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    Kyalami, quasi tutto pronto per un ritorno della F1 in Sud Africa

    Mattia ScaliBy Mattia Scali15 Aprile 2016Nessun commento7 Mins Read
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    sud-africa-flag
    In tempi recenti Bernie Ecclestone aveva affermato che non gli sarebbe affatto dispiaciuto far tornare il Circus iridato in Africa. Mercoledì è arrivata la conferma dal Continente Nero: citato da Autosport, il manager addetto al progetto di ristrutturazione di Kyalami, Andrew Baldwin, ha confermato i lavori all’impianto che, oltre a modificare l’attuale layout del circuito lungo 4,5 km, garantirebbe l’omologazione FIA di secondo grado, la quale permetterebbe di far correre ogni categoria motoristica eccetto la Formula 1, per la quale è richiesta un’omologazione di primo grado.

    Baldwin tuttavia sa bene che sarà necessario un massiccio aiuto in contributi da parte del governo sudafricano per concretizzare il ritorno della Formula 1, ma non perde le speranze. Più pragmatico invece è apparso Dennis Klopper, direttore generale dell’impianto, che ha dichiarato che in questo momento le sue attenzioni sono rivolte soprattutto al Wec e al campionato GT.
    Di conseguenza (sempre che accada) sembra che ci voglia ancora molto tempo prima di vedere le vetture di Formula 1 sfrecciare di nuovo a Kyalami, ma il sasso è stato gettato, e la mano non si è ritratta.

    Si tratterebbe del secondo ritorno: il primo, datato 1992-93, rimase quasi anonimo, complice un tracciato stravolto in negativo, come spesso accade nella Formula 1 moderna.

    A Kyalami, circuito costruito vicino Midrand, nella provincia del Guateng, le Formula 1 arrivarono per la prima volta nel lontano 1967. In precedenza si erano svolte altre tre edizioni del Gran Premio del Sud Africa, corse ad East London, negli anni 1962 (gara celebre per aver consegnato l’alloro iridato a Graham Hill), 1963 e 1965.

    2000px-Kyalami_1968layout.svgNella sua storia Kyalami è sempre stato uno dei primi circuiti inseriti in calendario, tranne che nell’edizioni 1983, quando fu prova conclusiva del Mondiale, e 1985.

    Già l’edizione inaugurale del 1967 riserva una corsa densa di sorprese, sopratutto nel finale: assenti le Ferrari, la corsa viene dominata per 60 giri da Denis Hulme, il secondo pilota della Brabham, il quale viene però costretto ad alzare bandiera bianca per una fuoriuscita d’olio dai freni (alla fine giungerà quarto). Il comando viene così preso, incredibilmente, dal 42enne John Love, un grande del campionato africano di Formula 1, il quale accarezza il sogno di un’impronositicabile vittoria fino a sette giri dal termine, quando è costretto a rientrare ai box per un rifornimento di carburante. Alla fine John giunge secondo, dietro al compianto pilota messicano Pedro Rodriguez, che ottiene così il suo primo successo iridato.
    Negli anni a seguire diverrà una caratteristica di Kyalami: essere teatro di prime assolute (soprattutto negli anni ’70 era qui che, spesso e volentieri, i team facevano esordire le loro nuove monoposto) oppure di inaspettati canti del cigno.

    Come l’anno successivo, il 1968: la gara si disputa addirittura a Capodanno e a vincerla, in modo piuttosto perentorio, è Jim Clark, con la Lotus 49: dopo un primo anno, il 1967, d’apprendistato, come si confà a tutte le creature vincenti concepite da Colin Chapman, il 1968 pare proprio essere l’anno del terzo alloro iridato per Clark, ma alle volte il destino sa essere terribilmente spietato: il 7 aprile, durante una gara di Formula 2 a Hockenheim, forse a causa di un cedimento meccanico, Jim esce di pista e va a sbattere violentemente contro gli alberi sul limitare del circuito, muorendo praticamente sul colpo. La stagione sarà comunque trionfale per la Lotus, che si aggiudica il Campionato Costruttori e il Piloti grazie a Graham Hill.

    Anche il 1970 rappresenta un’ultima volta: Jack Brabham ottiene infatti nell’occasione la sua quattordicesima e ultima vittoria iridata, a bordo della macchina che porta il suo nome e che gli permise, nel 1966, di agguantare il terzo titolo Piloti della sua carriera. Nel medesimo Gran Premio fa il suo esordio la scuderia March, terza al traguardo con Jackie Stewart, e soprattutto la Ferrari 312B col motore boxer, che equipaggierà le vetture del Cavallino per tutto il decennio: un debutto non fortunato, con Ickx costretto al ritiro al giro 60 proprio per un problema al motore.

