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Gara da dimenticare per la Ferrari a Silverstone. Giù dal podio, a più di un minuto di distacco dalle Mercedes, e surclassata anche dalle Red Bull.
La gara peggiore del Mondiale! Così si può sintetizzare il Gran Premio di Silverstone per la Ferrari. Un quinto e un non posto: ma soprattutto un distacco abissale dalle dirette rivali in classifica.
Una sconfitta su tutti i fronti per la scuderia di Maranello, che fin dalle qualifiche ha subito la netta superiorità delle Mercedes e delle Red Bull.
Il circuito di Silverstone, si sapeva, non era uno dei più favorevoli per le rosse: ma non ci si poteva immaginare fino a questo punto.
Le caratteristiche del tracciato inglese hanno messo in evidenza in tutto il suo mesto splendore i limiti di telaio e di aerodinamica della Ferrari. Qui si è visto veramente quanto le Rosse siano indietro rispetto alla diretta concorrenza. E non è servito neanche azzardare la strategia di gara, per recuperare il gap prestazionale.
Una involuzione, quella della Ferrari, che sembra non avere mai fine. Si dice sempre: “Speriamo nella prossima gara”. Ma i risultati non arrivano, e anzi si compiono passi indietro. Un crisi che coinvolge un po’ tutta la scuderia.
Le monoposto
Con evidenti limiti di aerodinamica e telaio, che la potenza della power unit non riesce a colmare. E anche l’affidabilità risulta essere un problema questa stagione. Come in Austria, anche a Silverstone, Sebastian Vettel ha dovuto subire l’onta della penalità di 5 posizioni sulla griglia di partenza, per l’ennesima sostituzione del cambio. Una Scuderia che vuole lottare per il mondiale, non può certo permettersi di riconoscere agli avversari, spesso e volentieri, un vantaggio così consistente già in partenza.
Lo Staff Tecnico
Non riesce a trovare il bandolo della matassa. Gli aggiornamenti via via introdotti non hanno apportato le migliorie sperate. Anche in Gran Bretagna sono state portate delle soluzioni aerodinamiche nuove e anche correttive, che però non hanno reso le monoposto competitive, che hanno invece evidenziato chiaramente una mancanza di carico aerodinamico, sia sull’asciutto che sul bagnato.
E anche le strategie di gara sono state spesso non esenti da errori. In Spagna, a Monaco e soprattutto in Canada, un errata lettura di gara, ha comportato perdita di posizioni e di punti importanti, se non anche di una possibile vittoria.
A Silverstone gli strateghi in rosso hanno tentato più volte l’azzardo del cambio gomme, prima anticipando il passaggio dalle full wet a quelle intermedie, e poi quello dalle intermedie alle slick. La Virtual Safety Car, prima, e una testa coda di Vettel, poi, hanno reso vani entrambi i tentativi e le Ferrari sono rimaste lontane dal gruppo di testa.
I piloti
Che sembrano essere rassegnati ad un ruolo di comparsa in ogni Gran Premio. Assorbiti dai problemi della monoposto, non riescono a dare indicazioni utili a uscire da questo tunnel e sembrano correre senza mordente, compiendo anche qualche errore di troppo. Basta guardare i volti e gli occhi dei due protagonisti: rispecchiano la rassegnazione, che nonostante le parole fiduciose ripetute ad ogni gran premio, sembra aleggiare sopra tutto il team. In tal senso Silverstone è stato un esempio lampante. Sebastian Vettel, giunto nono al traguardo, ha disputato una gara “pasticciata”: con una serie di errori che è difficile aspettarsi da un quattro volte campione del mondo. Due uscite di pista alla prima curva, causate dall’asfalto bagnato, e 5 secondi di penalità (un’altra penalità) per aver accompagnato un po’ troppo all’esterno Felipe Massa, durante un sorpasso.
Kimi Raikkonen, che ha compiuto l’ennesima gara da “dipendente pubblico”: partito quinto, ha confermato la posizione sotto la bandiera a scacchi, con un distacco di oltre un minuto dal vincitore Lewis Hamilton, e faticando le classiche sette camicie per aver ragione della Force India di Sergio Perez.
