
Vettel: frustrato oppure no? Ognuno ha la propria teoria personale. Durante il weekend del Gran Premio del Messico, il vero protagonista, è stato il quattro volte campione del mondo e non per le ottime prestazioni che la Ferrari ha dimostrato di avere su quel tracciato, bensì per l’atteggiamento tenuto dal tedesco stesso. Prima di giudicare i comportamenti di Sebastian, ripercorriamo ogni momento ed analizziamo alcune dichiarazioni.
Nel corso della seconda sessione di prove libere ha avuto luogo uno scontro verbale tra Fernando Alonso e Sebastian Vettel, nato a causa di un’accusa fatta dal tedesco ai danni dello spagnolo. Questo breve scontro si è placato dopo le dichiarazioni del pilota della McLaren: “Vista la situazione della Ferrari e quella sua personale, deve avere una grande frustrazione: lo perdono“.
Il momento è sicuramente concitato e anche chi ha lavorato con lui, nello specifico Chris Horner, ha voluto esprimere la propria opinione: “Quando correva per noi, non si è mai comportato così. Evidentemente ha della frustrazione dentro che ora sta prendendo voce, e tutti hanno potuto ascoltarlo.”
Successivamente allo scontro con Fernando Alonso, ha avuto luogo un diverbio tra Vettel e Verstappen: ciò che ha causato lo scontro tra i due è stato l’atteggiamento, poco corretto, tenuto dall’olandese della Red Bull. I diversi team radio e le dichiarazioni post gara, hanno sicuramente acceso l’atmosfera e, ancora una volta, si pensa che l’atteggiamento tenuto da Sebastian sia dato dal fatto che sta vivendo un momento “frustrante”: “È assurdo che abbia urlato insulti alla radio tutto il fine settimana. Credo che in questo momento sia solo un ragazzo frustrato. Capita di dire cose fuori luogo sotto stress, ma io rispetto tutti.”
Anche Ross Brawn etichetta questo momento vissuto da Sebastian come difficile e frustrante, probabilmente i pessimi risultati ottenuti dalla Ferrari durante questa stagione non hanno aiutato il tedesco: “Il momento adesso è frustrante per Vettel, ma penso che prima di arrivare sapesse che la sfida in Ferrari era difficile. Credo che sia uno dei motivi per cui ha accettato di andarci. E’ passato in Ferrari perché dopo molti mondiali vinti cercava una nuova sfida, un nuovo passo nella sua già importante carriera. Adesso è un periodo duro, ma perchè andare in Ferrari se non cercava una sfida, ecco, l’ha trovata. Fare paragoni tra Vettel e Schumacher in Ferrari non né corretto né possibile, Sebastian è un gran pilota e una persona molto intelligente, sono sicuro che quando è andato in Ferrari ha pensato a quanto aveva fatto lì Michael e ha cercato di ispirarvisi, di avere un approccio simile. Nelle ultime gare l’abbiamo visto nervoso, è una cosa buona, perché dimostra di tenere a quello che sta facendo, inoltre non ha mai criticato la squadra, quello sarebbe stato un atteggiamento davvero brutto. Anzi, io immagino che Sebastian stia lavorando duramente insieme a tutto il team affinché si crei la giusta atmosfera per lavorare al meglio.”
Le alte aspettative che Sebastian ed il team avevano in merito a questa stagione non sono state rispettate, anzi, spesso entrambi i piloti Ferrari si sono trovati a fare i conti con problemi di affidabilità, di strategia e di non competitività della SF16-H. La tensione che si è accumulata gara dopo gara di certo non ha aiutato la squadra di Maranello a vivere serenamente la seconda parte del campionato, consci di essere ben al di sotto di quanto era stato programmato. C’è da dire che i piloti, al netto di alcuni errori comprensibili durante un’intera stagione, hanno sempre fatto il massimo, cercando di sopperire ai cronici problemi della SF16-H. In particolare Sebastian Vettel ha più volte provato a metterci il cuore, arrivando anche all’errore pur di guadagnare anche un singolo millesimo, atteggiamento di uno che non molla: vero, è frustrato, ma lo è perché ci tiene a vincere, ma non a vincere per se stesso, ma per l’insieme pilota e team. I suoi team radio alcune volte hanno superato il limite ma probabilmente è la voglia dimostrazione del fatto che non si vuole arrende, che anche un singolo centesimo perso per lui conta.