
Il campionato di Formula 1 è terminato da qualche giorno, eppure il ritiro di Jenson Button da questo sport sembra aver già lasciato un grande vuoto. Il pilota, amatissimo in Inghilterra, è già stato intervistato da un altro grande personaggio come Eddie Jordan nella celebre trasmissione “Top Gear”. In una lunga ed interessantissima chiaccherata, Button ha ripercorso i momenti più importanti della sua carriera, ancor prima di giungere in Formula 1, ed ha risposto anche in merito ad un suo futuro. Sempre e rigorosamente nell’automobilismo sportivo.
Ecco quindi le domande di Eddie Jordan e le risposte di Jenson Button tratte dal sito ufficiale della versione britannica di Top Gear, dove di certo non mancano le sorprese. Sapevate, ad esempio, che lo stesso Button avrebbe tanto desiderato di salire a bordo di una Ferrari?
Jenson Button (JB): Tengo a precisare che quella appena conclusa è stata la mia ultimissima gara in F1. Teoricamente, secondo quanto dice il contratto, mi sto prendendo un anno sabbatico, ma ho sempre pensato ad Abu Dhabi come la mia ultima tappa in Formula 1. Se volessi tornare a correre avrei comunque un’opportunità per il 2018, ma la decisione che mi ha spinto a ritirarmi è che non voglio correre la prossima stagione. In tal caso, avrei comunque delle buone opzioni..
Eddie Jordan (EJ): Torniamo un attimo a quando non eri ancora in F1. C’è stato un idolo o qualcuno che ti ha ispirato in particolare?
JB: Mi piaceva molto Alain Prost come pilota, era il mio eroe, ma ero comunque piccolo quando guardavo le sue gare. La mia ispirazione derivava da Michael Schumacher, ed è stato emozionante quando mi ritrovai in griglia di partenza con lui nel 2000.
EJ: Questi eroi sono cambiati negli ultimi 16 anni?
JB: E’ difficile da dire, perché ho molto rispetto delle persone che gravitano attorno a questo sport. Devo dire che il mio eroe resta comunque Alain Prost. Ho passato molto tempo con lui, specialmente grazie al ciclismo (di cui Prost è grande appassionato, ndr). Ricordo che la primissima monoposto di F1 che ho guidato era proprio una Prost, quindi conservo ancora tanti bei ricordi di quel giorno. Mi piacerebbe tanto sedermi con lui e chiedergli le ragioni del suo ritiro. Non conosco le ragioni, ma mi è sempre sembrato troppo presto per la sua carriera.
EJ: Stai pensando di correre in altre categorie? Tipo la IndyCar o Nascar?
JB: Nessuna di queste. Mi piacerebbe molto correre nel rallycross, che sia in America o il campionato del mondo non importa. L’anno prossimo correrò comunque nel rallycross, e testerò auto.
EJ: E Le Mans?
JB: Mi piacerebbe molto anche Le Mans, ma bisogna trovare le giuste opportunità, adattarsi alla guida ed assicurarsi di correre in un momento in cui questa categoria sia appetibile. E’ un peccato che Audi abbia abbandonato. Un grande marchio ha deciso di lasciare, e non so per quanto tempo la Porsche resterà nella categoria. Quindi è davvero molto triste. Quindi Le Mans è da valutare bene, ma mi piacerebbe correre anche in Super GT, a Suzuka, dove spero di recarmi l’anno prossimo… ma non si può mai sapere cosa mi attende in futuro.
EJ: Chi è stato il tuo avversario più tosto?
JB: Ti confronti sempre con il tuo compagno di squadra. In qualifica probabilmente Lewis Hamilton, mentre in gara quello più difficile da battere è Fernando Alonso. Se stai facendo una buona gara, sai sempre che Fernando è subito dietro di te, e potrebbe attaccare da un momento all’altro. Se invece è lui che sta facendo una buona gara, ti starà sempre davanti. E’ come se lui fosse sempre presente, e non riesci a liberartene.
EJ: E’ stata in Canada la tua miglior gara di sempre?
JB: Credo che verrò ricordato a lungo per quella gara, ma non la considero la mia più bella perché ho comunque commesso molti errori. La migliore per me è stata a Spa nel 2012, oppure a Suzuka nel 2011.
