
E’ attivo in Formula 1 ininterrottamente dal 2001 (salvo la mancata partecipazione al mondiale 2002), si è laureato due volte campione del mondo di Formula 1 nel 2005 e 2006, ha vinto 32 gran premi in carriera salendo 97 volte sul podio, ottenendo 1832 punti complessivi e conquistando 22 volte la pole position. Inoltre, è considerato uno dei migliori talenti attualmente in circolazione, per alcuni è addirittura il migliore nel panorama della Formula 1.
Una carriera, quella di Fernando Alonso (l’unico pilota campione del mondo di nazionalità spagnola), di tutto valore e di tutto rispetto. In molti tra colleghi e seguaci metterebbero la propria firma per replicare un simile numero di successi e di consensi alla guida.
Eppure la storia sportiva ed il palmarès del campione asturiano avrebbero potuto essere ancor più ricchi di vittorie. Da quando è in Formula 1 infatti, Alonso è stato spesso protagonista di scelte sbagliate e sfortunate che ne hanno condizionato la carriera.
Anche e soprattutto in questi ultimi anni, l’iberico sta pagando pesantemente il suo approdo in McLaren-Honda, subendo una scarsa competitività della monoposto che oscura il talento del pilota.
La prossima sfida di Alonso sarà nella 500 Miglia di Indianapolis, dove avrà la grande occasione di dimostrare il suo immenso valore in un contesto esterno alla Formula 1. Augurandoci che la sua scelta sia stavolta felice e vittoriosa, ripercorriamo brevemente le disavventure di Alonso nel circus, le stesse che hanno impedito al pilota di poter vincere di più, consapevoli che avrebbe meritato e merita più di quanto ottenuto fino ad ora.
2001: L’esordio convincente in Minardi
L’avventura di Alonso in Formula 1 ebbe inizio nel 2001, alle tenera età di 20 anni. L’impatto con la nuova realtà non fu affatto traumatico per lo spagnolo, che mise subito in evidenza le sue capacità al volante. Le sue prestazioni impressionarono sin da subito anche i top team, compresa la Renault di Flavio Briatore. Il manager piemontese infatti, al quale è sempre stata riconosciuta una certa abilità nello scovare piloti di talento, lo mise sotto contratto per il 2002 in qualità di terzo pilota. Ecco spiegato il motivo per cui il 2002 fu l’unico anno dello spagnolo lontano dalle piste. Dell’era in Minardi restano risultati di tutto rispetto, ed una monoposto come la PS01 che sarà possibile ammirare il prossimo 6-7 maggio 2017 ad Imola in occasione della seconda edizione dell’Historic Minardi Day.
2003-2006: gli anni d’oro ed il bis mondiale in Renault
Come da contratto, il 2003 vede il ritorno di Alonso in Formula 1, stavolta a bordo della più competitiva Renault. Emergere in quegli anni però, non è affatto facile. Nel biennio 2003-2004 è infatti la Ferrari di Michael Schumacher a dominare la scena, ma nonostante ciò Alonso riesce a togliersi lo sfizio di conquistare la prima vittoria e la prima pole position in carriera, proprio nel campionato 2003.
I nuovi regolamenti tecnici emanati dalla FIA nel 2005 sfavorirono lo sviluppo della casa di Maranello, lanciando la Renault come la squadra da battere. Non a caso Alonso colse al volo l’occasione, laureandosi campione del mondo per la prima volta in carriera.
L’anno successivo, nonostante il grande ritorno competitivo della Ferrari e di un Schumacher avviato verso il ritiro in F1, Alonso riuscì ad imporsi per la seconda ed ultima volta nel campionato del mondo, lottando fino all’ultima gara con il rivale tedesco.
2007: l’improvvisa scelta McLaren ed il coinvolgimento nella Spy Story
Proprio mentre il matrimonio tra Alonso e Renault sembrava proseguire a gonfie vele, il pre-stagione 2007 si macchia di una notizia shock. Lo spagnolo, contrariamente ad ogni previsione, firma infatti per la McLaren-Mercedes, affiancando il debuttante compagno di squadra Lewis Hamilton.
La macchina è molto competitiva, ed il pilota dimostra di essere all’altezza del mondiale appena conquistato. Eppure, quella del 2007 rappresenterà la prima stagione della serie “scelte sbagliate” per due motivi:
Alonso infatti mal digerisce la presenza di Hamilton in squadra, con i due compagni che non si risparmiano colpi proibiti per ostacolarsi a vicenda. Anche a causa di questi “dispetti” in pista, con Alonso che ammette pubblicamente di sentirsi a disagio, la McLaren perderà il titolo piloti all’ultima gara dell’anno a favore della Ferrari di Raikkonen.
L’altro aspetto che influisce pesantemente sul campionato e sulla reputazione della McLaren è quello legato allo scandalo della Spy Story, che vede coinvolto proprio il team inglese. Lo spionaggio industriale ai danni della Ferrari verrà dimostrato anche da alcune mail scritte da Alonso, le quali verranno utilizzate come elemento probatorio per dimostrare la colpevolezza della squadra.
