura nata sana anche dal punto di vista telaistico-aerodinamico. Una monoposto tutto sommato semplice, razionale, lineare, ma ben studiata ed equilibrata, l’unica, assieme alla Ferrari F14T, a presentare un muso privo di struttura deformabile a “tapiro”. Tutto in vettura è ben disposto (a vantaggio della affidabilità e del raffreddamento di tutti i principali organi meccanici, dal turbocompressore ai MGU-K e MGU-H e relativi accessori). La sola caratteristica tecnica singolare è data dalla sospensione anteriore a diapason: i triangoli inferiori, infatti, sono stati rimpiazzati da un braccio singolo che va a sdoppiarsi in due attacchi in corrispondenza della scocca. Una soluzione che può pagare qualcosa in termini di rigidezza ma che ben si sposa con le pressanti esigenze aerodinamiche. In più, pare funzionare a dovere: la F1 W05 palesa un assetto sempre composto e reattivo.
Force India VJM07, Williams FW-36 e McLaren Mp4/29 si stanno dimostrando, chi più chi meno e a fasi alterne, vetture anch’esse sufficientemente competitive. Alle spalle della Mercedes (111 punti) nella classifica Costruttori, infatti, fa capolino la Force India (44), quindi la McLaren (43), la Red Bull-Renault (35), la Ferrari (33), infine la Williams (30), la quale, grazie alle buonissime prestazioni di Massa e Bottas, sta iniziando a macinare punti importantissimi.
Anche a Sakhir, inoltre, le monoposto motorizzate Mercedes hanno fatto registrare le migliori velocità di punta: nel corso delle qualifiche ufficiali, Perez e Hulkenberg (Force India) – rispettivamente con 328.8 Km/h e 327.9 Km/h – si issano in vetta, seguiti da Button (McLaren, 327.2 Km/h), Sutil (Sauber C33-Ferrari, 326.7 Km/h), Magnussen (McLaren, 326.6 Km/h), Kvyat (Toro Rosso STR9-Renault, 326.1 Km/h), Hamilton (Mercedes, 326.1 Km/h), Massa (Williams, 325.8 Km/h), Rosberg (Mercedes, 325.3 Km/h), Bottas (Williams, 321.8 Km/h). Una tendenza, questa, registrata anche nelle due precedenti gare e in tutte le prove libere del Bahrain. Solo poche vetture motorizzate Renault e Ferrari sono in grado di spezzare il monopolio Mercedes anche per quanto concerne le velocità di punta (valore che, come sappiamo, è alquanto ballerino, determinato da molteplici fattori e sovente non determinante ai fini del risultato finale).
In qualifica, l’andazzo non muta: nelle prime 10 posizioni reali (escluse le penalità), solo Ricciardo (Red Bull RB10-Renault), Raikkonen e Alonso (Ferrari F14T) si inseriscono nella contesa tra le vetture spinte dal V6 Mercedes. Solo Hulkenberg (12°) non è della partita, salvo poi essere autore di una gara magistrale che lo condurrà sino al 5° posto.
In gara, l’andatura delle Mercedes F1 W05 è ancora ineguagliabile. Ecco l’ennesima riprova. Lewis Hamilton completa i 57 giri in 1h39min42.743sec alla media oraria di 185.476 Km/h (ricordiamo l’ingresso della Safety Car a seguito del contatto tra Maldonado e Gutierrez che ne rallenta il ritmo). Nel 2013, Sebastian Vettel ultima i 57 giri in 1h36min00.498sec alla media di 192.632 Km/h.
E anche per quanto riguarda i giri veloci in gara, la Mercedes detta legge, palesando tempi in linea a quelli del 2013: Nico Rosberg fa segnare il giro più veloce in 1:37.020 alla media di 200.816 Km/h. Nel 2013 era stato Vettel a far segnare il giro più veloce in gara: 1:36.961 alla media di 200.939 Km/h. Tombola.
Dati indicativi, quelli appena illustrati: anzitutto, descrivono appieno la bontà tecnica della Mercedes F1 W05, quindi sottolineano ancora una volta la assoluta validità in termini prestazionali – e il margine di miglioramento è ancora enorme! – delle monoposto 2014 rispetto alle vetture 2013. Chi cianca di gare al rallentatore e “formula tassisti” non sa quel che dice…
La superiorità delle Mercedes F1 W05 è manifesta: ottima tenuta di strada, ottima aerodinamica (pare che i tecnici abbiano trovato un compromesso ideale tra deportanza e penetrazione), pneumatici che, al contrario delle passate stagioni (proverbiali i problemi di gomme sofferti dalle Mercedes nel recente passato), non lamentano un degrado anomalo e repentino, eccellenti velocità di punta, facilità di guida (Rosberg e Hamilton non debbono mai litigare col volante), potenza facilmente scaricata a terra, eccellente trazione, superba accelerazione, ottima affidabilità (solo Hamilton ha lamentato problemi di accensione, in Australia: motore che andava a 5 cilindri).
Una superiorità tale da “oscurare” quanto di buono stanno facendo tanto le altre scuderie motorizzate Mercedes quanto la stessa Red Bull, la quale, dopo test invernali a dir poco disastrosi, ha saputo in poche settimane riacquistare competitività, sebbene le F1 W05 di Hamilton e Rosberg appaiano ancora imprendibili. Ad ogni modo, Ricciardo e Vettel (fantastiche, sinora, le prove sfoderate dall’australiano) sono e rimarranno della partita.
Come sempre accade in queste circostanze – ossia, in caso di dominio manifesto di una scuderia – ecco affacciarsi alla porta le solite, cicliche, stancanti, patetiche, sguaiate voci fuori del coro. Cambi di regolamento invocati per ridimensionare le Mercedes e la immancabile parola “noia” tirata in ballo allorché un team “monopolizzi” il podio. Accuse, invero, strampalate, sì cicliche (ricordate la “noia” invocata, a seconda delle tifoserie e delle convenienze, negli anni dei monopoli McLaren, Williams, Ferrari, ecc.?) ma sempre antipatiche e che denotano scarsa competenza e nulla sportività.
Il merito va riconosciuto e premiato. Sempre.
Contraltare delle Mercedes F1 W05 sono le Lotus E22-Renault e le Ferrari F14T.
Già, la Ferrari F14T.
Una cosa è certa: se le carte in tavola non muteranno, Hamilton e Rosberg possono dormire sonni tranquilli.
Scritto da: Paolo Pellegrini
