
Il Gran Premio di Spagna ci ha regalato tantissime emozioni: una Ferrari vicina alla vittoria, la prima vittoria di Max Verstappen in Formula 1 ma, sopratutto, il disastro di casa Mercedes, con l’incidente di curva 4 che ha messo fuori gioco entrambi i piloti del team tedesco. Era difficile, se non impossibile, immaginare un finale così ad una gara che sembrava tutta in discesa per le due “Frecce d’Argento”, eppure ciò che è accaduto ha riportato sugli scudi una rivalità che, dopo il 2014, è stata tutta fuorché “amichevole”.
Tutto accade nel giro di poche curve. Ma, andando con ordine, dobbiamo partire dallo scatto al via, in particolare dalla procedura di partenza: semplificando, in partenza ci sono delle mappature particolari che aiutano il pilota ad avere uno stacco migliore e a portare, grazie ad una modalità un pochino più aggressiva, le gomme in temperatura più velocemente. Qualcosa è andato storto nella procedura di partenza perché, nonostante avesse già sorpassato Hamilton, in curva 3 Nico si è ritrovato con una mappatura sbagliata e questo gli ha fatto perdere preziosi km/h orari di velocità che, a conti fatti, sono stati la causa del tentato attacco di Lewis. Senza quell’errore di mappatura oggi probabilmente staremmo a parlare di un’altra doppietta Mercedes e di una battaglia sempre più viva. Invece ci ritroviamo davanti ad una grossa frittata. Una situazione difficile da gestire perché qui, in realtà, non c’è un reale colpevole, ma neanche un reale innocente. Entrambi hanno responsabilità, ma entrambi hanno anche scusanti. Perché è vero che, regolamento alla mano, Rosberg doveva lasciare lo spazio al compagno di squadra, ma è altrettanto vero che Hamilton era arrivato ad un punto in cui sorpassare sarebbe stato praticamente impossibile. Era evidente come Nico lo stesse chiudendo e proseguire su quella traiettoria di certo non avrebbe avuto vantaggi: forse sarebbe stato meglio fare una “mossa alla Ricciardo”, ovvero andare a destra per fare una controfinta ed andare all’esterno, sorprendere il tedesco e prepararsi al meglio per il tornante successivo. Impossibile dire che avrebbe funzionato, ma è altrettanto vero che probabilmente Hamilton, anche se Rosberg non avesse chiuso completamente la porta, non sarebbe riuscito a passare il suo compagno di squadra. C’è da sottolineare come, inoltre, l’inglese sia arrivato sulla ruota posteriore di Nico quando oramai era già sulla linea bianca: in pista, ma è difficile pensare ad un attacco in una situazione così al limite. Nessuno ha una reale responsabilità, ma nessuno è innocente.
Un duello da cui entrambi sia Nico Rosberg che Lewis Hamilton escono entrambi sconfitti, anche se a rimetterci davvero è stata sicuramente la Mercedes. Non tanto per la doppietta mancata, per quella si potranno rifare già dalla prossima gara, ma per il dover gestire una situazione che è chiaramente su un sottile strato di ghiaccio, pronto a frantumarsi da un momento all’altro. Siamo chiari, il rapporto tra questi due ormai è finito tanto tempo fa, esattamente dopo il Gran Premio del Belgio 2014, quando il tedesco colpì il suo compagno di squadra, costringendolo a doversi fare un giro su tre ruote. Non era tanto l’incidente ad aver creato problemi, ma era il simbolo di una situazione che prima o poi doveva scoppiare, doveva inevitabilmente portare ad uno scontro tra i due: non è un segreto che quel giorno tutti i responsabili della Casa di Stoccarda fecero una grossa ramanzina a Rosberg e non è un segreto che Nico e Lewis ormai abbiano un rapporto che si limita al semplice lavorare per lo stesso team. Non è un caso che nelle interviste entrambi parlino solo della Ferrari come principale rivale e non del compagno di squadra. Io lavoro per me, tu lavori per te stesso: basta vedere il garage dove spesso non si parlano nemmeno. È un rapporto completamente diverso da quello che avevano nel 2013 o rispetto a quello che c’è in Ferrari tra Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Questo incidente, però, ha un gusto tutto diverso da quello di Spa di due anni fa. C’è da chiedersi cosa si siano detti tutti insieme in quella stanza del motorhome, ma è difficile pensare che i toni siano stati leggeri: forse neanche la Mercedes stessa ha idea di come gestire questo incidente, perché una reale colpa non c’è e schierarsi dalla parte di uno o dall’altra parte dell’altro vorrebbe dire spostare gli equilibri del team verso una parte o verso l’altra. Dare la colpa a Hamilton vorrebbe dire dargli la mazzata finale dopo un inizio di stagione disastroso. Darla a Rosberg vorrebbe dire andare a “rovinare” quanto di buono fatto fino ad ora. È una battaglia, è una guerra silenziosa, che si giocherà sui fatti e non sulle parole, perché quelle nel post gara non hanno ferito nessuno, se non fosse per un Niki Lauda che ha pesantemente accusato l’inglese di aver sbagliato completamente la mossa da fare. Tutti e due ne sono usciti sconfitti da quest’ultimo Gran Premio, perché entrambi, per motivi diversi, non sono riusciti ad imporsi sull’altro. Questa sarà una lunga guerra che si giocherà su chi resiste di più, chi ha la forza mentale di gestire la situazione e portarla a proprio vantaggio. E si sa, quando la pressione è troppo alta, il ghiaccio si rompe…