Viviamo l’epoca del pressappoco. Pressappoco tutto descrive, tutto spiega e a tutto risponde.
Guerra, fame, povertà? Pressappoco.
Crisi, disuguaglianze, diritti negati? Pressappoco.
Nepotismo, analfabetismo di ritorno, ignoranza? Pressappoco (anzi, press’a poco).
Pressappoco, oggi. Nella vita e nella Formula Uno.
Rivalità, duelli in pista, emozioni? Pressappoco.
Tecnologia, anima, bellezza? Pressappoco.
Personalità, destrezza, sacrificio? Pressappoco.
Eppure c’è ancora qualcuno che, a ogni stagione che inizia, benché consapevole che si correrà ingabbiati dalle regole e dai contratti degli sponsor, vede qualcosa che sa di tempi andati e di passione presente. Vede l’assoluto. C’è chi lo vede, gente di coraggiosa normalità, e gente che lo vive, l’assoluto. Gente come Arturo Merzario.
Assoluto nel senso di senza categoria: sfogliando un palmares variegato, si scoprono i nomi delle più prestigiose competizioni -molte delle quali vinte – come la 1000 Km del Nürburgring, la Targa Florio, la 1000 Km di Spa, la 24 Ore di LeMans, il Rally di Sardegna, oltre a svariate stagioni nei campionati Turismo e Sport- prototipi ovvero nei trofei monomarca, senza dimenticare le Formule.
Assoluto per le scelte che compiva: rifiutò la Ferrari quando gli propose un contratto per sole poche gare e non per un’intera stagione; preferì lasciare la Williams perché mancavano armonia e accordo fra lui e i tecnici; fondò una Scuderia che portava il suo nome e affrontò giganti delle piste con monoposto fatte di vecchi pezzi tenuti insieme dal suo carisma. Vallo a spiegare a questi figli del pressappoco che ne vale sempre la pena, anche se tagli il traguardo tanti giri dopo il vincitore!
Assoluto per la squisita discrezione con la quale testimonia e testimoniò il suo ruolo di eroe quel primo agosto 1976 al Nürburgring. “È un episodio di vita che può capitare a chiunque” , ebbe a dire in un’intervista del 2013, quasi che fosse una cosa normale fermarsi nel bel mezzo di una corsa, senza essere stato coinvolto nell’incidente, e buttarsi letteralmente fra le fiamme. “Io ero Arturo”: normale eppure eccezionale.
Ancora oggi, con alle spalle una carriera lunghissima, è assoluto l’affetto che migliaia di tifosi portano ad Arturo Merzario, il cowboy delle piste, eroe lieve dei tempi andati e della passione presente. Grazie da noi, che non siamo rassegnati al pressappoco e sappiamo riconoscere l’assoluto, quando lo vediamo.
“La mia corsa più bella resta quella in cui Merzario mi ha salvato la vita. (…) Se sono arrivato a 60 anni il merito è di Merzario.”
Niki Lauda – Autosprint n. 8, 2009.
P.s.: buon compleanno, Andreas Nikolaus Lauda!