Indipendentemente da quanto accadde fuori dalla pista e nei tribunali, il matrimonio tra Alonso e la McLaren terminò dopo una sola stagione.
2008/2009: il ritorno infelice in Renault
Senza una squadra disponibile per il campionato 2008, Alonso non ebbe altra scelta: l’unica opzione rimasta per restare in Formula 1 era quella di tornare in Renault, squadra che nel frattempo aveva perso notevolmente la propria competitività .
Ed infatti, in un biennio dominato da McLaren e Ferrari prima e stravolto da cambiamenti regolamentari poi, la presenza di Alonso nelle posizioni nobili della classifica scomparve sempre più.
Le uniche eccezioni furono le due vittorie consecutive ottenute a Singapore ed in Giappone nel 2008. In una di queste però, più precisamente a Singapore, la vittoria venne successivamente resa amara da un altro scandalo: quello del crash-gate.
Per favorire il successo di Alonso, Flavio Briatore ordinò al secondo pilota della Renault, Nelson Piquet Jr., di andare a sbattere volontariamente contro le protezioni, causando così l’uscita della safety car in modo da portare Alonso in testa alla gara.
Piquet rivelò questo retroscena soltanto nel 2009, scatenando l’ira e l’indignazione dell’intero mondo della F1. Anche a causa di questo fatto, il ritorno di Alonso in Renault si concluse infelicemente.
2010-2014: i titoli sfiorati e le polemiche in Ferrari
Terminata la parentesi con il team francese, il 2010 vede l’inizio di un nuovo capitolo della storia di Alonso in Formula 1. Dopo una lunga trattativa, è la Ferrari ad assicurarsi l’asso spagnolo per la nuova stagione, affiancandolo al compagno di squadra Felipe Massa, con i quali erano sorti screzi proprio negli anni passati.
L’accoppiata Alonso-Ferrari sembra produrre ottimi risultati, ma la cavalcata verso il titolo mondiale è seriamente messa in discussione dall’emergente talento di Sebastian Vettel, al volante di una competitiva Red Bull. A fine anno lo spagnolo si gioca tutto nell’ultima gara di Abu Dhabi, ma una scelta strategica sbagliata della Ferrari e l’ostacolo rappresentato dalla Renault di Petrov saranno fatali per i sogni iridati.
Alonso perderà infatti il mondiale a favore di Vettel.
La sfortuna si accanirà sullo spagnolo anche nel 2012, con un finale thriller ed ancora una volta sfortunato. Nell’ultima gara in Brasile finisce in seconda posizione, ma non sarà comunque sufficiente. Il mondiale lo vincerà nuovamente Vettel, nonostante un incidente occorso al tedesco proprio nei primi giri della gara di Interlagos. Per la seconda volta in Ferrari, Alonso terminerà il campionato tra le lacrime.
Nel corso degli altri campionati la Ferrari si dimostrerà sempre all’altezza, ma decisamente inferiore alla super potenza Red Bull. La scintilla che fa traboccare il vaso si verifica nel 2014, stagione che coincide con l’ultimo anno di Alonso in Ferrari.
Con l’introduzione delle power unit ibride in Formula 1, le prestazioni della Ferrari crollano. Lo spagnolo attacca e critica a più riprese la casa di Maranello, che non gradisce il comportamento del proprio pilota. Le continue polemiche ed un clima sempre più sfavorevole ad entrambi costringeranno il divorzio di Alonso dalla Ferrari a termine 2014.
Dal 2015 ad oggi con McLaren-Honda. Nervosismi e rimpianti
Il 2015 si può senz’altro definire “l’inizio dell’incubo”. Conclusa l’esperienza in Ferrari, Alonso torna in McLaren, supportata dal ritorno dei motori Honda, gli stessi che fecero grande il team inglese negli anni ’80-90. Questa volta però, il rientro in McLaren dello spagnolo assumerà contorni traumatici e surreali. La monoposto infatti, contrariamente alle aspettative generali, non si è mai messa in luce, rimanendo sempre distante dalle posizioni nobili della classifica. Contemporaneamente, la Ferrari ha ripreso a vincere dopo un 2014 negativo, facendosi notare soprattutto nel 2015 e nella stagione in corso.
Oggi Alonso è un pilota che dimostra ancora una volta di meritare un posto di rilievo in Formula 1, ma le sue scelte hanno condizionato pesantemente l’andamento della sua carriera. Giunti a questo punto, lo spagnolo avrebbe diverse scelte:
rimanere in McLaren, rischiando di restare nelle retrovie almeno per tutto il 2017. Abbandonare la Formula 1 rilanciandosi in altre categorie, oppure restare in Formula 1 ma lasciando la McLaren, con la speranza di trovare nidi più felici e scelte più azzeccate.
Intanto, in mezzo a tutti questi problemi, c’è in programma la 500 Miglia di Indianapolis. Almeno in questo caso, dal profondo del cuore, ci auguriamo che gli sforzi di Alonso siano ripagati.
In molti lo ammirano come pilota, ma non gradiscono il suo comportamento spesso polemiche e spacca-squadre. Ma vedere Fernando Alonso lottare per posizioni che non gli appartengono fa male ad ogni spettatore che ama questo sport.