
Aerei jet e Formula 1. Due settori estremi che si sfidano in una gara di velocità. Il cielo contro la terra, l’auto contro il velivolo, ed il coraggio dei piloti che fa da contorno alla curiosità degli spettatori presenti ai lati della pista.
Nel corso dell’ormai lunga storia di questi due mondi così distanti, ma incredibilmente vicini in termini di tecnologie, anche la Ferrari ha svolto un ruolo da protagonista insieme ai suoi personaggi più amati. In ben due occasioni, anche se in circostanze amichevoli-promozionali destinate più ad esaltare il Made in Italy che la vittoria vera e propria, le monoposto di Formula 1 di Maranello si sono confrontati con i bolidi dell’aeronautica militare italiana, ottenendo risultati impressionanti e di rilievo.
In occasione dei settant’anni della casa modenese, ripercorriamo le esaltanti battaglie tra i velivoli jet italiani contro due miti della storia ferrarista: Gilles Villeneuve e Michael Schumacher.
Premesse storiche
Prima di ricordare quanto accaduto in quelle manifestazioni è doveroso precisare che le sfide tra automobili ed aerei hanno origini più lontane di quanto si possa realmente immaginare.
Ancor prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale infatti, andò in scena la primissima gara di velocità tra una vettura da corsa ed un aereo militare. Il tutto accadde nel lontano 8 dicembre 1931. Sulla pista del Littorio a Roma, la Regia Aeronautica italiana organizza un inedito testa a testa tra il biplano Caproni CA-100 di Vittorio Suster e l’Alfa Romeo 2300, quest’ultima guidata da un pilota che in futuro più volte verrà paragonato proprio a Gilles Villeneuve: Tazio Nuvolari.
All’epoca il “Mantovano Volante” era il pilota che più di chiunque altro incarnava lo spirito del coraggio al volante, tanto da spingersi oltre ogni limite fino ad entrare nel cuore degli appassionati. Anche se in quel caso non si trattò di una sfida con una Ferrari, essa segnò il primo evento “aereo contro macchina” della storia. Come prevedibile fu Suster a vincere, ma riuscendoci con un distacco minimo dall’Alfa di Nuvolari, che per poco non riuscì ad entrare nella storia anche in questo ambito. Una foto scattata a pochi metri dal traguardo testimonia la distanza ravvicinata tra i due protagonisti, con Nuvolari che perse davvero di pochi metri.
La sfida di quel giorno prevedeva però un regolamento diverso rispetto a quelli che analizzeremo in seguito. Nel 1931 infatti, i due piloti si sfidarono in pista per ben cinque giri, con il Caproni che doveva seguire i limiti del tracciato già in volo. Successivamente, il testa a testa tra aereo e Formula 1 si concentrerà di più sulla velocità vera e propria, optando per duelli su distanze prestabilite con partenze da fermo.
1981: Villeuve ad Istrana
Esattamente cinquant’anni dopo l’impresa di Nuvolari, le strade dei caccia italiani e della Formula 1 tornarono ad incrociarsi l’11 novembre 1981, sulla pista dell’aeroporto militare di Istrana (Treviso).
L’evento, organizzato dall’Aeronautica, accolse ben tre monoposto della classe regina dell’automobilismo sportivo: l’Alfa Romeo (ancora) di Bruno Giacomelli, la Brabham di Nelson Piquet (invitato in qualità di campione del mondo di quell’anno) e la Ferrari del canadese Gilles Villeneuve, vero e proprio idolo dei tifosi.
La particolarità della manifestazione, che vide la Ferrari impegnata per la prima volta in questa sfida, richiamò l’attenzione di moltissimi appassionati, che per l’occasione accorsero in massa per assistere ad uno spettacolo originale.
I tre piloti devono infatti vedersela con i potenti F-104 in un duello di velocità con partenza da fermo, sulla distanza di 1000 metri. Il canadese, che si presenta in aeroporto con la scritta “I love Frecce Tricolori” sulla felpa, affronta il tenente Daniele Martinelli supportato dal calore della folla.
Per poter guadagnare maggior velocità in rettilineo, Villeneuve prende una decisione diversa da tutti gli altri colleghi impegnati quel giorno: quella di sfidare il caccia senza l’utilizzo degli alettoni. Una scelta, la sua, che si rivelerà azzeccata.
