
Da predestinato a protagonista, da figlio d’arte a figlio del vento, dell’adrenalina e della gloria. Max Verstappen sradica ogni record davanti a sé e si piazza sul gradino più alto del podio, senza voler scendere più. Centimetro dopo centimetro, millesimo dopo millesimo si è ritagliato il suo sogno, la sua personalissima – e storica – #F1aFavola (Fu-una-Favola) nel mondo dei grandi.
E’ arrivato nel circus come il bambino che va a trovare il papà a lavoro, scherzando con i suoi colleghi e sedendosi sulla sua poltrona, quasi a volerlo imitare. Leggerissimo, in punta di piedi e senza alzare la voce si è preso addosso gli occhi degli addetti ai lavori. Con la sua Toro Rosso è venuto fuori alla grande dalle gomitate e gli spintoni al centro del gruppone, collezionando ottime prestazioni insieme all’altro predestinato, altro figlio d’arte, Carlos Sainz jr.
In Russia è arrivata la chiamata che non ti aspetti, un colloquio tra Toro Rosso e RedBull e uno scambio. Alla pari? A giudicare dai risultati, non si direbbe affatto. Nuovo debutto tra i grandi per il ragazzino, sul sedile di Daniil Kvyat ancora scottante. Le coincidenze non vengono per caso, bisogna cercarsele, fare a sportellate col destino per far sì che qualcosa accada e sfruttarle. E Max si è guadagnato la sua, grazie anche a quella voglia di stupire che lo ha reso sin da subito protagonista.
Gli applausi, l’inno ed i complimenti di tutti, ma proprio tutti, Dai coetanei agli avversari più anziani. E poi il diluvio – quasi – universale di champagne che bagna la terra sotto di lui, quasi per controllare se fosse tutto vero, come un pizzico sulla guancia quando in realtà non stai sognando.
Inatteso come una doppietta di guai in Mercedes, il suo trionfo è figlio anche di queste coincidenze, come se qualcuno avesse deciso che quella era la sua giornata e non ha fatto nulla per rovinarla. E’ andato a caccia della prima piazza e l’ha mantenuta giro dopo giro, a cuore spento per evitare che l’emozione giochi brutti scherzi. Con un occhio alla pista e l’altro a un Kimi Raikkonen attaccato al cronometro ma sempre troppo distante.
Uno sul podio. Trentatré sulla monoposto. Max Verstappen è diventato favoloso: da raccontare ai nipoti, a chi non lo ha visto e a chi non si interessa di Formula 1 per far sì che anche loro si possano innamorare come me. Di uno sport, di quattro ruote e di macchie rosse, blu e grigie che sfrecciano sullo schermo. A volte penso che non sono queste le vere emozioni di cui ho bisogno, ma poi rifletto e mi dico che se avessi un cuore, come tutti gli innamorati, prenderei come buono tutto quello che c’è nel circus e andrei a comporre il mio puzzle fatto di passione e adrenalina. Sembra strano, ma è proprio così che ho fatto. E mi sono promesso una cosa: coltiverò l’amore per tutto ciò fino in fondo.
E’ il mio omaggio un ragazzino appena maggiorenne perché mi ha insegnato ancora una volta che cosa sono le emozioni, che cosa vuol dire realizzare ciò che si è sempre sognato. Grazie Max, quello che non sai di me è che forse non credevo così tanto nel tuo talento quando hai mosso i primi passi nel mondo dei grandi. Mi hai convinto curva dopo curva, togliendoti da dosso quell’etichetta di figlio d’arte che non ti ha reso così cristallino come adesso. Potrei abituarmi a questa tua magia. Prosegui per la tua strada, non voltarti indietro e giocati le tue carte come hai fatto finora.
Thank you so Max. Probabilmente abbiamo qualcosa in comune, oltre alla giovane età. Noi siamo un’isola, circondati da un mondo che ci chiede tanto e insicuri se quel poco che abbiamo da dare sia abbastanza. Mi hai dato la forza di innamorarmi ancora, come la prima volta. E per questo ti dico grazie.