
La grande assente della stagione 2017 di Formula 1 è indubbiamente la Manor, piccola squadra che a partire dal 2010 ha cercato di ritagliarsi il proprio spazio in un mondo altamente competitivo come quello del Circus.
Dopo numerosi cambi di proprietà e di nome, la Manor sembrava aver finalmente imboccato nel 2016 la strada giusta per avvicinarsi in modo concreto ai rivali della fascia media, cercando anche di “sbarazzarsi” di quell’appellativo di “Cenerentola della Formula 1” che gli era stato accostato durante le varie stagioni. Un 2016 iniziato con buone prospettive: motore Mercedes, trasmissione Williams, l’arrivo di un pilota di prospettiva come Pascal Wehrlein e l’assunzione di tecnici importanti quali Luca Furbatto e il duo Fry-Tombazis, noto per i passati poco felici in Ferrari non più di qualche stagione fa.
Durante la stagione un bel salto di qualità, in effetti, si è visto, con la scuderia inglese sempre più vicina alle altre scuderie, in lotta con la Sauber per non arrivare infondo alla griglia, qualcosa di impensabile l’anno precedente. Un passo in avanti che ha permesso alla Manor anche di conquistare un punto mondiale, grazie al decimo posto di Pascal Wehrlein in Austria: un punto importantissimo per quello che poteva essere la decima posizione nel mondiale costruttori, un obiettivo che avrebbe portato tanti soldi nelle casse della scuderia. Sfortunatamente per il team inglese, proprio nella penultima gara dell’anno il sogno svanì, in quanto la Sauber riuscì a conquistare quei punti necessari per scavalcarla in classifica ed incassare i preziosi fondi distribuiti da Ecclestone.
Soldi che, sicuramente, avrebbero potuto aiutare la Manor a sopravvivere, a non andare in amministrazione controllata e a prepararsi al meglio per la stagione 2017, con un progetto già ben avviato che, secondo quanto rivelano gli ex tecnici del team a Formula Passion, avrebbe potuto dare delle soddisfazioni: “Non ho dubbi sul fatto che saremmo stati nel mezzo del gruppo a lottare per i punti. Le nostre simulazioni ci ponevano a tre secondi al giro rispetto ai top team”, ha detto Luca Furbatto. Gli fa eco McQuilliam: “È molto difficile stabilire dove saremmo potuti arrivare. Su una pista come Melbourne, però, da dati che abbiamo possiamo sbilanciarci su un accesso in Q2 e probabilmente qualche punto”.
Delle immagini del modellino della galleria del vento, la squadra di Banbury sembrava essere riuscita ad interpretare bene il regolamento. Di ciò era sicuro anche Tombazis: “Sono certo che avevamo interpretato molto bene il nuovo regolamento. Dovevamo ancora fare diversi passi avanti nello studio dei flussi, ma eravamo sulla buona strada”. Molte soluzioni che si erano intraviste sul modellino, si sono poi riproposte anche sulle altre monoposto.
Un sogno interrotto brutalmente da un fallimento da cui la Manor era riuscita a sfuggire più volte nel corso della sua breve storia. Un sogno interrotto quando la scuderia era già in procinto di iniziare la stagione 2017, con il progetto già in fase avanzata: “Le due monoscocche erano a buon punto, una addirittura era praticamente pronta per andare in produzione. A livello generale dovevano essere ancora realizzati gli ultimi dettagli a livello aerodinamico, in particolare alcune appendici” ha detto McQuilliam. “Al momento in cui scattò l’amministrazione controllata eravamo al 90% del lavoro sui componenti della vettura, allineati con la tabella di marcia del progetto 2017. Il problema è che a fine novembre la proprietà non ha più fatto pervenire in fabbrica il materiale. Nel momenti in cui siamo entrati in amministrazione controllata siamo passati al piano B, ovvero mettere in pista la monoposto 2016 opportunamente modificata per prendere tempo in attesa di concludere la costruzione di quella 2017. L’obiettivo era di portare la nuova macchina alla terza gara“, ha poi concluso Furbatto.