Provare una Ferrari, per un appassionato di auto, è come per un bambino incontrare di persona Babbo Natale. Se poi la prova avviene a Maranello, a poche centinaia di metri dalla fabbrica-mito che l’ha prodotta, è come se l’incontro con Santa Claus avvenisse direttamente a Rovaniemi.
Un mix di emozioni e sensazioni concentrate in 20 minuti di una soleggiata domenica pomeriggio di giugno.
L’appuntamento è alle 15.30 presso la sede di Motorsport Italia, azienda specializzata nel test-drive Ferrari.
Durante le solite fasi propedeutiche di registrazione, lo sguardo cerca la “rossa” che sarà la fugace compagna di viaggio e di divertimento. Ma le vetture non sono ancora sul piazzale perché, come spiegato da un addetto, il Comune di Maranello ha imposto all’azienda il divieto di portare in giro i clienti dalle 13.30 alle 15.30. Neanche il tempo di chiedere il motivo, che lo si intuisce. Un rombo, che piano piano si avvicina e quasi copre le parole, annuncia l’arrivo di 4 Ferrari, una dietro l’altra, come se fosse una sfilata di moda: 2 Ferrari California, 1 Ferrari 458 e in coda la F430 Scuderia, la “mia” Ferrari. La Ferrari F430 Scuderia è la versione “esasperata” della F430, pensata per la pista. Presentata al pubblico ad agosto 2007, come erede della 360 Challenge Stradale, la vettura, sviluppata in collaborazione con Michael Schumacher, è stata alleggerita e potenziata rispetto alla sua sorella “di serie”: 510 CV a 8.500 giri/min. con una velocità massima di 320 km/h, e accelerazione 0-100 Km/h in 3.6 secondi. Numeri da far impallidire qualsiasi concorrente diretta.
I motori delle 4 fuoriserie tacciono quasi all’unisono, in attesa che qualcuno schiacci nuovamente il pulsante magico di accensione dell’otto cilindri, posto sul volante. Mi avvicino per un primo contatto visivo. Si nota subito lo stile aggressivo e sportivo, tipico delle auto del cavallino. In questo si riconosce la mano del grande designer Sergio Pininfarina, autore di veri e propri capolavori, quale quello che ho di fronte a me. Caratteristici i fari posteriori posti vicino allo spoiler, che fuoriescono dalla coda e rendono la vettura immediatamente riconoscibile. Così come i due grossi terminali di scarico singoli, ai lati della targa, in posizione quasi centrale, al posto dei classici doppi di dimensione relativamente contenuta. Il colore non può che essere il mitico rosso Ferrari: il corpo della vettura è attraversato longitudinalmente da una coppia di fasce grigie, che gli attribuiscono un carattere ancora più “corsaiolo”.
Il tempo di qualche foto di rito per immortalare l’esperienza, con mia moglie che funge da fotografo ufficiale dell’evento, e sono pronto ad entrare nell’abitacolo. L’ingresso, come per tutte le vetture sportive, non è certo dei più comodi: i sedili da corsa avvolgenti rendono ancora più ardua l’impresa per una taglia come la mia. Ma una volta dentro sembra di essere seduti su una vera e propria auto da corsa. Sensazione confermata dal poderoso motore, che è posizionato giusto pochi centimetri dietro le spalle, a ricordarti della sua ingombrante presenza.
Anche il volante ricorda quello di una vettura da competizione: sia per la forma tagliata sul lato superiore, sia per il “manettino” presente sul lato destro, grazie al quale il pilota può decidere l’assetto della F430. Una tecnologia derivata direttamente dal mondo delle corse, che permette di intervenire sull’elettronica che regola le impostazioni delle sospensioni, il controllo della stabilità, la trazione e la velocità di cambiata. In questo modo è possibile adattare gli assetti delle vettura alle proprie preferenze e al proprio stile di guida, oltre che alle condizioni del manto stradale e al livello di aderenza disponibile.