EJ: E la tua peggiore?
JB: Il week-end in Brasile di quest’anno.
EJ: Secondo te, quale pilota potrebbe diventare campione in futuro?
JB: A mio avviso Daniel Ricciardo. Max Verstappen ha un talento incredibile, e sono sicuro che in futuro lotterà per la conquista del mondiale. Ma mi è piaciuto come si è comportato Ricciardo nel corso di quest’ultimo campionato. E’ il pilota più “vecchio” del suo team, quello con maggiore esperienza, ma non è mai crollato sotto il peso della pressione, e questa è una delle cose che più ammiro di lui. Inoltre è un ragazzo eccezionale.
EJ: Nel corso degli anni, e considero anche quelli nei quali ancora non correvi, qual è stata secondo te l’epoca più magica da vivere in F1?
JB: Per me sono stati gli anni 2000. Soprattutto il 2004 ed il 2005, con i motori V10. La portanza delle monoposto, la loro estetica, la “guerra” con le gomme. Ecco quelli sono stati anni meravigliosi, li ho amati. E poi mi piaceva molto anche il rifornimento ai box di benzina. Lo so che era pericoloso, ma era divertente.
ED: Ti sei fatti una risatina quando hai superato Vettel in Canada, nel 2011?
JB: Non una piccola risata, ma una grandissima risata! La cosa migliore è stata quando mancavano otto curve alla fine, la pista era completamente bagnata e guidavo al limite rischiando di uscire fuori pista. E’ stata una grande giornata, anche perché ho preso il comando della corsa all’ultimo giro rimontando parecchie posizioni dalla griglia.
EJ: Cosa pensi di Flavio Briatore?
JB: E’ una domanda sul presente o sul passato? Ho guidato per lui nel 2001/2002, ed è senza dubbio un grandissimo uomo di affari. Ma non c’è mai stato un gran feeling quando lavoravo con lui. Mi metteva davvero sotto pressione, ed al Gran Premio di Monaco venne a dirmi che pensava stessi cercando un appartamento piuttosto di concentrarmi sulla pista. Questa era una parte della sua personalità che non mi piaceva, e che non ha aiutato a creare un clima più disteso tra di noi. Ma ad essere onesto, con il passare degli anni, oggi andiamo più d’accordo.
EJ: Bernie Ecclestone: buono o cattivo?
JB: Qualcuno conosce fino in fondo Bernie? E’ un mistero! Mio padre sembrava conoscerlo molto bene, e lo conobbe prima della Formula 1, ancor prima che io nascessi. Mi sono sempre trovato bene con lui, ha contribuito in maniera determinante per la crescita di questo sport nel corso degli anni. Può piacerti oppure no, ma ha sempre investito impegno e dedizione per la Formula 1.
EJ: Oltre alla Brawn GP, su quale monoposto ti sei divertito di più?
JB: La BAR Honda del 2004 era davvero una gran macchina. Anche la McLaren del 2011 era stupenda, con il diffusore. Veramente uno spettacolo da guidare.
EJ: Chi è stato il pilota più stupido con il quale hai corso?
JB: Il più stupido? Non voglio fare nomi, ma una cosa è certa. In Formula 1 ci sono pochi stupidi, ma quando in gara cominci a scalare la classifica incontri tantissimi stupidi.
EJ: Ora che ti sei ritirato ti senti nervoso?
JB: Per prima cosa non mi sto ritirando dal mondo delle corse. Mi sto ritirando dalla F1, ma non dalle gare. Vorrei correre fino a 70 anni, ed è quello che amo fare.
EJ: Quando hai cominciato a non divertirti più in F1?
JB: E’ difficile rispondere a questa domanda. Ci sono stati gran premi nei quali non mi sono divertito per niente quest’anno, su tutti in Brasile. Per esempio oggi mi diverto, e spero che sia così anche domani, ma sono sensazione che vanno e vengono molto rapidamente. In Formula 1 non puoi permetterti queste emozioni altalenanti. Per capire quando è il momento di smettere devi essere sempre lucido con i tuoi sentimenti.
EJ: Stoffel Vandoorne: una promessa?
