
Ho preso qualche giorno prima di scrivere questo articolo e buttare giù qualche parola per quanto è successo in casa Red Bull, con lo scambio tra Daniil Kvyat e Max Verstappen. Un avvicendamento che si è concretizzato in pochissimi giorni, subito dopo il Gran premio di Russia, lasciando di stucco non solo me, ma anche tantissimi appassionati che seguono questo mondo.
Come sappiamo gli eventi successi tra Cina e Russia hanno minato , sopratutto mediaticamente, Daniil, trasformandolo da ottimo pilota a pericolo pubblico. Si è passato da un estremo all’altro in pochissimo tempo per un ragazzo che fino ad ora ha dimostrato di potersela giocare per i posti che contano. Il podio conquistato nella tappa cinese, però, non gli ha permesso di mantenere il suo posto in Red Bull anche se, molto probabilmente, il suo destino era già segnato da tempo.
Andando con ordine, è ben noto che quella Red Bull sia un’accademia piena di talenti ma al contempo spietata. Ti da grandissime possibilità ma te le toglie con la stessa fretta. I talenti ci sono, sono “i figli” dell’accademia, ma quando si tratta di buttarli fuori programma non contano risultati e le prestazioni, li “mangia”. Un po’ come la storia del conte Ugolino e del mangiare i figli nella Divina Commedia di Dante, con la differenza che la Red Bull se li “mangia” sul serio. Al contempo, però, quando hai tra le mani il predestinato, la star, non ci vuole molto ad elevarlo a campione e, secondo me, è quello che è successo con Max Verstappen. Sin da prima che iniziasse il mondiale 2015, la curiosità di vedere un diciasettenne competere nella massima categoria del motorsport era tanta: dopo aver dimostrato di essere all’altezza di questa sfida grazie a prestazioni di alto livello, ad esempio quelle in Ungheria e quella negli Stati Uniti durante la passata stagione, e tanti sorpassi spettacolari, la voglia di vederlo competere in un team di primo piano è aumentata costantemente e il cambio tra lui e Kvyat deciso dopo la Russia, è frutto anche di questo aspetto. Ricordo, però, ancora quelle critiche che prima dei test invernali del 2015 erano state riservate all’olandese, reo di essere troppo giovane e avere troppa inesperienza per competere nella massima categoria del motorsport: al contempo, dopo metà stagione è stato elevato a campione del mondo, dimenticato immediatamente quelle critiche pre test e quelle successive all’incidente a Monaco. Insomma, da pilota non pronto è diventato quasi pompato, pompato dagli stessi media che non avevano esitato ad attaccarlo. Non fraintendete, grandissimo talento e, probabilmente futuro campione del mondo, ma si sono lasciati passare errori e critiche che ad altri piloti continuano ad essere fatte ad ogni gara. Ricordo come dopo il Gran Premio d’Australia di quest’anno si era parlato di un caso Verstappen, per la troppa foga e per il poco rispetto portato verso il team, andando quasi a rovinare la gara del suo compagno di team; critiche già dimenticate alla gara successiva.
Anche nella stessa Red Bull la voglia di metterlo alla prova con una macchina più competitiva era tanta e penso che, nei loro piani, la scelta di farlo debuttare nel 2017 nel team principale era stata presa da tempo. Penso, inoltre, che la decisione di far fuori Kvyat per Verstappen fosse stata presa già la scorsa stagione, nonostante il russo fosse arrivato davanti a Ricciardo, un po’ per lo stesso motivo di Verstappen. Una sorta di conferma l’abbiamo avuta oggi, con Marko che ha dichiarato che la coppia della prossima stagione sarà Ricciardo-Verstappen, dando già per escluso Kvyat. Dopo il 2014 Daniel è stato molto pompato dai media e, indipendentemente da cosa avrebbe fatto nel 2015, quando ti sei preso un “titolo” te lo tieni: in questo caso Daniel aveva cavalcato l’onda positiva della prestazione dell’anno precedente, facendo si che i media dessero le colpe delle sue brutte prestazioni solamente alla Red Bull, invece di sottolineare anche i meriti di Kvyat. Non fraintendetemi, Ricciardo è un grandissimo talento, le cose che ha fatto nel 2014 sono state spettacolari, ma mi ricorda la storia di Bottas, definito campione nel 2014 e paracarro l’anno scorso. Insomma, chi potevano eliminare tra Daniel e Daniil? La risposta è piuttosto evidente e credo che questa decisione fosse già stata presa l’anno scorso, indipendentemente da come sarebbe finito il 2016. Si sa che se Helmut Marko decide qualcosa, quella è, indipendentemente da come andrà a finire: fece lo stesso con Buemi che, secondo me, era un pilota di ottimo livello.