Giusto il tempo di una rapida occhiata ai comandi presenti sul cruscotto e sulla consolle centrale e sale sull’auto il “co-pilota”, che sarà il mio compagno di viaggio per i prossimi 20 minuti. Dopo le spiegazioni di base e le raccomandazioni del caso, siamo finalmente pronti a partire.
Piede destro sul freno, pollice che sfiora il pulsante di accensione e il suono dell’otto cilindri Ferrari invade l’abitacolo: un ruggito che ben presto si trasforma in una musica.
Il cambio sequenziale semi-automatico della fuoriserie modenese, è di diretta derivazione dalla Formula 1, con le “palette” dietro il volante: volendo si potrebbe inserire anche il cambio automatico, ma voglio godermi a pieno l’emozione sportiva che l’auto trasmette.
Inserisco la prima e via verso le strade semivuote di Maranello.
La partenza è ovviamente soft: sia per prendere confidenza con la vettura, sia perché siamo sulla via principale che attraversa il paese. Un paio di curve a bassa velocità e finalmente siamo su un tratto di strada dove poter far sfogare i 510 cv della Ferrari. Appena il piede destro preme a fondo sull’acceleratore si riceve una spinta che rende praticamente inutili le cinture di sicurezza, tanto si è premuti contro il sedile. Dalla seconda marcia si passa rapidamente, in sessanta millesimi di secondo per la precisione, in terza e poi in quarta: ad ogni cambiata si sente la “botta” tipica della frizione unica, che regala una prima dose di adrenalina. La vettura scorre liscia sulla strada. Si affrontano le prime curve a velocità sostenuta ma, grazie all’assetto sportivo, sembra di essere su due binari. La vettura segue la traiettoria senza alcuna esitazione
Arriviamo in prossimità di una rotonda: quale occasione migliore per provare i freni, con impianto carboceramico e dischi all’avantreno da 398 mm di diametro. Tocco morbido sul pedale e la vettura frena in modo sicuro e stabile e in pochi secondi siamo fermi.
Giro intorno alla rotonda, cercando con le dita la leva del cambio: ecco un difetto! Le palette sono fisse, non seguono il volante quando si curva: per cui quando se ne percorre una a stretto raggio, cambiare non è immediato. Ma una spiegazione in effetti può esserci. Come detto prima, la vettura è stata concepita per la pista, dove la maggior parte delle curve non richiede sterzate importanti. Per cui le palette riescono comunque ad essere sempre alla portata delle dita.
Ci immettiamo di nuovo su un rettilineo: di nuovo il pedale dell’acceleratore a fondo e di nuovo una “fucilata” che ti inchioda al sedile. Ma più avanti c’è un po’ di traffico e quindi devo “mollare”, e viaggiare a velocità di crociera. Il motore della F430 sembra chiedere potenza: dopo un po’ che la velocità rimane costante, la centralina sale automaticamente di marcia per abbassare il regime del motore e limitare il consumo di carburante. Ma appena la strada è di nuovo libera basta premere il pedale e il cambio scende da solo di marcia, regalandoti nuovamente tutti i cavalli a disposizione, per una nuova accelerazione bruciante.
Tra accelerazioni, curve disegnate ad alta velocità e sorpassi fulminanti, i 20 minuti della prova sono finiti. Rientro tranquillo alla sede di Motorsport con un pieno di adrenalina. Un po’ di fatica si sente e si capisce più facilmente perché un pilota di Formula 1 alla fine di ogni Gran Premio perde 4-5 kg di liquidi.
La strada non è certo il luogo ideale per provare una “belva” del genere: però mi sono comunque divertito e le emozioni non sono mancate. Saluto la “mia” Ferrari, ripromettendomi di reioncontrarla in pista per assaggiare fino in fondo le sue prestazioni da vera sportiva di razza.
In conclusione, la F430, pur essendo una vettura ormai fuori produzione, e quindi “vecchia”, rimane sempre una super sportiva d’eccezione in grado di regalare sensazioni uniche, che fanno scordare la perfezione delle supercars di oggi. Il giusto compromesso tra il brivido, la guida pura delle auto più datate e la tecnologia delle sportive recenti.