
Ad Abu Dhabi Lewis Hamilton vince la battaglia, tagliando per primo il traguardo, mentre Nico Rosberg vince la guerra aggiudicandosi il titolo iridato.
L’inglese le ha tentate tutte per confermarsi campione del mondo, provando anche a rallentare il compagno di squadra, nella speranza che Red Bull e/o Ferrari spingessero il rivale oltre il terzo posto.
Un atteggiamento non gradito dalla Mercedes, che voleva a tutti i costi la doppietta, e criticato anche da molti appassionati ed esperti del settore. Terzo posto per Sebastian Vettel, che nel finale di gara sembrava potesse portare a casa la prima vittoria: ma siamo sicuri che il tedesco abbia dato il massimo per vincere?
Il Gran Premio di Abu Dhabi ha confermato, se ancora ce ne fosse bisogno, che i rapporti tra Lewis Hamilton e la Mercedes non sono certo idilliaci. Dopo l’Harakiri di Barcellona, con l’inglese che ha sbattuto la porta lasciando di sasso i tecnici che discutevano sul rovinoso incidente del primo giro, dopo le accuse, neanche tanto velate, di un ipotetico complotto a suo danno da parte della Mercedes, per far vincere il mondiale a Rosberg, sul circuito di Yas Marina si è registrato l’ennesimo strappo tra la scuderia di Stoccarda e il suo pilota di punta.
Oggetto della disputa, le diverse vedute dei due “contendenti”.
L’interesse della Mercedes era quello di portare a casa l’ennesima doppietta: situazione che ovviamente avrebbe consentito a Rosberg di diventare campione del mondo.
Hamilton invece aveva l’obiettivo di portare a casa il quarto titolo iridato per entrare nel Gotha dell’automobilismo. Per fare ciò avrebbe dovuto vincere e sperare che Rosberg non salisse sul podio.
Il pilota inglese pertanto dopo essersi assicurato la pole position e il primo posto in gara, ha provato a giocare d’astuzia: ha cominciato a girare più lento delle sue possibilità, per bloccare Rosberg, e far si che dietro di lui arrivassero i due piloti Red Bull e Sebastian Vettel, sperando che almeno due di loro sorpassassero il rivale per il titolo e lo relegassero in quarta posizione: condizione necessaria per la conferma iridata di Hamilton.
A nulla sono valsi i numerosi richiami via radio, prima del suo ingegnere di pista e poi di Paddy Lowe: Lewis ha continuato a marcare a uomo il suo avversario, mettendo a rischio la doppietta Mercedes e addirittura la sua vittoria. “Sto perdendo il mondiale, posso anche perdere il GP”. Questa è stata la risposta netta di Hamilton.
Nell’immediato dopo gara, esperti del settore e appassionati si sono divisi sul comportamento di Hamilton. Il suo connazionale Nigel Mansell, campione del mondo del 1992, tra i piloti più amati nel mondo delle corse, ha stigmatizzato il comportamento del pilota Mercedes, reo a suo dire, di aver giocato con gli avversari ed il pubblico.
Di parere diametralmente opposto un’altra conoscenza del mondo della Formula 1, Jacques Villeneuve, anche lui campione del mondo nel 1997: “Non c’è stato niente di sporco. Hamilton ha deciso il proprio ritmo e non ha danneggiato nessuno e non ha fatto alcuna manovra scorretta”.
A parere di chi scrive, Hamilton non ha commesso nulla di irregolare o di antisportivo: ha semplicemente cercato di vincere il mondiale, usando ogni mezzo legale che aveva a disposizione. Compreso pure quello di “favorire” il sorpasso da parte di altri piloti del diretto avversario. Rosberg avrebbe ben potuto rompere gli indugi e cercare di sorpassare il compagno di squadra, levandosi così da una situazione molto delicata.
Una tattica che, anche i più grandi campioni del passato, da Senna a Schumacher, avrebbero adottato: anche lo stesso Rosberg, a ruoli invertiti, probabilmente avrebbe provato il colpaccio.
Al di la delle opinioni personali, che invito anche i nostri lettori ad esprimere, la Mercedes faticherà a mandar giù quanto successo a Yas Marina.
E’ le dichiarazioni del Team Principal di Toto Wolf, nel post gara, sembrano confermarlo “Il principio numero uno negli ultimi 3 anni, indipendentemente che sia la prima o l’ultima gara, è assicurarci la vittoria. Si può discutere se sia o meno il principio giusto da seguire, ma è esattamente quel che abbiamo fatto dal muretto”. Gli interessi del team prima di tutto, quindi, anche se il mondiale costruttori è già in tasca da diverse domeniche.
