
La Formula 1 è uno di quegli sport in cui la concentrazione, la pressione e lo stress possono far la differenza tra un pilota motivato ed un pilota in crisi. Quello che sta succedendo in questo periodo a Daniil Kvjat, rientra purtroppo nella seconda opzione. Il pilota russo è vittima di una situazione sportiva davvero poco fortunata, condizionata da una serie di risultati che non possono ritenersi soddisfacenti per lui e per il proprio team, la Toro Rosso.
A Monza è arrivata l’ennesima batosta, con un altro ritiro giunto in seguito ad una penalità inflitta dai commissari per aver superato il limite di velocità in corsia box. Un altro errore umano che sottolinea come Daniil, in questo momento, non sia un pilota sereno. C’è bisogno di uno scossone, una botta di motivazione che possa farlo tornare in condizioni psicologiche ottimali prima che i vertici della Toro Rosso possano prendere la decisioni di appiedarlo già a stagione in corso.
Eppure, tornando indietro nel tempo, la stagione 2016 sembrava avviarsi nella giusta direzione. Il russo, classe 1994, era stato infatti riconfermato come pilota della Red Bull da affiancare all’australiano Daniel Ricciardo. C’erano tutte le carte in regola per assistere alla stagione che avrebbe fatto fare il salto di qualità a Daniil, che non a caso è stato in grado di regalare il primo podio dell’anno alla Red Bull in Cina.
Nonostante il terzo posto, proprio a Shanghai si era capito che qualcosa stava per cambiare. La posizione di Kvyat infatti, protagonista di un contatto con Vettel proprio in quella gara, cominciava ad esser messa in discussione. La Red Bull aveva infatti puntato da tempo gli occhi su Max Verstappen, protagonista di ottimi risultati in Toro Rosso ed apparentemente pronto per il grande salto di qualità.
Le continue voci sul probabile futuro di Verstappen nella sorella maggiore della Toro Rosso devono aver influenzato non poco sulla serenità di Kvyat, e la conferma di questa scarsa sicurezza si presenta puntuale in Russia.
Daniil, nonostante il pubblico di casa, si tocca un’altra volta con Vettel, mettendolo fuori gioco in maniera tanto clamorosa da far sembrare Kvyat un pilota inesperto.
E’ la classica goccia che fa traboccare il vaso: qualche giorno più tardi lo stesso Helmut Marko alza la cornetta del telefono e mischia le carte in tavola.
Avviene dunque un clamoroso scambio di piloti a stagione in corso, con Verstappen promosso in Red Bull al posto di Kvyat, il quale retrocede in Toro Rosso tappando il buco lasciato da Verstappen.
La sostituzione avviene in tempi rapidissimi, tanto che i due piloti si presentano con le nuove monoposto già a partire dal Gran Premio di Spagna, tappa successiva a Sochi.
Per Daniil è una mazzata tremenda sul proprio morale, difficilissima da digerire ed accettare, ancor più se si guarda al risultato di Barcellona. Verstappen infatti, con la stessa vettura che fino a qualche giorno prima era occupata dal russo, vince subito all’esordio, diventando il pilota più giovane a vincere una gara nella storia della Formula 1.
Le sue uniche consolazioni di quel gran premio sono legate al giro più veloce fatto registrare in gara e al 10° posto finale, portando subito la Toro Rosso a punti.
Ma tutto questo non basta, e si vede.
Daniil tornerà a punti soltanto a Silverstone, classificandosi 10°. Per il resto arrivano solo quattro piazzamenti fuori dalla zona punti e quattro ritiri, facendo spesso peggio del compagno di squadra Carlos Sainz.
Kvyat non è il classico pilota approdato in Formula 1 solo per l’appoggio degli sponsor. Le sue abilità si sono viste più volte in pista, dimostrando di possedere un talento che potrebbe farlo tranquillamente inserire nell’elitè dei piloti più competitivi del circus.
Quello che manca in questo momento è la testa, ma soprattutto la serenità, cosa tra l’altro ribadita più volte dallo stesso interessato in svariate interviste.
Quando un pilota arriva ad esprimere pubblicamente il proprio stato d’animo negativo fa sempre male al cuore, soprattutto se a dirlo è un ragazzo che si è spesso mostrato umile e non ha mai avuto atteggiamenti strani.
A vederlo così, onestamente, spiace un po’ a tutti, particolarmente a noi italiani che ci sentiamo quasi connazionali di un pilota dal carattere più mediterraneo che russo.
Il dispiacere sportivo ed umano c’è, ma la Formula 1 è un mondo che non perdona troppe sbavature. Motivo per cui il futuro immediato di Kvyat nel circus è di nuovo messo in seria discussione. Il suo sedile potrebbe già liberarsi a partire dalla prossima gara in Singapore (18 settembre), ed i nomi dei possibili sostituti continuano a farsi sempre più insistenti soprattutto dopo l’ennesimo zero collezionato a Monza.
Il nome più gettonato per rimpiazzare Daniil a stagione in corso potrebbe essere quello di Pierre Gasly. Il francese, attuale leader del campionato GP2, è una presenza vicina al mondo della Toro Rosso, motivo per cui il tanto temuto cambio potrebbe verificarsi da un momento all’altro. Gasly scalpita, ma nel caso in cui l’operazione non andasse in porto, c’è anche un altro pilota da tenere seriamente in considerazione: Antonio Giovinazzi.
Il pilota pugliese, in lotta con Gasly per il mondiale GP2, potrebbe essere la seconda opzione per la Toro Rosso, che non scarterebbe l’ipotesi di far tornare in Formula 1 un pilota italiano.
Queste però restano solo supposizioni. L’augurio è che Kvyat si possa riprendere prima possibile, perchè in fondo anche il pubblico ha bisogno di vederlo sorridere e star meglio con se stesso.