
Anno bisesto, anno funesto si dice dalle mie parti. In coda, per l’appunto, di questo funesto 2016 ci ha raggiunto da qualche giorno l’indiscrezione non tanto velata che quest’anno non ci sarà nessun pranzo di Natale per la Gestione Sportiva Ferrari. Se confermata, sarebbe la dolorosa rottura di una tradizione ben consolidata, a quanto pare in linea con i dettami di cambiamento imposti dalla dirigenza: della serie se dobbiamo rompere con il passato, dobbiamo rompere proprio tutto, anche le palline dell’albero di Natale.
Se fosse smentita, sarebbe l’ennesimo indizio che dalle sacre stanze del tempio maranelliano non riescono più a uscire messaggi piacevoli. Non si sa cosa scegliere, insomma, ma l’unica cosa che sembra far convergere i sostenitori della conferma e i sostenitori della smentita è che l’origine di tutto sia lui: Sergio Marchionne. Magari si potrebbe scrivergli una lettera aperta, giusto per conoscere le informazioni direttamente alla fonte…
“Egregio Presidente,
buongiorno innanzitutto. Iniziamo con la buona educazione, che, in questa epoca di social-cafoni, è merce rara. Questo non implica che io non sarò diretta, anzi, a tal proposito mi auto-autorizzo a darle del tu.
Caro Sergio, noi siamo compaesani. Non nel senso che tu sei di Toronto di Sopra e io di Toronto di Sotto, ma nel senso che tu sei nato a Chieti e io a Pescara, nello stesso Abruzzo padre di corse e corridori nonché terra di mille campanili. Il campanilismo, appunto, vorrebbe che fra noi corresse la più atavica delle repulsioni, ma da uomo di mondo quale sei ti inviterei a superarla e a pensare a me non come una pescarese ma come una concittadina del Paese Rosso Ferrari, sterminato, ricchissimo nonché unico stato sovranazionale da tutti riconosciuto. In questa mia veste, caro Sergio, non perderò tempo a chiederti se hai davvero annullato in pranzo di Natale annuale della Ges ; dopo tutto, analizzando la questione freddamente, c’è da capirti: tutti quei musi lunghi, Arrivabene che chiede continuamente di essere accompagnato fuori a fumare, i due piloti con i loro millemila giga di foto di bambini, le iridescenti giacchette di Lapo che fanno male alla vista, l’altissimo rischio che la fronda pro-Montezemolo ti sciolga il lassativo nel consommé, le foto celebrative di Massa vestito da Babbo Natale tirate fuori come spauracchio … non dev’essere bello, ecco. Quel che ti chiederò, invece, è questo: ah Se’, ma dove sei stato?
Sì, dove sei stato? Dov’eri, in questo 2016, mentre le tue power unit andavano arrosto, le tue strategie funzionavano perfettamente sugli altri, le gomme facevano il comodo loro così come la direzione gara e i tuoi professionisti della comunicazione partorivano quel coacervo di genialità di #ReadySetRed? Perché hai mandato quello che faceva proclami, quello che vinceremo per venti a zero e faremo segnare perfino Gené sul muletto, alle Mercedes un triplo filotto reale ritornato con Pirelli fullwet e Red Bull la iscriviamo alla Coppa Cobran, al posto del concreto e inflessibile manager che non spreca parole ma parla coi fatti?
Dov’era il Sergio Marchionne che si oppone a muso duro ai sindacati, fa entrare la Fiat da padrona negli Stati Uniti e dà nuova vita commerciale al marchio Alfa Romeo, quando si trattava di sbattere sul tavolo, non su quello imbandito per le feste, ma quello che conta, cioè il tavolo di FIA, FOM e compagnia cantante, che la Ferrari – che è la Formula Uno più di quanto tutti gli altri messi assieme lo siano – non può accettare di far parte di un circo asfissiato da regole, che mette su uno spettacolo morente dove non si è liberi di sperimentare e provare?
Caro Sergio, a parte gli scherzi, non è per la festa di Natale in sé o per il fatto che quando la Ferrari è in difficoltà tutto è amplificato, soprattutto i sentimenti negativi degli stessi tifosi. È per le occasioni: la Ferrari non è più da tempo la meravigliosa terra del bengodi motoristico, ma come nobile decaduta bramosa di riscatto aveva l’occasione di raccogliere tutte le richieste di cambiamento per il miglioramento dello sport Formula Uno, farle sue e portarle avanti assieme ai progetti delle proprie monoposto. Perché non vi può essere riscatto sportivo se non vi è riscatto negli obiettivi e voi, caro Sergio, voi siete la Ferrari, per cui i vostri obiettivi non possono non riguardare la Formula Uno per intero. Beh, a vedervi così, diligentemente dediti ai doveri verso stampa e sponsor, nel plastificato lusso kitsch del paddock di Abu Dhabi, sembra che quest’occasione l’abbiate persa.
Non lasciare, caro Sergio, che i simboli del grande universo rosso restino idoli vuoti perché manca la sostanza. Noi, che abbiamo sempre immaginato quel pranzo di Natale a Maranello come bambini che sgranano gli occhi avanti a una vetrina di giocattoli, sappiamo perdonare ventun anni di digiuno di vittorie se vediamo impegno, concretezza, rispetto e abnegazione a tutti i livelli. Perché anche noi siamo un pezzo di Ferrari.
Egregio Presidente,
torno a darle del lei: perdoni l’ardire e le metafore cinematografiche. Se posso permettermi un consiglio, in chiusura, beh, quel pranzo di Natale veda di organizzarlo. E se, per caso, avesse qualche invito in più, non faccia complimenti: certo, dovrei allestire il mio presepe con l’estintore Cea e le brecce di Spa, Monza e Imola, ma non sono Bob Dylan. Mi organizzo e mi libero.”