Fino ad oggi le favole di Circus ci hanno raccontato pezzi di storia da ricordare perchè avvincenti, appassionanti o semplicemente per la loro capacità di tenerti incollato allo schermo. Tra l’Ungheria e la Germania però è successo qualcosa che ha spento le emozioni, come se l’adrenalina fosse già in vacanza, dimenticandosi di noi e del nostro sport preferito. Due gare anonime, con lo stesso vincitore ed il solito color argento a tenere il ritmo forsennato di chi ha già più di una mano sul titolo mondiale.
Proviamo ad andare in ordine:
GP D’UNGERIA
Inizio di fine settimana bagnato per i piloti, con la qualifica che viene sconvolta da continue interruzioni dovute alla pioggia. Alla fine davanti a tutti ci va Nico Rosberg, più veloce anche delle bandiere gialle e delle polemiche.
Lascia un po’ tutti di sasso il quattordicesimo posto in griglia di Kimi Raikkonen, impantanato tra le pozzanghere della Q2. Ma la gara del finlandese è l’unico lampo di gioia che ti tiene sveglio perchè, come spesso accade, si decide di tifare contro il destino beffardo e la signora sfortuna, come se il riscatto del malcapitato fosse un po’ anche il nostro.
Pronti via e Lewis Hamilton è già al comando, mentre nella seconda metà del gruppone qualcosa inizia a muoversi. Primi pit stop per tutti ma non per Raikkonen, il quale decide di proseguire ritardando la prima sosta. La mossa gli darà ragione e sarà lo start della sua rimonta che lo porterà al sesto posto. Sfortuna – sempre lei – vuole che il più agguerrito dei ventidue in pista sia proprio davanti a lui: Max Verstappen non cede di un millimetro e tra un contatto un uno zigzag di troppo porta a casa il suo quinto posto. Stessa storia poco più avanti, con Sebastian Vettel quasi nei tubi di scarico di Daniel Ricciardo, ma ancora una volta la Ferrari deve inchinarsi alla RedBull.
La rimonta di Kimi Raikkonen non è riuscita pienamente, ma il suo lampo di riscatto è sicuramente da #F1aFavola
GP DI GERMANIA
Dopo un anno di assenza forzata la Formula 1 torna in Germania, e dopo due anni è ancora l’Hockenheimring il tracciato destinato ad ospitare i piloti, ma la musica pare non sia cambiata. Rio Haryanto sente il fiato sul collo della sua Manor, visto che il pagamento da parte dello sponsor non ha ancora raggiunto le casse della sua scuderia. Tra le pressioni e le fatiche di una macchina non all’altezza concluderà ventesimo (ultimo, se non si considerano i ritirati). Temeva che il GP di Germania potesse essere il suo ultimo appuntamento con la F1: aveva ragione. In Belgio infatti al suo posto ci sarà Esteban Ocon.
Nico Rosberg è ancora in pole position ma allo start è ancora la solita storia, con Lewis Hamilton che si prende la prima piazza e prova la fuga: sarà il suo successo numero quarantanove. Il suo compagno prova a riscattarsi dopo la pessima partenza, ma il ritmo delle RedBull davanti a lui è incessante.
Sorpasso d’azzardo del tedesco su Max Verstappen, e quando il secondo posto è ormai cosa fatta arriva la penalità per una manovra troppo al limite in occasione del duello. Cinque secondi ai box e addio sogni di gloria: Rosberg chiuderà quarto. Vince – ancora – Hamilton, mentre le Ferrari osservano da lontano la baraonda dei primi posti. Altri ritmi, altri tempi: sembrerebbe un altro sport.
Chi non inserirà questo Gran Premio nel proprio libro di favole è Rio Haryanto – che salutiamo – mentre Rosberg già pensa ad una vacanza da #F1aFavola per fare il pieno di speranze e rituffarsi in pista a Spa.
Il circuito del Belgio non ha mai deluso in fatto di gare memorabili. E noi non vogliamo veder sfatare questo mito. Che l’Eau Rouge-Raidillon restituisca l’adrenalina alla Formula 1 e lasci sugli spalti o fuori dai cancelli la noia di questo sport, perchè non ci appartiene.