Dopo le foto di rito prima del via (con Gilles che viene invitato da Martinelli a sedersi nell’abitacolo del suo aereo), il canadese sale in macchina.
La sottile nebbia trevisana di quel giorno offusca leggermente la visuale, ma quando la Ferrari numero 27 taglia il traguardo prima del jet è il delirio. Villeneuve infatti, grazie a quella particolare rimozione degli alettoni, riesce a sopravanzare Martinelli di quasi quattro secondi, risultando più veloce anche di Giacomelli e Piquet.
Nonostante una partenza poco rapida, la Ferrari 126 CK del canadese aumenta drasticamente la propria velocità in progressione, tanto che nemmeno il potente F-104 (pur supportato dalla post-combustione) riesce a tenere il passo del piccolo ma supersonico puntino rosso. I rilevamenti di velocità al termine della gara portano a galla un dato spaventoso: in un chilometro, la Ferrari di Villeneuve ha toccato la media di 217 km/h.
Dopo la sfida il pubblico riesce ad entrare in pista, cercando un contatto con il pilota canadese. Il protagonista di quella giornata viene scortato dai militari, che nella ressa più totale si fanno spazio tra la folla con decisione a bordo delle jeep, rischiando addirittura un incidente che fortunatamente non avviene.
In seguito a quell’esperienza, Villeneuve esclamerà una frase rarissima e fuori da ogni suo schema: “Che paura!”
Otto anni dopo quella sfida entusiasmante, l’Aeronautica decise di ricordare l’evento di quel giorno donando alla Ferrari un velivolo F-104, lo stesso che affrontò Villeneuve ad Istrana. Il modello è oggi esposto all’interno del circuito di Fiorano, e sulla carlinga completamente rossa vi sono riportati i numero 4-27. Il primo indica il 4° Reparto Manutenzione Velivoli di Grosseto, mentre il secondo simboleggia il numero della 27 rossa di Gilles Villeneuve, tragicamente scomparso l’8 maggio 1982 nel corso delle qualifiche valide per il Gran Premio del Belgio a Zolder.
2003: Schumacher contro l’Eurofighter
La Ferrari, dopo l’evento di Istrana del 1981, non fece più ritorno ad eventi simili fino al 2003. In quell’anno infatti, la casa di Maranello fu protagonista di una triplice sfida all’aeroporto toscano di Grosseto: la F2003-GA (le iniziali “GA” vennero scelte per ricordare Gianni Agnelli) di Michael Schumacher contro l’Eurofighter Typhoon (vero e proprio gioiello dell’aviazione militare parzialmente prodotto in Italia) pilotato da Maurizio Cheli.
Il duello di velocità si suddivide in tre manche, tutte da svolgere di fronte ai vertici di Maranello in compagnia dello Stato Maggiore dell’Aeronautica: 600, 1200 e 900 metri.
Nella prima sfida è il neo-campione del mondo tedesco a vincere la sfida contro il caccia di Cheli, distanziando l’Eurofighter di soli due decimi. Nella seconda manche, quella sulla distanza più lunga di 1200 metri, il jet si prende la propria rivincita sulla Ferrari. Il Typhoon stacca Schumacher di ben due secondi al photofinish.
Dopo l’atterraggio, il traguardo viene ridotto alla distanza intermedia di 900 metri, quella più incerta ai fini del risultato. A complicare la situazione per la Ferrari ci si mette anche una leggera pioggia, che sfavorisce Schumacher. Nonostante tutto, è l’Eurofighter ad imporsi, ma facendolo per soli due centesimi di secondo.
Ma il risultato finale non conta, perché ciò che viene esaltato quel giorno è l’eccellenza italiana automobilistica, unita al gioiello dell’aviazione.
“Ovviamente -disse un sorridente Schumacher al termine delle gare- la sfida migliore è stata la prima! Se non ci fosse stata la pioggia avremmo avuto più aderenza, ma è stato divertente veder decollare l’aereo dal punto in cui mi trovavo seduto. Spero che al pubblico sia piaciuto lo spettacolo, così come è piaciuto a noi!”
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