
In punta di piedi. Senza strafare, ma con costanza e determinazione da far invidia a chi si è classificato dietro, a quelli che si sono fermati troppo presto ed hanno dovuto rinunciare e a chi non ha saputo fare di più.
Sergio Perez si è conquistato la sua #F1aFavola in quel teatro che spesso regala sogni dentro e fuori la pista.
I favori del pronostico spettano sempre ai primi della classe, a chi ha più punti, più talento e qualcosa tra le mani che appartiene ad un altro livello di monoposto, ovviamente superiore. Quelli che – a detta di molti – fanno “un altro mestiere”, con quel feeling che li lega al podio che sembra qualcosa di innato.
Ottavo posto in griglia, qualche metro più avanti rispetto al centro del gruppone, ed una vettura alla quale sai di non poter chiedere troppo. La domenica di Checo stava per cominciare così come iniziano tutte le sue gare: nulla di particolarmente rilevante in qualifica, tanto lavoro in pista e “soliti” punti sul tabellino alla bandiera a scacchi. Sintomo di chi si sente ancora inespresso, un diamante grezzo che spera di splendere come vorrebbe ma che manca ancora il suo appuntamento personale con la storia.
Per spezzare questa routine che pian piano ti logora dentro e finisce col buttarti giù c’è bisogno di una svolta. Una gara che ti porti sotto un riflettore e faccia parlare di te, perché dopo tanto lavoro un po’ te lo meriti. Ma soprattutto perché ti carica e ti spinge a fare sempre meglio.
Il podio di Pérez nello scorso GP sa tanto di working class hero, il giusto premio per chi non appartiene a “quelli di prima fascia” ma può soltanto testare, sviluppare e migliorare. La sua Force India ha sì il motore Mercedes, ma non può collezionare le stesse performance delle Frecce d’Argento. Di suo però ha quel verde che sa tanto di speranza, la stessa che domenica dopo domenica Sergio non perde mai, la porta lì con se nell’abitacolo e cerca di non abbandonarla mai.
Le scelte giuste al momento giusto, meglio dei più forti, di quelli forse più bravi ma sicuro più veloci. Un pizzico di buona sorte che decide di non voltarti le spalle e far girare il meteo quasi come vorresti tu. Tanta garra sul tracciato, tanta fiducia nella monoposto e la resistenza a spada tratta di chi ha tutto da perdere e non può assolutamente permetterselo.
Sergio Pérez ha costruito così il suo terzo posto, lasciandosi alle spalle tutto l’ordinario accumulato finora. Un weekend anonimo si è trasformato in qualcosa di favoloso, un bagliore che per un istante ha squarciato il cielo del Principato. Messico sì, ma stavolta senza nuvole.