Il Gran Premio del Giappone negli anni ’90 vive di momenti indimenticabili. Nel corso di questo decennio infatti sono stati molti i piloti che proprio sul circuito di Suzuka si sono aggiudicati il loro titolo mondiale. Alcuni ne hanno vinto solo uno, altri invece riconducono i ricordi e la gioia di un mondiale vinto sul tracciato giapponese. La nostra storia riparte dal 1990, ad un anno esatto di distanza dai fatti che resero ancor più mitica la rivalità tra Ayrton Senna ed Alain Prost.
1990
Quello che accade a Suzuka l’anno successivo si può riassumere come la “vendetta perfetta” di Senna. I due acerrimi rivali si ritrovano infatti per la terza volta l’uno accanto all’altro in griglia, con l’unica differenza che in questo caso Prost non occupa il sedile della McLaren, ma quello della Ferrari. Senna, dopo essersi aggiudicato la pole position, chiede inutilmente alla FIA di poter partire dal lato pulito della pista, e non da quello sporco come previsto. La risposta del presidente francese è un secco no, e così Senna, prima della gara, si sente ancora una volta vittima di un’ingiustizia. Alla partenza i due partono appaiati, ma alla prima curva le due monoposto entrano in contatto volando tra la sabbia. Per la maggior parte di coloro che assistettero o videro l’incidente, l’opinione generale fu che Senna andò volutamente a cercare l’impatto. Di questo avviso non fu però proprio la FIA, che decise di non sanzionare i piloti valutando l’accaduto come un incidente di gara. In queste condizioni il vantaggio va a Senna, che si ritrova a vincere il suo secondo titolo mondiale nonostante le forti polemiche che dividono letteralmente gli appassionati. Alla fine la gara si conclude con un risultato inedito. Vince Nelson Piquet con la rinata Benetton, proprio davanti al compagno di squadra Roberto Moreno, chiamato all’ultimo momento per sostituire Alessandro Nannini, vittima di uno spaventoso incidente in elicottero. Terzo poi, ancor più sorprendente, arriva l’idolo di casa Aguri Suzuki con la Larrousse.
1991
La stagione successiva, senza il tanto atteso duello tra Senna e Prost, tradito quest’ultimo dalla scarsa competitività della Ferrari, il brasiliano uccide il mondiale, e proprio a Suzuka si aggiudica il suo terzo ed ultimo titolo piloti. In gara Senna domina dall’inizio alla fine, ma a pochi metri dal traguardo decide di cedere la sua prima posizione all’amico e compagno di squadra Gerhard Berger, in segno di rispetto e di profonda stima verso il pilota austriaco.
1992
L’apparente invincibilità di Senna e della sua McLaren crolla però nel 1992. In quell’anno infatti è la Williams di Nigel Mansell a dominare la stagione, con Senna che deve per forza di cose cedere il passo. Il pilota inglese conquista la pole position, ma lo scarso feeling che c’è con Suzuka lo costringe al ritiro in gara. E se il numero uno della Williams esce di scena, ci pensa il numero due a tenere alta la bandiera del team di Sir Frank, e così è Riccardo Patrese a vincere la gara. Per il pilota padovano, che chiuderà la carriera l’anno seguente, si tratta del suo sesto ed ultimo sigillo in Formula 1, oltre ad essere di fatto l’ultimo pilota italiano ad aver vinto in Giappone.
1994
In un anno in cui il leitmotiv da seguire è la sicurezza dei piloti, nell’appuntamento giapponese del 1994 succede veramente di tutto. La gara infatti si corre sotto un violento acquazzone, che rende la visibilità e la stabilità in pista praticamente inesistenti. Ed infatti, dopo una lunga serie di testacoda, la corsa viene interrotta al 13° giro. La McLaren di Martin Brundle va in testacoda, ma la sua macchina fuori controllo va ad investire un commissario di percorso intento a rimuovere una monoposto terminata contro le barriere nello stesso punto. Viste le dinamiche dell’incidente, il punto del contatto e le condizioni atmosferiche, quello che accadde a Suzuka nel 1994 fu un episodio che rivisto oggi, a vent’anni di distanza, presenta molte analogie con il terribile incidente occorso a Jules Bianchi nel 2014. Ad ogni modo lo sfortunato commissario esce fortunatamente illeso, e alla ripartenza è Damon Hill a vincere la gara, riaprendo quindi il discorso mondiale con Michael Schumacher.
1996
Hill, dopo aver perso il mondiale nel 1994 e nel 1995, si presenta a Suzuka nel ’96 con forti probabilità di vittoria. Ora l’avversario non si chiama più Schumacher, ma Jacques Villeneuve, per giunta suo compagno di squadra. Nonostante i timori della vigilia, la stagione prende finalmente la svolta sperata dal pilota inglese. Hill infatti domina la gara, sfruttando gli errori commessi dal suo diretto concorrente canadese, all’esordio in Formula 1 quell’anno. Hill vince dunque il suo tanto atteso titolo mondiale, diventando l’unico pilota della storia ad esser presente nell’albo d’oro del titoli mondiali piloti insieme al padre. Graham Hill infatti, ventotto anni prima di Damon, andava a vincere il suo secondo titolo mondiale.
1998-1999, la doppietta di Hakkinen
Dopo l’exploit di Villeneuve nel 1997, la Williams cambia fornitura di motori e perde clamorosamente in termini di competitività. Sembra chiaro a tutti che, in automatico, il candidato numero uno per la vittoria del titolo nel 1998 possa essere il ferrarista Michael Schumacher. Eppure, proprio in quell’anno, la McLaren torna improvvisamente a farsi più pericolosa del solito, con un pilota giunto ormai alla completa maturazione come Mika Hakkinen. Il finlandese infatti accende una rivalità squisitamente sportiva proprio con il favorito Schumacher, tanto da presentarsi a Suzuka per aggiudicarsi il mondiale. Hakkinen riuscirà nell’intento, ma in gara viene aiutato dalla fortuna. Il rivale tedesco infatti resta prima bloccato alla partenza, costringendo a ripartire dall’ultima posizione. Poi, una volta completata una splendida e disperata rimonta fino al 3° posto, la gomma posteriore della Ferrari esplode, costringendo Schumacher al ritiro definitivo.
Nel 1999 la lotta tra Hakkinen e Schumacher prosegue, ma non a Suzuka. Al Gran Premio d’Inghilterra infatti, Schumacher è vittima di un brutto incidente dal quale ne esce con tibia e perone fratturati. Il tedesco salta gran parte del campionato, tornando solo a due appuntamenti dal termine, Suzuka compreso. In Giappone riesce addirittura a conquistare la pole, ma l’attenzione per la vittoria finale del campionato, che si decide proprio qui, si concentra su Hakkinen e su uno scatenato Eddie Irvine, grande protagonista della seconda parte della stagione con la Ferrari. Il nord irlandese per non brilla in qualifica, mentre Hakkinen è abile come sempre a scattare dalla prima fila, volando in testa alla classifica e rimanendoci fino alla fine. Così facendo il finlandese vince il suo secondo ed ultimo titolo mondiale, ma la Ferrari può in parte gioire, perché grazie ai risultati ottenuti da Schumi, Irvine e Mika Salo (che sostituì il convalescente tedesco) il team di Maranello vince il mondiale costruttori dopo molti di digiuno. Ed il bello deve ancora arrivare.