
31 maggio 1981 – 31 maggio 2017
Un lasso di tempo lungo 36 anni, accomunati da un unico, trionfante fattore. Oggi come allora infatti, la Ferrari sta festeggiando la vittoria del Gran Premio di Monaco, la prima dopo sedici anni di assenza sul gradino più alto del podio monegasco. Oggi, il successo nel Principato assume le sembianze del volto di Sebastian Vettel e di una doppietta memorabile. Ieri, invece, la vittoria fu conquistata da un pilota, e soprattutto da un uomo, che ancora oggi risulta uno dei più amati dall’intero popolo ferrarista: Gilles Villeneuve.
A quasi quarant’anni di distanza da quella gara (ricordata anche dall’azienda italiana Brembo, la quale portò al successo il canadese grazie anche alla fornitura dei propri freni), i fili del passato e del presente s’intrecciano in questa data, così ricca di coincidenze e di vittorie epiche.
31 maggio 1981: la mitica impresa di Gilles
Il 1981 è un anno cruciale per la Ferrari. La casa di Maranello, dopo le delusioni del 1980, ritrova finalmente una macchina competitiva, grazie anche ad una nuova coppia di piloti davvero affiatata. Oltre al canadese Gilles Villeneuve, Enzo Ferrari può contare anche sulla guida velocissima di un giovane francese di origini friulane: Didier Pironi, chiamato per sostituire l’ormai ritirato Jody Scheckter. Nonostante tutti i miglioramenti in pista, il 1981 è comunque una stagione difficile. La Ferrari deve infatti fronteggiare la concorrenza della Williams di Alan Jones (campione del mondo in carica) e di Carlos Reutemann, oltre all’emergente Brabham del brasiliano Nelson Piquet.
Il modo migliore per intromettersi in questa sfida mondiale è quello di realizzare un’ottima prestazione sfruttando un circuito dalle particolari caratteristiche tecniche. L’occasione per mettere in pratica questo progetto si presenta puntuale a Monte Carlo, il 31 maggio 1981.
Alla vigilia del week-end, inoltre, c’è anche un motivo in più, in casa Ferrari, per mantenere alto il morale. Lo stesso Villeneuve infatti, ancor prima di scendere in pista, firma il rinnovo di contratto con il Cavallino Rampante, assicurandosi il sedile anche per il 1982.
L’entusiasmo del canadese si riflette anche in qualifica, conquistando la seconda posizione alle spalle di Nelson Piquet, che si conferma il pilota del momento. Pironi invece, al termine di una sessione deludente, non va oltre il 16° in griglia, compromettendo le sue speranze in vista della gara.
Il giorno dopo, arrivando dunque allo storico 31 maggio, le vetture sono pronte per il via del Gran Premio, ma un imprevisto rischia di far saltare l’intero evento. Poco prima della partenza scoppia infatti un incendio nelle cucine dell’Hotel Loews, lo stesso che si affaccia all’omonimo tornante. I vigili del fuoco sono quindi costretti a spegnere le fiamme, ed il loro intervento ritarda la partenza di parecchi minuti.
Alla fine, dopo un’attesa interminabile, il Gran Premio può finalmente cominciare. Sia Piquet che Villeneuve furono protagonisti di un ottimo scatto al via, ed entrambi riuscirono a conservare le loro posizioni davanti ad un Mansell in piena forma, Reutemann, Jones, Patrese e De Angelis.
Sin dalle battute iniziali si verificano i primi incidenti, compreso quello clamoroso tra De Cesaris e Mario Andretti. I due piloti, compagni di squadra in Alfa Romeo, si urtano alla salita del Massenet, auto-eliminandosi dalla gara. Successivamente anche Reutemann e Mansell escono di scena per un contatto, lasciando strada libera ai diretti inseguitori.
Mentre Piquet conduce la gara indisturbato, alle sua spalle Villeneuve inizia a subire un calo di prestazioni. “L’aviatore” viene prima superato da Alan Jones, e poi addirittura dalla Arrows di Patrese. Il padovano (che vincerà l’edizione dell’anno successivo al termine di una gara rocambolesca) sarà poi costretto al ritiro per noie meccaniche, cedendo la terza posizione a Villeneuve.
A questo punto l’esito del Gran Premio di Monte Carlo sembra scontato, ma proprio mentre si respira un clima di certezza, ecco che si verifica il primo colpo di scena: Piquet, impegnato un un doppiaggio, sceglie la traiettoria più esterna della pista, mettendo le ruote nella zona più sporca. A quel punto la Brabham diventa ingestibile, ed il brasiliano finisce clamorosamente contro le protezioni, ritirandosi dalla corsa.
A quel punto è Alan Jones a prendere il comando, proprio davanti a Villeneuve. Anche in questo caso, visto il considerevole distacco tra i due, Jones dovrebbe soltanto limitarsi a gestire il proprio vantaggio sul canadese della Ferrari. Ma, anche qui, la Williams gioca un brutto scherzo al proprio pilota, il quale inizia a perdere costantemente terreno per un problema all’alimentazione.
Nei giri finali Villeneuve ne approfitta per guadagnare sempre più, favorito anche da una Ferrari che non presenta alcun problema meccanico. A quattro tornate dalla fine il canadese è ormai negli scarichi dell’australiano, ed il sorpasso sembra ormai imminente. Tra lo stupore generale, Villeneuve decide di attaccare subito Jones, in una zona ostile ai sorpassi come il rettilineo del traguardo. Il canadese affianca Jones all’interno, inserendosi in uno spazio strettissimo tra la Williams ed il muretto dei box. Il coraggio del nord-americano sarà essenziale per portare a termine la manovra, giudicata ancora oggi come uno dei sorpassi più belli della carriera di Villeneuve e dell’intera storia della Formula 1.
Con questa zampata finale, Gilles taglia il traguardo da vincitore, ottenendo così il suo quinto successo in carriera. Sul podio, al momento delle premiazioni, la gioia ferrarista è grande, ma il volto del canadese è stremato dalla fatica impiegata nel corso dell’intero gran premio.
La vittoria monegasca coincide con l’apertura di un piccolo momento magico per la carriera di Villeneuve. Dopo l’exploit di Monaco, il canadese tornerà a vincere anche in occasione dell’appuntamento successivo a Jarama, in Spagna, dove trionferà per la sesta ed ultima volta in carriera resistendo agli attacchi di quattro concorrenti per oltre 30 giri.
Il vero mito di Villeneuve nacque forse in occasione di quei due appuntamenti, nei quali emerse tutto il talento di un campione mai dimenticato.
Oggi come allora, anche la Brembo contribuì ai successi di Monaco grazie alla sua collaborazione con il team Ferrari.