Il Gran Premio di Spagna 2016 passerà alla storia non solo per la clamorosa vittoria di Max Verstappen, ma anche per il contatto tra le due Mercedes di Nico Rosberg e Lewis Hamilton. Nessuno avrebbe scommesso in un risultato così disastroso per la casa tedesca, che difficilmente poteva prevedere un “suicidio” già al primo giro. Difficile anche attribuire una responsabilità totale nei confronti di uno dei due piloti, i quali proseguiranno il resto della stagione a detestarsi a vicenda più di quanto si era già visto in passato. E’ curioso notare che l’astio resiste ininterrottamente ormai dal Gran Premio del Belgio 2014, quando fu Rosberg a compromettere la gara dell’inglese in seguito ad un contatto. In quell’occasione Nico giunse secondo al traguardo, mentre Hamilton dovette ritirarsi in seguito ai danni subiti tra un mare di polemiche. L’incidente di Barcellona, oltre ad avere probabili ripercussioni anche in futuro, è stato il classico esempio in cui due piloti dello stesso team si sono eliminati a vicenda. Ripercorrendo l’intera storia della Formula 1 ci si accorge come i “litigi in famiglia” siano stati parecchi, anche ben più seri (ai fini di un titolo mondiale, per esempio) di quest’ultimo caso:
Gp Monaco 1980: pasticcio in casa Tyrrell

Il primo “botto” fatto in casa è forse il più pericoloso di sempre in questa speciale sezione dedicata ai contatti tra compagni di team. Allo spegnimento del semaforo rosso del Gran Premio di Montecarlo 1980, la Tyrrell di Derek Daly tenta l’impossibile: superare Riccardo Patrese alla curva Sainte Devote in mezzo ad un groviglio di vetture. L’irlandese infatti va lungo in frenata, e centra in pieno l’Alfa Romeo di Bruno Giacomelli. Nel contatto la monoposto di Daly vola, ricadendo sulla vettura di Alain Prost. La McLaren del francese però funge da secondo trampolino per l’irlandese, protagonista di un vero e proprio rimbalzo che termina proprio sulla seconda Tyrrell di Jean-Pierre Jarier. Il contatto tra i due è serio, in quanto una delle ruote della prima Tyrrell sfiora il casco dell’incolpevole Jarier. Fortunatamente i due escono dai rispettivi abitacoli sani e salvi, ma la gara di Monaco finisce per entrambi dopo pochissimi metri.
Gp Italia 1993: paura in casa Minardi

Dal primo giro di Montecarlo all’ultimo giro di Monza. Tredici anni dopo la collisione tra le due Tyrrell, il brivido corre lungo la schiena del team Minardi. Proprio a pochissimi metri dal traguardo del Gran Premio d’Italia 1993, il pilota di casa Pierluigi Martini riduce la velocità della sua monoposto per passare sotto la bandiera a scacchi. In quel momento però, Martini non si accorge che il proprio compagno di squadra Christian Fittipaldi è praticamente negli scarichi della sua Minardi. Il brasiliano, diversamente dal compagno, non tocca il pedale del freno e la collisione è inevitabile. Fittipaldi, tentando una manovra disperata, cerca di scartare all’ultimo momento Martini, ma la gomma posteriore di quest’ultimo funge da trampolino per l’inseguitore, che spicca pericolosamente il volo ricadendo sulle quattro ruote. I due piloti, dopo aver tagliato il traguardo per inerzia, escono fortunatamente illesi dall’impatto. Chi paga maggiormente le conseguenze è però la madre di Fittipaldi, la quale sviene ai box dopo aver assistito all’incidente del figlio direttamente dal muretto. Lo spavento, alla fine, passerà anche per lei.
Ralf Schumacher vs Montoya: botta e risposta in Williams
Ci sono stati anche casi in cui due piloti di uno stesso team (prima del caso Mercedes), nel giro di due anni, siano stati protagonisti di ben due incidenti diversi. Il primo contatto tra Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya , entrambi piloti della Williams, avviene nel Gran Premio degli USA 2002. Al secondo giro sul circuito di Indianapolis, Schumacher chiude la traiettoria al colombiano, e l’incidente è inevitabile. Montoya va in testacoda, mentre il tedesco prosegue la gara da “colpevole”. Nel 2004 però, le responsabilità cambiano clamorosamente al Gran Premio d’Europa. Sul tracciato tedesco del Nurburgring, si crea il classico groviglio di vetture alla prima curva dopo la partenza. In questo caso il fratello di Michael imposta la traiettoria correttamente, ma nonostante ciò deve chiudere anzitempo la gara. Montoya infatti sbaglia completamente i tempi per la frenata, arrivando troppo veloce rispetto al gruppone. Il primo ed unico pilota con il quale avviene il contatto è proprio Schumacher, che viene toccato ben due volte dal colombiano. Una vera e propria vendetta involontaria nei confronti di Ralf, che già tempo prima (Gran premio d’Argentina 1997) aveva dovuto fare i conti con la furia del compagno di squadra Giancarlo Fisichella, ritiratosi per un contatto proprio con l’allora debuttante Schumacher, quando i due militivano in Jordan.
Vettel vs Webber 2010: Turchia indigesta
E’ la stagione 2010 quella che passa alla storia come il primo dei tanti litigi tra Sebastian Vettel e Mark Webber in Red Bull. Il team austriaco non potrebbe desiderare altro in Turchia, dove l’australiano conduce la corsa proprio davanti al compagno di squadra tedesco (che proprio al termine di quella stagione diventerà campione del mondo). Tutti credono che le posizioni di classifica debbano rimanere tali e quali, e invece, sul lungo rettilineo che porta all’ultima chicane del tracciato, Vettel affonda l’attacco su Webber. Il sorpasso, seppur inatteso, sembra ormai una finalità, ma ecco l’errore: Vettel infatti, convinto di aver portato a termine la manovra, rientra in traiettoria troppo presto. Per poter completare il sorpasso c’è bisogno che la Red Bull del tedesco sopravanzi completamente quella dell’australiano, ma per farlo manca ancora mezza macchina. Vettel colpisce quindi la parte anteriore di Webber con le gomme posteriori, correndo anche in questo caso un rischio pazzesco. Le due Red Bull volano fuori pista, e chi ci rimette è Vettel, che non riesce a far ripartire la sua monoposto. Dal canto suo Webber riesce a ripartire e a sostituire l’alettone anteriore, ma le sue speranze di vittorie sono definitivamente compromesse. La grande rivalità tra i due inizia proprio sotto il griglio cielo di Istanbul.
Senna contro Prost: l’epilogo del mondiale 1989

