
Fernando Alonso non ha dubbi: è nel posto giusto. Forse non è il momento più adatto, ma il pilota delle Asturie è felice di essere con uno dei quattro team che montano una Power Unit “ufficiale” in Formula 1. Alla fine della stagione 2014 infatti lo spagnolo ha deciso di non continuare il matrimonio con la Ferrari, decidendo di approdare in McLaren-Honda perchè stanco di accumulare secondi posti e non poter puntare alla prima posizione.
Al quotidiano sportivo AS, Alonso ha dichiarato: “Nel 2014 non ho potuto lottare per il podio così come sta facendo adesso la Ferrari. Ma nei miei cinque anni con la Rossa sono arrivato spesso all’ultima gara in testa al campionato, per questo motivo in realtà non vedo nessun miglioramento”.
“Ora loro sono felici di poter aspirare a vincere il campionato ma quando c’ero io siamo stati in lotta fino all’ultima gara. Non eravamo semplici aspiranti”, ha continuato lo spagnolo che ha commentato così l’approdo di Sebastian Vettel al suo posto: “E’ in una buona situazione, è motivato, giovane e la sua macchina è vicina ai migliori”.
Da non trascurare le sue parole riguardo la ‘nuova Formula 1’, quella cioè che sta nascendo adesso e che vede la Mercedes davanti a tutti: “Credo che il trend ora sia dettato da Mercedes, Ferrari, Renault e Honda che lotteranno per il campionato. Questo perchè i team privati sono fuori dalla lotta. Con motori così importanti solo i team “ufficali” possono arrivare alla vittoria, quindi se la Renault e la McLaren-Honda miglioreranno sufficientemente avranno l’opportunità di vincere. I team privati invece sono fuori dalla competizione”.
Parole importanti quelle di Alonso che non nasconde la netta inferiorità dei team privati.
Non bisogna però, a nostro avviso, sottovalutare l’importanza delle squadre satellite che ormai da molti anni occupano posizioni in griglia in Formula 1. Si tratta di quei team che spesso si trovano a lottare a centro classifica ma anche di quelle scuderie capaci di regalare e vivere storie emozionanti. Basti pensare all’inizio della favola Toro Rosso a Monza con un poco più che esordiente Sebastian Vettel nel 2008, agli albori della sua carriera.
Senza dimenticare l’importanza di queste squadre, sempre più trampolino di lancio di giovani promesse: tra le ultime in Formula 1 la coppia Verstappen-Sainz jr made in Toro Rosso. Una realtà sicuramente molto cara anche allo stesso Fernando Alonso, lanciato nel mondo dei grandi delle corse proprio dalla Minardi come terzo pilota nel 2000 e come titolare nel 2001.
Se si cita il punto di vista economico è doveroso sottolineare la grande mano che essi danno all’intero circus, contribuendo a far sopravvivere la Formula 1 anno dopo anno e a ‘riempire’ la griglia altrimenti troppo vuota e poco appetibile. Un aiuto non solo economico che serve sia agli addetti ai lavori che agli appassionati: i team satellite, pur non essendo abbastanza competitivi sono entrati nella storia della Formula 1 in punta di piedi. Hanno preso il loro posto in griglia, sgomitando dietro ai grandi, alla ricerca di una gioia indimenticabile e sempre decisi a giocarsi le proprie carte.