Neanche la conferma sul sedile della Ferrari per il 2017 sembra aver rivitalizzato il finlandese, che ormai da troppe gare non riesce ad essere incisivo. E a maggior ragione oggi, i tifosi della Ferrari si chiedono se sia stata la scelta giusta, o se come già fatto in precedenza con Felipe Massa, sia una scelta di comodo e si stia dando una nuova opportunità ad un pilota che sembra aver perso le motivazioni.
Un quinto e un nono posto che non fa che accrescere il malumore dei due alfieri della Ferrari
Anche se nel dopo gara entrambi i piloti hanno cercato di esprimere ancora parole di fiducia per il futuro.
Raikkonen dopo aver analizzato la gara, ritiene che presto tutto tornerà normale: “Nella prima parte di gara le condizioni erano difficili, la visibilità era molto limitata e non avevo aderenza con le gomme da bagnato, ma ho cercato comunque di spingere al massimo, andando lungo un paio di volte. Una volta montate le gomme medie è andata un pò meglio, ma non è stato facile. Fin dall’inizio avevamo capito che questo sarebbe stato un fine settimana difficile. Oggi abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ma non eravamo abbastanza veloci per lottare con le vetture davanti. In queste condizioni abbiamo bisogno di più carico aerodinamico e di più aderenza, sono sicuro che in Ungheria avremo meno difficoltà. Le prossime gare avranno una storia a sè e non prevedo di avere problemi simili. Ovviamente non si sa mai, ma mi aspetto di tornare alla normalità”.
Vettel, nonostante una prestazione sottotono, ha ancora fiducia nella macchina e nel team: “Oggi è stata difficile, ma continuo ad avere fiducia nella nostra squadra e nella nostra macchina. Non c’è alcun motivo per andare nel panico, non è la fine del mondo. La scelta di tempo per rientrare ai box è stata azzeccata, ma poi l’uscita di pista non ha aiutato, perchè ho perso tutto il mio vantaggio. Alla fine la penalità non ha fatto alcuna differenza, non ho cercato di spingere fuori Felipe di proposito. Anzi, stavo andando fuori pista io stesso, sono rimasto sorpreso da quanto poca aderenza ci fosse quando mi sono trovato fianco a fianco con lui. Ma in fondo è stato un incidente di gara. Ora abbiamo bisogno di capire dove perdevamo. Abbiamo molte cose da imparare da un fine settimana come questo. E’ chiaro che oggi non siamo stati competitivi come in altre gare, ma almeno abbiamo portato a casa qualche punto. Ed è la prima volta, quest’anno, in cui non eravamo in grado di battere le Red Bull sul passo gara. Fra due settimane le cose potrebbero essere diverse, ma questa non deve essere una scusa. Dobbiamo guardare avanti e capire perchè stavolta abbiamo fatto un passo indietro”.
Anche il Team Manager Maurizio Arrivabene non vuole alzare bandiera bianca, nonostante il week end difficile: “Sapevamo che questa sarebbe stata una pista difficile per noi, ma se si vuole essere al vertice, non ci devono essere circuiti ‘difficili’. Questo è un tracciato sul quale, a prescindere dal motore, altre componenti giocano un ruolo fondamentale e qui ci sono mancate. Non è la prima volta, ma qui la cosa è emersa in maniera più evidente. In queste condizioni abbiamo scelto una strategia molto aggressiva, cambiando subito le gomme dopo la safety car: purtroppo questa scelta non ha pagato per via della neutralizzazione virtuale che c’è stata subito dopo. Ma ad essere sinceri, nella migliore delle ipotesi avremmo recuperato una posizione. I piloti hanno fatto un buon lavoro, pur penalizzati e in qualche modo innervositi dai problemi tecnici che conosciamo. Ora è tempo di voltare pagina, guardare all’Ungheria e fare tesoro della dura lezione imparata qui”.
Tra due settimane il circus iridato si sposterà all’Hungaroring, per il Gran Premio di Ungheria. Una pista in cui i sorpassi sono molto difficili e dove quindi sarà importante, più che altrove, realizzare delle buone qualifiche per partire il più avanti possibile. La Ferrari è chiamata ad una immediata inversione di marcia per difendere il secondo posto nelle classifiche mondiali, che è sempre più a rischio. Per ridare un senso ad una stagione partita con ben altri obiettivi e aspettative.