Cosa non mi è piaciuta di questa storia? Un avvicendamento di questo genere fatto così presto, un atteggiamento veramente vergognoso e il fatto di essere riusciti a rovinare due carriera con una scelta affrettata. Mi da fastidio come sia stata gestita tutta la vicenda. Ci sta che l’idea sia quella di portare un talento come Verstappen a competere con i più grandi nel team ufficiale, ma non così. Verissimo, Kvyat ha fatto due brutti errori in Russia, ma sostituirlo così non è giusto e le scuse campate dalla Red Bull lo dimostrano. Non si può venire a dire che non riusciva a sostenere il confronto con Ricciardo, perché non è vero: ricordo ancora in Bahrain sentire Kvyat dire che sulla sua macchina qualcosa non andasse in qualifica da inizio stagione, una critica non troppo velata nei confronti della Red Bull. Non è corretto dire che l’hanno fatto per togliere pressione a Daniil, perché credo che in questo modo la pressione su di lui sia solo aumentata: ora ha tutto i riflettori addosso e deve dimostrare il doppio di quanto doveva dimostrare prima. Non è corretto tirare fuori queste scuse, perché avrei preferito una squadra compatta che ammettesse l’errore ma al contempo lo proteggesse dalle migliaia di critiche piovute su di lui dopo l’ultimo Gp. Questo comportamento non fa bene nel al team ma, sopratutto, a Daniil. Questo non è il modo per permettere al pilota di riscattarsi, ma solo di affossarlo. Mi dispiace perché in questi giorni Daniil è stato bersagliato dalle critiche, ma è un ragazzo onesto e che da sempre tutto in pista. Mi dispiace anche per come è stato trattato Carlos Sainz: penso che lo spagnolo, in realtà, non abbia mai avuto chances di salire realmente in Red Bull, nonostante, al netto di tante sfortune dello spagnolo, il livello in pista non fosse molto differente da quello del suo ex compagno di squadra. Penso che ora fosse chiaro come fosse Verstappen quello promosso alla Red Bull già da un po’ di tempo e le mancate critiche fatte dopo il Gp d’Australia, dove davvero andavano fatte da parte della Red Bull/Toro Rosso, per un comportamento da bambini, non hanno fatto altro che alimentare questi dubbi. Le parole del team di inizio stagione che vedevano Verstappen e Sainz potersela giocare alla pari in mia personale opinione erano tutto fumo e niente arrosto.
Se poi fossero vere le voci che dicono che la Red Bull abbia fatto salire Verstappen nel team maggiore ora a causa di una minaccia di poter far firmare un pre-contratto con la Ferrari all’olandese, dico che siete un top team e se fosse vero, cacciate fuori il coraggio per non essere ricattati così: era evidente come già a fine del 2014 l’arrivo di Verstappen in F1 dopo un solo anno di monoposto fosse sospetto, ma se veramente è stato l’entourage del giovane a far si che dopo solo 4 gare Kvyat perdesse il posto a favor suo minacciando di cambiare lido nel 2017, direi che anche il team austriaco è tutto fumo e niente arrosto. Penso per loro non ci fosse nessun problema a garantire a Verstappen un posto nel team di punta per l’anno prossimo e al contempo farlo rimanere in Toro Rosso fino alla conclusione della stagione, ma per come si è svolta tutta questa vicenda, qualcosa di strano c’è. Farsi “ricattare” per ben due volte? C’è qualcosa che non quadra.
Non fraintendetemi, Max per l’età che ha è fortissimo, ha dimostrato di meritarsi la Formula 1 e di meritare un top team, ma il modo in cui è stato fatto, secondo me, è completamente sbagliato. È irrispettoso verso Kvyat, verso Sainz e verso milioni di tifosi. È diventata una questione politica più che sportiva e qui lo sport ci perde. Insomma, il team austriaco e l’entourage volevano fortemente vedere Max in Red Bull e Kvyat, con i due errori, gli ha permesso di realizzare questo “delitto perfetto”.