Abbiamo vissuto insieme alcuni contatti tra compagni di squadra, dai più pericolosi ai più dannosi per una convivenza pacifica tra piloti dello stesso team. In questo speciale remix di “liti in famiglia”, il contatto destinato a restare nella memoria eterna della Formula 1 è quello tra Ayrton Senna ed Alain Prost, piloti della McLaren nel 1989. Nel corso di tutta la stagione, il campione in carica brasiliano ed il “Professore” francese hanno davvero fatto di tutto per odiarsi reciprocamente, con parole al vetriolo nelle interviste e con manovre al limite della scorrettezza. In questo clima di tensione si arriva al Gran Premio del Giappone, ultima gara del campionato e valevole per l’assegnazione del titolo piloti 1989: in una stagione dominata dalla McLaren-Honda, il mondiale è una questione solo per Senna e Prost. Alla partenza è il francese a portarsi in prima posizione, ma dietro di lui c’è Senna, intenzionato più che mai a non perdere il titolo mondiale conquistato l’anno precedente. Il brasiliano insegue Prost per tutta la gara, non riuscendo nel sorpasso decisivo che gli consentirebbe di vincere non solo la gara, ma anche il mondiale. Il punto più strategico per poter tentare di sorprende il francese è quello dell’ultima chicane prima del rettilineo dei box, ed è proprio li che Senna imposta la manovra. Le due McLaren sono praticamente fianco a fianco, ma all’ingresso della curva (da affrontare dopo una frenata piuttosto violenta), qualcosa va storto: Senna si butta all’interno, ma Prost chiude la traiettoria. Il contatto è inevitabile. Le due monoposto s’incastrano quasi alla perfezione, e con entrambi i piloti fuori dalla gara sarebbe Prost a vincere matematicamente il mondiale. Il francese infatti si slaccia le cinture e scende dalla macchina, cosa che invece non fa Senna. Aiutato dai commissari di percorso, il brasiliano rientra in pista e taglia la pista percorrendo la via di fuga, senza quindi affrontare la chicane. Dopo il pit stop per sostituire l’ala danneggiata, Senna è protagonista di una rimonta sensazionale che lo spinge fino alla vittoria finale. Con questo risultato cambiano le carte in tavola, ed è Ayrton a diventare campione del mondo. Ma dal muretto box Prost non ci sta; il francese si fionda in direzione gara per contestare l’irregolarità del brasiliano all’allora presidente della FIA Jean-Marie Balestre, il quale accoglie il ricorso del connazionale. Senna infatti viene squalificato dalla classifica finale della corsa, colpevole di aver tagliato la pista dopo essersi fatto spingere dai commissari. La vittoria viene dunque assegnata a tavolino ad Alessandro Nannini (sarà l’unica vittoria in Formula 1 del pilota senese), mentre Prost può festeggiare il titolo mondiale 1989, il suo terzo in carriera (ne vincerà ancora uno nel 1993). Se la rivalità tra Senna e Prost è ancora leggenda, lo si deve particolarmente ai fatti di quel giorno. Il loro livello d’inimicizia sarà mai raggiunto da un altro astio velenoso come quello che Rosberg ed Hamilton? Questa è una domanda la cui risposta è diversa a seconda del pensiero di ciascuno di noi, ma la storia insegna che quando due “fratelli” si scontrano, specialmente in uno sport come la Formula 1, difficilmente si riesce a mettere una pietra sopra.