
In genere quando si parla di un pilota, ci sono particolaritĂ che ci fanno divertire, ma ci sono anche dei comportamenti che qualche volta ci fanno storcere il naso. Questa introduzione si associa perfettamente a Max Verstappen che fin da quando è approdato in Red Bull ci ha deliziato con comportamenti strafottenti da vero e proprio “teppista”, accompagnati da imprese degne di talento un sopraffino.
Il culmine si è avuto nell’ultimo Gran Premio in Brasile dove, nella terra di Ayrton Senna, Max ha dimostrato il suo valore sotto un diluvio di quelli in cui la barca diventa veramente l’unico mezzo di trasporto. Dopo la gara di domenica tutti quelli che lo avevano criticato per i suoi comportamenti arroganti hanno fatto un passo indietro ammettendo che la guida di Max, soprattutto negli ultimi giri, è stata da vero e proprio campione. Da 16° a 3° in soli 15 giri e non solo superando una vettura dopo l’altra, ma recuperando anche sugli avversari che erano riusciti a prendere un certo margine sulle vetture più lente. Tutto questo incitato da un ingegnere di pista che gli diceva l’elenco dei piloti di fronte a lui destinati a diventare le vittime della straordinaria guida di “Maxi”.
Fin dall’inizio del Gran Premio però il giovane olandese aveva mostrato che sotto la pioggia era a suo agio. Il sorpasso all’interno di Kimi Raikkonen alla S dos Senna è stato da brividi sia per la lunghezza della staccata e sia per la facilità con cui è riuscito a prendere il punto di corda della curva.

Prima di analizzare come faceva i sorpassi, diamo una piccola “spiegazione” di come si guida sul bagnato. Tutti sanno che la pioggia fa emergere il vero campione, basta pensare ad Ayrton Senna e a Michael Schumacher che sul bagnato diventavano imprendibili.
Le condizioni di pioggia richiedono una lettura immediata della pista. Per prima cosa vi sono traiettorie particolari, non si possono più fare le frenate che si fanno con pista asciutta e anche il punto di accelerazione in uscita di curva cambia perché l’aderenza è minore. La seconda difficoltà è data dai rivoli d’acqua o dalle pozzanghere che possono creare il fenomeno dell’aquaplaning che è l’incubo di ogni pilota. Infine sotto la pioggia ci vuole un istinto particolare perché sono molti i piloti che quando la pista diventa bagnata subiscono una specie di “blocco” che influisce sulle prestazioni.
La guida di Verstappen di domenica ha affrontato tutti e tre i punti elencati in precedenza a partire dal mezzo testacoda causato da una pozzanghera fino alle staccate al limite a danni di piloti che sotto la pioggia sembrano perdersi. Ma qual è il suo segreto? Per prima cosa basta notare i giri dietro la Safety Car per capire molte cose. Chris Horner ha detto: “Durante i giri dietro la Safety Car, Max usciva di traiettoria non solo per avere una visuale pulita, ma anche per studiare la pista, per memorizzare i punti di massima aderenza e i punti in cui l’aderenza è minima”. Verstappen quindi ha usato i giri dietro la vettura di sicurezza per trovare il limite della pista, per capire in quali punti poter fare sorpassi e in quale invece dover cercare la parte sporca della carreggiata per una migliore trazione ed è stato l’unico a farlo. Alla Curva do Sol il giovane olandese prendeva una traiettoria completamente esterna che gli permetteva una maggiore accelerazione, quella stessa traiettoria che se fatta in condizioni normali fa perdere tantissimo tempo, mentre sotto la pioggia è stata una sorta di arma in più.
Resta però una cosa da spiegare: Come faceva Max a frenare in quel modo violento, senza bloccare le gomme, che sul bagnato vuol dire fuori pista assicurato? Semplice, o meglio, è semplice da spiegare: Max utilizza meglio degli altri il freno elettronico delle monoposto ibride e quindi è in grado di capire fino a che punto può forzare la frenata prima che questa sfoci in un bloccaggio. Sempre secondo il Team Principal della Red Bull: “Max sfrutta la sua esperienza nei tanti anni passati nei kart e la applica alla Formula 1”. Quindi nonostante la giovane età , l’esperienza gioca sempre il suo ruolo fondamentale.
Resta però un ultimo aspetto da chiarire. Subito dopo il Gran Premio del Brasile, molti avevano già iniziato i paragoni con Ayrton Senna e Michael Schumacher, ripensando al brasiliano nel Gran Premio di Monaco del 1984 e al tedesco nel Gran Premio di Barcellona del 1996. Il paragone con il Kaiser è sempre troppo presto per essere fatto perché Michael era già un campione affermato, mentre quella di Max è solo una carriera agli inizi.
Con Senna però si potrebbe fare un piccolo paragone, per quello che può valere. Inutile stare a dire che la Formula 1 dei primi anni ’80 era completamente diversa da quella odierna, ma Ayrton riuscì nell’impresa con una Toleman, il ché vuol dire una scuderia di medio-bassa classifica, quella di Verstappen invece è una monoposto da prime file sulla griglia. Quella di Max resta comunque un’impresa, ma è forse ancora troppo presto per essere paragonata a quella di due mostri sacri e dovrà ancora dimostrare quanto vale per raggiungerli.
Un ultimo paragone che forse molti dimenticano è quello con Sebastian Vettel in quel pazzo Gran Premio di Monza 2008 e anche qui Max parte svantaggiato perché Vettel aveva una Toro Rosso, scuderia satellite della Red Bull. Il tedesco, però aveva dalla sua l’azzardo del team che decise di mettergli un assetto da bagnato in vista della pioggia, mentre tutti gli altri correvano con setup da asciutto. Chissà che questo non sia un paragone veritiero.
Nel bene e nel male, il giovane olandese riesce sempre a far parlare di se e forse dopo Lewis Hamilton può essere la nuova figura di copertina di questa Formula 1. Vero però prendere il posto di Lewis è dura, ma magari con un bel duello in pista, sotto un diluvio tipo quello brasiliano si potrebbero avere delle grosse sorprese, anche perché un vero confronto tra i due non c’è ancora stato, ma, pensando ad una Red Bull competitiva il prossimo anno, aspettiamo speranzosi!