
Sin dal suo rientro come motorista nel 2015, Honda non è riuscita ad ottenere grandi successi e particolari soddisfazioni, conseguendo prestazioni e figuracce che sicuramente gli uomini giapponesi non si erano immaginati neanche nei loro peggiori incubi.
Tra metodologie di lavoro sbagliate, quantomeno per questa Formula 1, disponibilità di un singolo partner con cui accumulare chilometri e scarsa disponibilità ad aprirsi verso consulenze esterne, Honda ha sicuramente raccolto meno di quanto ci si aspettasse e di quanto avrebbe potuto. A gravare sulla situazione, inoltre, pesano i rapporti sempre più difficili con McLaren, fermata da un contratto di fermo siglato con la casa nipponica per dieci anni, e la prospettiva di non essere in grado a raggiungere i competitors in tempi brevi.
Una situazione di difficile soluzione, perché se da una parte Honda ha sempre voluto mantenere la propria strada e le proprie convinzioni, dall’altra la McLaren ha spinto più volte per cercare di aprire il motorista giapponese anche a consulenze esterne, ma sempre con scarsi risultati.
Il no di Honda ad aiuti esterni
La casa di Tokyo ha sempre rifiutato la possibilità di avvalersi di aiuti esterni per la progettazione delle proprie Power Unit, affidandosi esclusivamente a persone giapponesi, soprattutto per questioni socio-culturale. Il modo di lavorare dei nipponici è diametralmente opposto rispetto a quello europeo e, visti i risultati, si può dire che non abbia dato i risultati sperati: chiariamoci, non è un approccio sbagliato, in MotoGP la stessa Honda e la Yamaha dominano da anni, ma è anche evidente che in questa Formula 1, invece, non funziona. Una Formula 1 che si è spinta verso un mondo completamente nuovo, quello dell’ibrido, in cui Honda stessa in realtà aveva già delle basi in precedenza, grazie all’esperienza accumulata nello stradale, ma nessuno si sarebbe mai aspettato di vederla così in difficoltà. Nonostante le diverse sconfitte in pista hanno voluto mantenere le proprie idee, il proprio approccio, il proprio modo di lavorare e non è un segreto che ci siano state anche delle divergenze proprio con la McLaren per queste strade intraprese dal motorista giapponese.
Dopo due anni di grandi difficoltà e un inizio di 2017 assolutamente imbarazzante, Honda sempre aver finalmente deciso di espandersi ed avvalersi delle consulenze esterne, andando ad esplorare anche un mondo nuovo in tanti aspetti.
Mercedes aiuterà Honda, ma c’è chi è contrario
Ad aiutare Honda nel tentare di recuperare terreno per avvicinarsi a quel 3% di scarto in prestazioni in termini di potenza massima tra i vari motoristi, tanto auspicato dalla FIA, secondo gli ultimi rumors dovrebbe essere la Mercedes. Una collaborazione che, secondo rumors, riguarderà soprattutto l’ottimizzazione della parte ibrida, vero punto di forza della squadra tedesca sin dall’introduzione delle Power Unit: non sono ancora chiare le modalità con cui ciò avverrà, se si tratterà di una semplice consulenza con passaggio di know-how o se ci sarà un travaso di tecnici da Stoccarda a Tokyo.
Non mancano, però, le critiche, soprattutto da parte della Red Bull: la scuderia austriaca si sarebbe fortemente opposta a questa possibile collaborazione, applicandosi al principio della proprietà intellettuale, la quale vieta la possibilità di travasare le proprie conoscenze e di vendere le proprie informazioni, similarmente a quanto avviene nell’impossibilità di vendere il proprio telaio a team clienti. Ovviamente, dietro a questa opposizione di Red Bull, vi sono ragioni soprattutto sportive e politiche, in quanto un avversario di valore come McLaren è sempre meglio averlo dietro per un team di vertice: difficile che queste critiche da parte del team di Milton Keynes verranno ascoltate, in quanto questa Formula 1 si gioca anche l’unico costruttore che ha saputo attrarre con queste nuove Power Unit e questi nuovi regolamenti, perché da parte di Honda è chiaro che se non ci sarà un netto di miglioramento in breve tempo, considerando anche i grandi investimenti fatti coniugati alle spese di gestione e di sponsorizzazione a McLaren, le possibilità che possano lasciare il Circus sono parecchio elevate, andando in evidente contrasto con gli obiettivi che Jean Todt e la FIA si erano preposti nel 2014.
Per Honda ora è il momento di dare una svolta al suo percorso in Formula 1, cambiando la propria filosofia e le proprie tradizioni, in un mondo che ha dimostrato di essere più complicato di quello che la casa giapponese si aspettava.