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    Bienvenido en Mexico! La F1 ritorna in America Centrale

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada29 Ottobre 2015Nessun commento8 Mins Read
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    Perez Messico F1 2015
    Dopo un lungo digiuno durato ben 23 anni, finalmente i tifosi messicani potranno godersi un gran premio di Formula 1 nella loro nazione. Domenica infatti si concretizzerà una delle novità più attese della stagione 2015, ovvero il gradito ritorno del Gran Premio del Messico. Era dal 1992 che il circus non tornava in America Centrale, ed esattamente come allora anche quest’anno si correrà sul tracciato di Città del Messico intitolato alla memoria dei fratelli Pedro e Ricardo Rodriguez (denominazione ufficiale “Autodromo Hermanos Rodriguez”), con l’aggiunta di un restyling attuato dal solito architetto tedesco Hermann Tilke, che ha reso l’intero impianto più idoneo ad ospitare un evento internazionale come un gran premio di Formula 1.

    Nonostante la prima edizione risalga al 1963, quando il tracciato era ancora chiamato “Magdalena Mixucha”, i gran premi disputati in Messico sono stati soltanto quindici, e quello che andrà in scena domenica sarà il sedicesimo della storia. Dal 1971 al 1985 infatti la Formula 1 decise di non mettere più piede in terra messicana, per motivazione dovute allo scarso mantenimento dell’intero autodromo. Ragioni molto simili che spinsero la FIA, a partire dal 1993, a cancellare definitivamente la tappa messicana fino al 2015. In attesa del grande ritorno ad uno degli appuntamenti più amati e prestigiosi, riviviamo insieme le gare e le vittorie che hanno fatto entrare il Messico nella storia della Formula 1.

    La prima gara nel 1963: Dopo alcune gare di Formula 1 svolte negli anni precedenti in appuntamenti non validi per il campionato, la Federazione sbarca in Messico per prendere parte, per la prima volta, ad un gran premio finalmente valido per il titolo mondiale. In pista ci sono due piloti messicani pronti a darsi battaglia. Uno è Moises Solana, che arriverà 11°, e l’altro è il più veloce Pedro Rodriguez, che in quell’anno si ritrova tra le mani una Lotus molto competitiva. Per l’idolo di casa arriva però un amaro ritiro, mentre il suo compagno di squadra Jim Clark diventa il primo vincitore del Gran Premio del Messico, seguito da Jack Brabham e Richie Ginther. Per Rodriguez il sogno di vincere in casa non si realizzerà mai, anche se nel 1968 andrà molto vicino al podio con un eccellente quarto posto. La carriera di Pedro troverà poi una brusca fine nel 1971, quando morirà in Germania durante una gara di vetture sport. Il fratello Ricardo morì prima di lui proprio sul circuito di Città del Messico nove anni prima, nel 1962. La scomparsa di Pedro gettò nello sconforto l’intero Messico amante dei motori, tanto che l’anno seguente alla sua morte, nel 1972, gli organizzatori decisero di intitolare il circuito di Città del Messico in onore dei due fratelli, ancora oggi ricordati con varie commemorazioni in Messico ed in Germania, dove appunto scomparve Pedro.

    L’impresa di Surtees nel 1964: Il campione del mondo 1961 Phil Hill disputa la sua ultima gara in Formula 1, ma il vero protagonista della giornata non sarà lui. Nelle posizioni di vertice infatti è in corso una vera e propria lotta per il titolo mondiale tutta inglese tra Jim Clark, Graham Hill ed il ferrarista John Surtees. A vincere la gara alla fine è l’americano Dan Gurney, ma il secondo posto ottenuto da Surtees è sufficiente per fare la storia. Il sorridente pilota inglese infatti riesce a sovvertire i pronostici della vigilia che lo vedevano sfavorito, aggiudicandosi un incredibile titolo mondiale. Quel giorno Surtees stabilisce un record ancora imbattuto, e forse imbattibile. Il britannico infatti diventa il primo pilota a riuscire nell’impresa di vincere un titolo sia nel Motomondiale che in Formula 1. Prima di approdare sulle quattro ruote nel 1960 infatti, Surtees aveva corso con le due ruote nella massima serie dal 1952, ottenendo ben 4 titoli mondiali, ai quali vanno ad aggiungersi i tre ottenuti precedentemente nella classe 350. In quello stesso giorno la Ferrari, grazie anche ai risultati ottenuti da Lorenzo Bandini, si laurea campione del mondo costruttori 1964.

    1965, arrivano i giapponesi: Il Gran Premio del Messico 1965 è un appuntamento che viene ricordato come quello delle “prime volte”. Tra i piloti infatti vince lo statunitense Richie Ginther, che nei suoi 57 gran premi disputati coglie la sua prima ed unica vittoria della carriera proprio in Messico. Ma quello che passa davvero alla storia è che Ginther vince al volante di una Honda. Ci sono voluti ben quindici anni prima che un team non europeo riuscì nell’impresa di vincere una gara valida per il mondiale di Formula 1. Per la prima volta infatti, la combine vincente di Ginther l’americano e la Honda giapponese mettono in ginocchio il dominio ed i colori del Vecchio continente.