    L’edizione 1971 va decisamente meglio al team di Maranello, che vince la corsa con Mario Andretti: per l’americano è il primo successo iridato in Formula 1. Secondo è Stewart, con la Tyrrell, che così ottiene i primi punti in campionato dal suo debutto, avvenuto nelle ultime tre gare del campionato precedente.

    Una prima volta anche nel 1974: dopo la delusione patita proprio nel Gran Premio di casa, dove si ritira mentre è al comando a pochissimi chilometri dal traguardo, Carlos Reutemann ottiene finalmente il suo primo successo, a bordo della Brabham adesso gestita da Bernie Ecclestone.
    Nel 1975 vince invece l’idolo di casa, Jody Scheckter, al volante della Tyrrell: sarà questo il suo unico successo a Kyalami, oltre che il solo in stagione. Sempre nella stessa gara fa il suo esordio la Ferrari 312T che, dopo un paio di gare di rodaggio, diventa l’arma inarrestabile che permette a Lauda di laurearsi campione del Mondo, oltre che monoposto capostipite di una serie di vetture che conquisteranno un totale di sette titoli (tre Piloti, quattro Costruttori) in cinque anni: il periodo più vincente dopo l’era Schumacher.

    Lo stesso Lauda vince le due edizioni successive del Gran Premio, nel 1976 e nel 1977. Quest’ultimo successo è da considerarsi particolarmente importante, poiché per l’austriaco è il primo dopo il terrificante incidente del Nurburgring, in cui rischiò la vita.
    L’anno successivo vince Ronnie Peterson su Lotus, sorpassando solo all’ultima tornata Patrick Depailler su Tyrrell, ma il vero eroe di giornata è il giovane Riccardo Patrese: il pilota italiano, alla guida della debuttante Arrows, regge la testa della corsa per oltre 35 giri, fino a quando un guasto al motore non lo mette ko, a soli quindici tornate dalla bandiera a schacchi.

    Altra prima volta nel 1979, questa volta al sabato: grazie anche all’altitudine che lo favorisce rispetto ai motori aspirati, il turbo montato dalla Renault ottiene la sua prima pole position dal suo debutto, targato Silverstone 1977, grazie a Jabouille: per il team fino ad allora zimbello del Circus è una prima piccola, ma assai significativa, rivincita, a cui faranno seguite molte altre. I tempi però non sono ancora maturi: il motore ancora una volta va ko e Jabouille deve ancora una volta abbandonare. La gara è comunque una cavalcata trionfale per la nuove Ferrari 312T4 di Villeneuve e Scheckter, che fanno doppietta, primo atto di uno degli anni più belli della storia Ferrari, con apogeo finale a Monza.

    Altra edizione memorabile fu quella del 1983, in cui però la corsa fu posta come ultima dell’anno: la gara viene vinta da Patrese su Brabham-BMW, mentre il suo compagno di squadra, Nelson Piquet, si aggiudica il Campionato Piloti giungendo terzo, beffando così i francesi Prost e Arnoux e i loro rispettivi team, Renault e Ferrari (che si consolerà con la vittoria nel campionato Costruttori): l’ambiente è però in tumulto per la questione delle benzine, in quanto alla Brabham fanno uso di un’unità adatta al turbo BMW, ma irregolare secondo il regolamento. Alla fine però il risultato del Mondiale non sarà alterato da sentenze giudiziare.
    Il 19 ottobre 1985 si svolge l’ultima gara a Kyalami: la vince Mansell su Williams motorizzata Honda, un chiaro preludio al dominio imposto dal team inglese nel biennio successivo.
    Poi, come detto, il Gran Premio torna a svolgersi nel 1992, ma il circuito è stato stravolto, e verrà accantonato dopo due sole stagioni.

    In entrame le occasioni è la corsa d’apertura del Mondiale e in entrambi i casi a vincere è il pilota che poi si porterà a casa, a fine anno, il titolo: Mansell nel 1992, Prost l’anno successivo, entrambi a bordo delle Williams-Renault progettate dal genio di Adrian Newey.
    Vi è poi da raccontare l’esperienza della Grand Prix Masters, una categoria volta a far correre le vecchie glorie della Formula 1 che però, nonostante il buon successo di pubblico riscontrato nelle tre corse disputate tra 2005 e 2006, sparì presto nell’oblio: il debutto della serie si tenne proprio a Kyalami, il 13 novembre 2005, e anche in questa occasione vinse Nigel Mansell con meno di mezzo secondo di vantaggio su Emerson Fittipaldi.

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    Mattia Scali

    Mattia Scali - Toscano. Appassionato di Formula 1 sin da infante. Sogno di raccontare la Formula 1 in mondovisione dalle elementari.

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