
Ci eravamo lasciati con Sebastian Vettel in terza posizione, subito davanti a Kimi Raikkonen nel Gran Premio di Abu Dhabi, l’ultimo appuntamento della scorsa stagione. Davanti a loro, inutile ricordarlo, la doppietta Mercedes firmata Nico Rosberg – Lewis Hamilton.
Tra una settimana sarà presentata la nuova Ferrari che proverà ad impensierire il campione del mondo ed il suo compagno di squadra per la corsa al titolo 2016 di Formula 1. Ancor prima si essere svelata però, la Rossa si sta rivelando una vera e propria promessa della nuova stagione: la miriade di calcoli fatti a Maranello lasciano ben sperare, ma bisogna valutare come sarà il primo impatto con il cronometro. Due giorni dopo la presentazione ci saranno subito i primi test di Barcellona, dove si inizierà a fare sul serio.
Una delle sorprese di questo pre-season ferrarista è proprio il presidente Sergio Marchionne: la sua presenza assidua tra meccanici ed impiegati in Rosso ha contribuito a fare ‘spogliatoio’. A giudicare dalle sue dichiarazioni raccolte da “La Gazzetta dello Sport”, l’aria che si respira nell’ambiente Ferrari è ricca di speranza.
Qui sotto il Q&A con Marchionne (fonte: Gazzetta.it)
D: La Ferrari ha imboccato un nuovo corso in tutti i sensi, ma sul piano sportivo sembra decisamente rinata…
Sergio Marchionne: “È una Ferrari molto diversa da quando arrivai io nel 2014, questo sì…”.
D: Terzo posto nel Mondiale, tre vittorie nel 2015, macchina spesso competitiva: la rinascita ha comportato grandi investimenti economici?
SM: “In una certa maniera sì, ma non diversi da quelli del passato. Abbiamo continuato a fare investimenti in linea…”
D: Oramai è evidente che questa F.1 ibrida, costosa e complicata, era stata affrontata dalla Ferrari con investimenti non adeguati, oltre che con una preparazione insufficiente sui temi diciamo elettrici.
SM: “Guardi che nel 2015 abbiamo speso di meno di quanto si spendeva nel passato. Intendo dire meno rispetto alla stagione 2014”.
D: Come è stato possibile?
SM: “Reindirizzando gli investimenti in una certa direzione, sviluppando quello che era necessario e limitando il resto. Tutto lì. E dobbiamo ancora migliorare, non siamo ancora al punto in cui poter dire che il costo della Formula 1 sia accettabile. I costi sono davvero enormi…”.
D: Dove sono identificabili gli eccessi?
SM: “Nel sistema di gestione. L’efficienza non fa parte del dna, non facciamo le cose sino a quando le azzecchiamo”.
D: Si riferisce alla Ferrari o alla Formula 1 in generale?
SM: “Alla Ferrari. La parte non-Formula 1 va bene…”.
Oltre ai risultati ottenuti sul tracciato, il numero Uno della Ferrari si sbilancia anche sulle prestazioni in ottica borsa.
D: Pensa che i risultati della Ferrari nel Mondiale che sta per cominciare incideranno molto sulle oscillazioni del titolo, nelle Borse di New York e Milano?
SM: “In linea generale, se ci fosse stata una continuità di insuccessi nelle gare della F.1, questa avrebbe impattato sul brand. Parlavo con uno dei nostri grandi dealer e concordavamo sul fatto che un successo parziale come è stato il risultato della stagione 2015 ha ridato moltissima credibilità al marchio rinvigorendo il sistema. Perdere per 10 anni di seguito sarebbe una tragedia, una tragedia greca”.
Dopo il suo ingresso nel mondo Ferrari molte cose sono state ritoccate o addirittura completamente stravolte. Il presidente ci toglie qualche curiosità sulle strategie adottate.
D: Nei suoi 16 mesi di Ferrari quale è stato il momento più difficile?
SM: “Il primo mese. Quando sono andato a vedere dove stavamo veramente nel panorama della F.1 e mi sono reso conto che non eravamo né presentabili né competitivi”.
D: E la prima mossa che le ha ridato un po’ di speranza?
SM: Quando abbiamo ripulito i ranghi. Abbiamo vinto togliendo le ingerenze e rifocalizzando il team a fare le cose che erano veramente importanti. L’arrivo di Maurizio (Arrivabene, n.d.r.) ha aiutato molto”.
D: Maurizio Arrivabene, appunto: un oggetto (parzialmente) misterioso per il grande pubblico, quando è stato annunciato. Adesso lo è molto meno. Quali sono i pregi e i difetti dell’uomo che lei ha voluto alla direzione della Gestione Sportiva?
