
Da quando Bernie Ecclestone è stato spodestato dal trono della Formula 1 a favore di Liberty Media, nei piani dei nuovi proprietari del grande circus c’era in mente un progetto ambizioso: quello di rilanciare il prestigio dei gran premi in Europa, possibilmente aumentando il numero degli appuntamenti stagionali nel vecchio continente. Forse è ancora troppo presto per poter giudicare l’operato della cordata americana sotto questo punto di vista, ma almeno fino a questo momento le intenzioni espresse in passato non si stanno rivelando solo “aria fritta”.
Un progetto per far ricrescere la popolarità della Formula 1 in Europa c’è, ed è concreto. Un esempio chiaro e lampante del lavoro in atto è quello legato alla recente pubblicazione della bozza di calendario per la stagione 2018, caratterizzata dal grande ritorno di due appuntamenti storici: ovvero il Gran Premio di Francia (assente dal 2008) ed il Gran Premio di Germania (assente dal 2016 ma con un interruzione nel 2015), che si disputeranno rispettivamente sui circuiti di Le Castellet ed Hockenheim, altri due templi storici della F1 europea.
Insomma, gli americani fanno sul serio. Così facendo, il prossimo calendario saluterà il Gran Premio della Malesia per accogliere gli appuntamenti francesi e tedeschi. Se Cina e Singapore dovessero dare il proprio via libera per la partecipazione al prossimo campionato (attualmente sono in attesa di conferme ufficiali), la stagione 2018 tornerà ad avere ben 21 prove in calendario, eguagliando il record di maggior numero di tappe che spettava al recente 2016. Le gare europee, salvo clamorose sorprese, saliranno a quota dieci.
Sempre a proposito di record, la Formula 1 che si prospetta nel 2018 assumerà i contorni di un campionato più “europeo”, nonostante gli anni d’oro del vecchio continente siano, da qualche stagione, soltanto un ricordo lontano. Sono infatti passati i grandi periodi in cui i calendari di Formula 1 erano costituiti, per la maggior parte, da appuntamenti europei, ma il ritorno di due grandi classici come Francia e Germania fanno sperare in un futuro più a “misura d’Europa”, riportando l’attenzione verso quella zona del mondo che rappresenta non solo le origini della Formula 1, ma raffigura anche e soprattutto l’essenza della cultura automobilistica più genuina, senza nulla togliere agli altri angoli del pianeta.
Per capire nel migliore dei modi che cosa rappresenta l’Europa per la Formula 1, è bene riguardare nel dettaglio i calendari stilati dal 1950 ad oggi. In tutta questa storia affascinante e lunghissima, si nota anche l’evoluzione e l’espansione di questo sport a livello internazionale, a cominciare da un’Europa dominante fino ad arrivare ad un vecchio continente in crisi, superato in termini numerici e di business dalle nuove frontiere economiche asiatiche, arabe ed americane.
Dal 1950 al 1972 compreso, la stra grande maggioranza degli appuntamenti in calendario avevano sede in Europa. Nelle edizioni dal 1950 al 1952, e quella del 1961, soltanto un gran premio di disputava al di fuori dei confini comunitari. Inizialmente era solo il continente americano ad avere la capacità di ospitare la Formula 1 nei propri territori, sia negli Stati Uniti che in America Latina. Poi, con il passare degli anni, la massima categoria automobilistica assunse un’identità più internazionale, aprendosi a nuove realtà come quelle africane (Marocco e soprattutto Sudafrica) ed asiatiche, con il Giappone in testa su tutti.
Nonostante questi piccoli accorgimenti, niente e nessuno sembrava in grado di sconfiggere la popolarità dell’Europa, che ancora rappresentava la maggioranza assoluta in Formula 1.
In seguito, a cominciare in particolare dal 1973, i confini di questo sport si allargarono sempre più, trovando nuovi gran premi in terra americana (Stati Uniti Ovest ed Est, Las Vegas, Canada, Messico e Brasile) e successivamente anche in Australia. Ma mentre gli appuntamenti extra-europei iniziavano una lenta crescita, l’Europa riusciva comunque a mantenere il passo con l’introduzione di altri gran premi (San Marino, Ungheria e Portogallo su tutti), tanto che dal 1984 al 1987 le gare nel continente natio raggiunsero il numero record di 11 eventi a stagione. Ad inizio anni ’90, invece, si assistette ad una leggera controtendenza. Alcune gare storiche al di fuori dell’Europa iniziarono a scomparire, come ad esempio il Sudafrica, il Messico e la breve esperienza del Pacifico, mentre nella culla della Formula 1 si registrò un lieve aumento, ma determinante.
Fu proprio grazie a questa leggere inversione che nel 1997 si stabilì il record del maggior numero di prove europee presenti in una stagione: ben 12 su 17 appuntamenti. Non fu certo la maggioranza schiacciante alla quale la Formula 1 era abituata a convincere negli anni ’50, quando si arrivò a disputare 7 GP europei su 8 in totale, ma ancora oggi il 1997 rappresenta l’anno d’oro della Formula 1 europea.
Era la stagione in cui si disputavano i GP di San Marino, Monaco, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Belgio, Italia, Austria, Lussemburgo ed Europa, quest’ultimo passato alla storia per il celebre quanto discusso incidente tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve, che consentì al canadese di laurearsi campione del mondo. Per par condicio, e per far scendere una lacrima ai più nostalgici, il campionato 1997 prevedeva anche le prove in Australia, Brasile, Argentina (scomparsa dalla F1), Canada e Giappone.
Anche nella prima metà degli anni 2000, nonostante una ritrovata apertura verso l’Asia, la Formula 1 formato europeo sembrava ancora poter reggere il ruolo di leader, almeno fino al 2006. A partire dal 2007 infatti, la FIA intraprese un progetto di espansione verso nuovi mercati e nuovi orizzonti, tralasciando l’Europa ed annullando addirittura alcune prove, come ad esempio quella di San Marino. Fu così che, per la prima volta dal 1973, il numero delle prove europee in calendario non superò la doppia cifra, fatto che si ripeté dal 2009 al 2015, con una sola eccezione nel 2016. Il punto più basso si toccò nel biennio 2012/2013: nella prima stagione le gare europee furono solo 8 contro le 20 totali, mentre nel 2013 addirittura 7 su 19. Anche quest’anno, con la denominazione da Gran Premio d’Europa a Gran Premio d’Azerbaigian (e quindi appartenente al continente asiatico), le gare europee sono ritornate ad essere soltanto 8 su 20.
Dall’anno prossimo, complice anche l’intervento di Liberty Media, gli appuntamenti europei torneranno ad essere dieci, in attesa di sapere cosa ne sarà del futuro di Cina e Singapore. La sensazione, anche per come si sono espressi i nuovi padroni della Formula 1, è che l’Europa tornerà ad aver un ruolo da protagonista nel panorama internazionale.