JB: Si, senz’altro. Ha fatto tutta la gavetta per arrivare fino alla Formula 1, ha fatto molto bene nelle categorie nelle quali ha corso e ha vinto ovunque. Ma resta sempre molto difficile rimanere ad alti livelli quando sei un pilota ufficiale di F1 ed entri a far parte di un team prestigioso come la McLaren. Credo che lui sia fiducioso delle proprie potenzialità, e si confronterà con un pilota molto esperto come Fernando. Per come la vedo io, la Formula 1 è la categoria nella quale realizzi di che pasta sei fatto.
EJ: Oggi ci sono piloti che fanno il loro esordio in F1 in età molto giovane. Anche tu, quando hai debuttato in questa serie, eri giovanissimo. Secondo te, rispetto alla tua epoca, è più difficile entrare in F1 oggi?
JB: No. E’ più facile se hai talento. Io per esempio non avevo esperienza quando arrivai in Formula 1, non avevo idea di come azzeccare l’assetto della macchina. Ho fatto un anno in Formula Ford, un anno in Formula 3 e poi subito in F1. All’epoca non c’erano i simulatori, e quindi non si potevano raccogliere dati significativi. Oggi i piloti trascorrono ore ed ore sul simulatore, un po’ come ha fatto Lance Stroll prima di fare i test per il suo team, da quello che ho sentito. Ha percorso tutti i circuiti da solo, virtualmente, a bordo di una Williams di due stagioni fa. I giovani della mia epoca non hanno niente in comune con quelli di oggi che si affacciano al mondo della Formula 1.
EJ: E’ possibile stringere amicizie vere in Formula 1?
JB: Si, penso di si. Per esempio sono molto amico con David Coulthard, e con Ricciardo. Lui è di sicuro il pilota della nuova generazione con il quale mi sento più a mio agio insieme. Ci sono tante giovani personalità che stanno emergendo in questo sport, e questa è una cosa molto positiva. Ma Daniel è davvero grande per la F1. Questo sport ha bisogno di persone come lui, è un ragazzo molto divertente e a modo, con una grande personalità. Incarna lo spirito del divertimento, che spesso non coincide con la massima serietà di questo sport.
EJ: Se ci fosse stata l’opzione, avresti guidato per la Ferrari?
JB: Se ci fosse stata un’opportunità concreta, mi sarebbe davvero piaciuto correre con la Ferrari. Quindi si, senza dubbio mi avrebbe fatto piacere. Quando sono arrivato in F1 mi ero posto l’obiettivo di realizzare il sogno di correre per tre team: Ferrari, Williams e McLaren. Alla fine ho corso per due di loro. Ad un certo punto si poteva concretizzare il mio passaggio in Ferrari, ma alla fine ho pensato che il miglior posto per me fosse la McLaren, e sono rimasto li.
EJ: Nel 2000 Jackie Stewart disse che eri solo un “cucciolo”. Hai qualcosa da dirgli?
JB: Non ricordo che avesse detto questa cosa, ma mi ricordo che disse che ero troppo giovane per far parte di questo sport, quello della F1. Non ero troppo giovane, ma si sicuro non avevo molta esperienza. Però, sono qui anche dopo 17 anni, ancora in F1.
EJ: Max Verstappen: tutti parlano di lui ormai. E’ una ventata di aria fresca per la F1?
JB: Penso che sia un bene per questo sport. Penso che lui, insieme a Ricciardo, possano essere entrambi grandi per la F1. Sono due ragazzi che in futuro potranno anche duellare. Hanno tutti e due un grandissimo talento, e fortunatamente anche una lunga carriera per entrambi.
EJ: Hai vinto a Monaco. Se ti venisse offerta un’opportunità, ed una macchina competitiva, vorresti provare a conquistare la Tripla Corona?
JB: Mi piacerebbe vincere a Le Mans. Vorrei anche solo partecipare a Le Mans, perché da quanto ho visto c’è anche un’atmosfera particolare all’interno di ogni team. Per quanto riguarda la IndyCar, invece, non penso che sia per me.
(La Tripla Corona viene assegnata al pilota che in carriera vince il Gran Premio di Monaco, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans, NDR)