    1967/68, il biennio dei campioni: Nel 1967 Jim Clark ottiene la sua seconda vittoria in Messico, ma diversamente dal 1963 gli occhi non sono tutti puntati su di lui, ma su un altro pilota. Il terzo classificato, Denny Hulme, ottiene infatti i punti necessari per portarsi a casa il suo primo ed unico titolo mondiale. Nessun pilota neozelandese, prima e dopo di lui, è mai riuscito in una simile impresa. Hulme, che vincerà poi il Gran Premio del Messico nel 1969, non può nulla nel 1968. In quell’anno infatti a vincere la corsa è l’inglese Graham Hill, che con il gradino più alto del podio si aggiudica a sua volta il suo secondo titolo mondiale dopo quello ottenuto sei anni prima nel 1962.

    1970, il colore rosso prima dell’arrivederci: Prima di abbandonare l’idea di rinnovare il contratto con gli organizzatori per il Gran Premio del Messico, la Formula 1 fa tappa in America Centrale per l’ultima volta prima di ritornarci nel 1986. Nell’unico appuntamento degli anni ’70, a dominare sono le due Ferrari di Regazzoni ed Ickx. Lo svizzero coglie un’ottima pole position, ma in gara è il compagno di squadra belga ad ottenere la vittoria, proprio davanti a Regazzoni, con tanto di giro più veloce. Con questo risultato, la Ferrari celebra la sua prima vittoria in Messico con una memorabile doppietta.

    1986, il colore verde nel giorno del ritorno: A quindici anni di distanza dall’ultimo gran premio messicano, la Formula 1 torna a Città del Messico. Dopo le qualifiche caratterizzate dalla pole position di Ayrton Senna, in gara si registra un vero e proprio stravolgimento. I pneumatici Goodyear infatti incontrarono grosse difficoltà in termini di degrado, penalizzando i piloti gommati dalla casa americana, che furono costretti a numerosi pit stop. Lo stesso problema non si verificò invece per le milanesi Pirelli, tanto che Gerhard Berger colse al volo l’occasione per vincere il suo primo gran premio della carriera. Con lui arrivò anche il primo successo in Formula 1 per il team italiano Benetton, che a partire da quel giorno iniziò la sua lunga scalata verso i mondiali conquistati a metà degli anni ’90.

    1990, il super-sorpasso di Mansell: Ayrton Senna si presenta in Messico timbrando il cartellino delle 100 presenze in Formula 1. Il brasiliano vorrebbe festeggiare a modo suo con un bel fine settimana, ma le cose per lui non vanno come previsto. In qualifica si piazza terzo, mentre in gara è costretto a lasciare strada a Prost a causa dell’esplosione di un pneumatico. Dietro di lui Berger, partito dalla pole, sembra gestire il suo secondo posto, ma negli ultimi giri deve guardarsi negli specchietti per il deciso ritorno di Mansell. Il pilota inglese tenta più volte il sorpasso, non riuscendoci. Il “Leone d’Inghilterra” non demorde, tanto che il sorpasso gli esce alla sua maniera, folle, spettacolare e complicata. Mansell infatti sopravanza Berger proprio all’ultima curva, la velocissima e pericolosa Peraltada, con una manovra splendida. Il grande sorpasso consente alla Ferrari di trionfare con una doppietta, un risultato che mancava dal 1988 e che confermò la grande competitività ritrovata della casa di Maranello nel 1990.

    1991/92, i successi della Williams: Nel 1991 Ayrton Senna conferma di non amare particolarmente questo circuito, tanto che nel corso delle qualifiche è anche vittima di un brutto incidente dal quale ne esce fortunatamente illeso. In questo contesto però ad approfittarne è la Williams, che conquista la pole position con Riccardo Patrese. Il pilota padovano scatta bene alla partenza e mantiene la prima posizione fino al traguardo. Con il risultato ottenuto, Patrese diventa il primo ed unico italiano ad aver vinto in Messico. Nel 1992 sarà ancora la Williams a vincere, stavolta con Nigel Mansell, che in un anno da lui dominato chiude la gara proprio davanti a Patrese ed alla Benetton di Michael Schumacher, al primo podio ottenuto in carriera. Poi, dall’anno seguente, il nulla. Almeno fino al 2015.

    Nell’albo d’oro del Gran Premio del Messico sono tre i piloti ad aver ottenuto il maggior numero di vittorie, con due successi ciascuno: Jim Clark, Alain Prost e Nigel Mansell. Tra i costruttori invece si registrano tre successi a testa per Lotus, McLaren e Williams. La Ferrari è momentaneamente ferma a due vittorie, e potrebbe eguagliare questo record solo grazie ad una buona prestazione di Vettel o Raikkonen, aiutati dal fatto che Lewis Hamilton, fresco campione del mondo 2015, non ha più nulla da perdere. Attenzione all’incognita Sergio Pérez, che realizzerà finalmente il sogno di correre davanti al proprio pubblico.

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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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