SM: “Se ha un difetto è che non è un tecnico, ma non so se sia un difetto o un pregio. Il vantaggio è che possiede l’abilità di fare squadra in un modo bestiale. Lo fa visceralmente, fisicamente. Sa creare il gruppo e carica i suoi collaboratori come una molla. E poi, dall’altra parte, ci sono io che carico lui!”.
D: Il presidente di Fca, John Elkann, è interessato alla F.1? Sembra defilato, a volte.
SM: “Siamo tutti e due competitivi, io ovviamente più di lui perché sono coinvolto direttamente. E’ molto interessato perché capisce benissimo il collegamento tra la Formula 1 e il business. A lui la F.1 piace, ma gli piacciono anche le vetture e tutto il resto del mondo Ferrari. E poi sta diventando un ottimo cliente…”.
D: Cosa intende dire? Che la Ferrari non dà in uso, né regala, una macchina al presidente Fca?
SM: Risata. “No, lui paga, non si preoccupi…”.
D: La tecnologia della Formula 1 ha una ricaduta sui prodotti di grande serie o quello che si dice è giustificazione e retorica?
SM: “Sì, la ricaduta c’è. Non è ovvio e la tempistica è incerta, però il know-how è importante”.
D: Quindi può esserci un riflesso diciamo ibrido sui prossimi prodotti di FiatChrysler?
SM: “Sulla Fca no, ma sui prodotti Ferrari sì, nell’arco dei prossimi 4-5 anni”.
D: Come mai la Mercedes nelle corse, è riuscita ad accumulare un vantaggio tanto grande sulla concorrenza?
SM: “Perché quando sono uscite le regole le hanno capite subito: noi lo abbiamo fatto un po’ alla carlona, credo. Ma non voglio criticare il passato. Da quello che ho visto io, non c’era il motore necessario per vincere, la power unit non era all’altezza. E il telaio ovviamente aveva i suoi difetti”.
Non poteva mancare qualche domanda sull’argomento Alfa Romeo ed il suo possibile ingresso nel circus della Formula 1. Marchionne ha così commentato la situazione del brand italiano.
D: Quando lei a Maranello, prima di Natale, nella festa della Ferrari, ha parlato di Alfa Romeo in pista, è esploso il caos. Totale.
SM: “Ma quale caos? Lo chiami col suo nome: interesse…”.
D: Sì, è vero, Alfa Romeo riesce a essere ancora un marchio con un enorme appeal, malgrado tutto. Ma lei come la vedrebbe nelle corse?
SM: “In un momento di stabilità del gruppo Fca, l’Alfa Romeo per ribadirsi come marchio sportivo può e deve considerare la possibilità di tornare a correre in Formula 1. Come? Probabilmente in collaborazione con la Ferrari, in un classico esempio di un modello da seguire”.
D: Ma non si può immaginare un motore fatto dalla Ferrari con il marchio Alfa Romeo sulle testate, suvvia…
SM: “Altrettanto non si poteva immaginare un marchio Red Bull accoppiato alla Ferrari! Lo dico perché mi criticano perché non ho dato loro il motore: o li vogliamo fuori o li vogliamo dentro. D’accordo con quelli che dicono che la Red Bull ha criticato troppo il motorista che aveva, ma alla fine bisogna anche tenere in piedi questo sport. L’importante è far entrare altre Case automobilistiche nei gran premi”.
D: Scusi ma chi farebbe il telaio dell’Alfa Romeo di F.1, ancora la Ferrari?
SM: “No, l’Alfa Romeo è capace di farsi un telaio, così come è capace di fare i motori”.
D: Nessuna prospettiva di Alfa Romeo a Le Mans, quindi?
SM: “A me piacerebbe molto metterla in Formula 1”.
D: E Maserati?
SM: “Vediamo, ma non in Formula 1. Mi affascina far correre le macchine, i marchi…”.
D: Tornando all’attualità, tante Case non entrano in F.1 per tre motivi: tecnologia troppo esasperata, investimenti esagerati, paura di una figuraccia al cospetto di Mercedes e Ferrari…
SM: “L’Audi lo poteva fare: da quello che ho saputo io era prontissima. Poi è sopraggiunto il caos Volkswagen…”.
Da questa intervista riportata da Pino Allievi su La Gazzetta dello Sport è evidente che le speranze un 2016 di rosso vestito sono molte. Certo ci sarà da lavorare nei box e sulla telemetria ma soprattutto in pista. Lì dove vengono proiettati tutti gli sforzi ed i sacrifici di chi ha contribuito allo sviluppo della vettura. Una vettura competitiva probabilmente già dall’Australia, quando ricominceranno le ostilità e al semaforo verde la parola passerà ai piloti. Sempre più affamati e vogliosi di riscatto, per se stessi e per la Ferrari.