Wolf ha poi ribadito: “Sono indeciso, una parte di me pensa che minare una struttura pubblicamente significa mettere te stesso davanti agli interessi del team, è chiaro. Abbiamo 1.500 persone in squadra, 300 mila in Daimler, che rispettano i valori creati. L’anarchia non funziona in nessuna squadra o azienda. L’altra metà pesa che fosse l’unica chance di vincere il titolo che aveva in quel momento e forse non puoi chiedere a un pilota – che è uno dei migliori, se non il migliore – di uniformarsi alle istruzioni in una situazione nella quale l’istinto lo porta a fare diversamente”.
E’ ipotizzabile che la condotta di Hamilton possa essere soggetta a provvedimenti sanzionatori? “E’ qualcosa che terremo internamente, devo anzitutto farmi un’idea. Dobbiamo esaminare la situazione nel suo complesso e capire cosa significhi. Tutto è possibile, da una modifica delle regole per il prossimo anno, perché non funzionano in queste gare critiche, per dare ancora maggior libertà nel correre l’uno contro l’altro, fino al lato più duro, ovvero, che riteniamo non siano stati rispettati i valori”, ha concluso il Team Principal della Mercedes.
Se la tattica di Hamilton è stata chiara e lampante, mi piacerebbe qui sollevare dei dubbi sulla parziale rimonta di Vettel.
Il tedesco infatti, con una mescola più morbida, negli ultimi giri di gara è stato più veloce di chi lo precedeva, piloti Mercedes compresi, anche di due secondi al giro.
Passati facilmente i due alfieri della Red Bull, il tedesco ha provato timidamente a sorpassare Rosberg: tentativo respinto con facilità dal neo campione del mondo. A questo punto Seb si è accodato alle due Mercedes accontentandosi del terzo posto.
Perché non ha completato la rimonta cercando di portare a casa la prima e unica vittoria stagionale della Ferrari?
La risposta più semplice e più ragionevole sarebbe quella che le gomme non avevano più le performance dei primi giri e che quindi non è riuscito ad avere quello spunto in più per passare le due Mercedes.
Potrebbero però esserci motivi personali che hanno suggerito al tedesco una condotta più prudente, consentendo così la vittoria iridata di Nico Rosberg. Proviamo ad ipotizzarli.
Innanzitutto Lewis Hamilton vincendo il titolo avrebbe raggiunto quota 4: lo stesso numero di campionati di Vettel. In un ottica egoistica quindi Seb avrebbe preferito far vincere il primo mondiale a Rosberg, piuttosto che farsi raggiungere dall’inglese, il quale, inoltre, avrà la possibilità di vincere altri titoli nei prossimi campionati. Nico inoltre ha già 31 anni ed è quindi difficile che riesca a raggiungere il tedesco della Ferrari come numero di mondiali vinti.
Altro fattore che potrebbe aver pesato è di tipo nazionalistico: Seb infatti potrebbe aver preferito che il mondiale se lo aggiudicasse un suo connazionale.
Proviamo infine a pensare se Vettel, nel tentativo di sorpasso di Rosberg o Hamilton, avesse causato un incidente, incidendo negativamente sull’assegnazione del titolo. Sarebbero piovute pesanti critiche da tutte le parti e, probabilmente, si sarebbe attirato l’inimicizia della stessa Mercedes, magari precludendosi un possibile passaggio futuro alla scuderia di Stoccarda, nel caso in cui la Ferrari, anche con i nuovi regolamenti non risultasse competitiva.
Ovviamente sono tutte ipotesi estreme, al limite della Fanta Formula 1. Ma l’improvvisa arrendevolezza di Vettel alle spalle delle due Mercedes è sembrata un po’ strana
Se così fosse anche il tedesco avrebbe anteposto le sue esigenze personali di pilota a quelle della scuderia per cui corre, privando la Ferrari di una vittoria che avrebbe significato ancora di più di un terzo posto.
Comunque sia, il comportamento di Hamilton ad Abu Dhabi ha confermato che i grandi campioni, del passato, del presente e del futuro, devono essere necessariamente dotati di uno spiccato egoismo, che spesso li porta a conflitti anche duri con gli avversari ma anche con i membri della propria squadra. Una caratteristiche che differenzia il fuoriclasse dal buon pilota.