
Non poteva esserci regalo di compleanno migliore per Sebastian Vettel, almeno dal punto di vista giuridico-sportivo. La tanto temuta ombra della squalifica da parte della FIA non si è infine abbattuta sul tedesco, al quale non sono state inflitte ulteriori penalità dopo i fatti avvenuti nel corso del Gran Premio d’Azerbaigian. Per il ferrarista, che aveva subito una sanzione sportiva con uno stop & go da 10 secondi, oltre alla decurtazione di 3 punti dalla SuperPatente FIA in seguito all ruotata ai danni di Lewis Hamilton, il caso è ufficialmente chiuso.
Con questa decisione, a cui molti si erano invece avvicinati con pessimismo, la FIA e Jean Todt “graziano” il tre volte campione del mondo, consentendogli inoltre di poter mantenere la leadership del mondiale in attesa del prossimo Gran Premio d’Austria, in programma domenica pomeriggio.
Il fatto e le polemiche immediate
Durante il Gran Premio d’Azerbaigian, a Baku, la safety car fa il suo ingresso per la seconda volta in pista. In quel momento il leader della corsa è Lewis Hamilton, seguito dalla Ferrari di Sebastian Vettel. Quando la vettura di sicurezza spegne le luci, indicando quindi ai piloti l’imminente rientro ai box, accade il fattaccio. L’inglese della Mercedes, trovandosi in testa, ha la quasi totale libertà di condurre il ritmo del gruppo all’andatura che desidera, rispettando le condizioni imposte dal regolamento. All’ingresso della curva lenta, posta poco prima del traguardo, Hamilton tocca pesantemente il pedale del freno, dimezzando la velocità della sua monoposto da circa 90 km/h a circa 45 km/h. Dietro di lui Vettel non riesce a sua volta a frenare in tempo, ed il contatto tra i due è inevitabile. A quel punto il tedesco non ci vede più dalla rabbia. Affianca Hamilton e lo colpisce con una ruotata, senza conseguenze per entrambi. Pur avvenendo a bassa velocità, e quindi senza la volontà di voler mettere fuori dai giochi il rivale, il fallo di reazione del ferrarista viene immediatamente preso in considerazione dalla direzione gara, che qualche giro più tardi infliggerà a Vettel una penalità “Stop and Go” di dieci secondi. Viceversa, il britannico non viene sanzionato, e la sua manovra viene giudicata legittima dai giudici di gara.
La questione sembra finire qui, con una penalità in pista e che uno scambio di accuse a distanza tra i piloti coinvolti ed i Team Principal delle rispettive squadra. La FIA però non è di questo avviso. Al termine della gara Vettel subisce una seconda sanzione, questa volta con la sottrazione di tre punti dalla Super Licenza della Federazione. Anche in questo caso, la condotta di Hamilton non viene posta sotto la lente d’ingrandimento.
Nel corso della settimana successiva al gran premio, i tifosi si scatenano con opinioni e commenti sull’accaduto, ma tutto sembra limitarsi a “chiacchere da bar”. Anche in questo caso però, la FIA non archivia del tutto il caso, e già si vocifera la concreta possibilità di infliggere al ferrarista addirittura una squalifica per un turno.
La preoccupazione in casa Ferrari aumenta quando viene convocata una riunione dal Tribunale della Federazione, che esaminerà nuovamente il caso il 3 luglio (oggi) e che emetterà una sentenza definitiva sul fatto.
I precedenti
Quello che è accaduto a Baku è un fatto senza precedenti nella storia della Formula 1. Nessun pilota aveva mai compiuto una manovra simile nei confronti di un rivale. In realtà, i casi di contatti volontari ce ne sono stati parecchi, e la maggior parte di questi sono avvenuti in gare decisive per l’assegnazione del titolo mondiale (Senna-Prost nel 1990 e Schumacher-Villeneuve nel 1997), ma mai si era verificato un contatto volontario senza conseguenze per i diretti interessati, e soprattutto all’interno di una gara ancora prematura per poter decidere una stagione.
Analizzando le carriere di Hamilton e Vettel, si scopre che i protagonisti di questa infinita polemica non sono nuovi a comportamenti simili. Alcuni giornalisti ed opinionisti del settore, hanno definito la manovra di Hamilton come “recidiva”. Frenate al limite del regolamento in regime di safety car, mai pericolose ma effettuate con un filo di malizia per destabilizzare l’avversario anche e soprattutto dal punto di vista psicologico.
Ben diversa è invece la situazione di Vettel. Il tedesco della Ferrari non è nuovo ad episodi di rabbia e nervosismo, espresso in particolare attraverso i team radio. Le frequenti lamentele di Vettel, colorite da un linguaggio volgare e rabbioso, gli sono costate qualche guaio in occasione del Gran Premio del Messico della passata stagione. In quella circostanza, protestando per il condotta di gara scorretta di Verstappen (che non gli aveva ceduto la posizione dopo un taglio di pista), Vettel si lasciò tradire dalla tensione, insultando addirittura Charlie Whiting, reo di non aver emesso una penalità nei confronti dell’olandese. Anche in quel caso, il tedesco rischiò tantissimo a livello disciplinare, ma la questione si risolse soltanto dopo una lettera di scuse personali scritta dal pilota all’indirizzo del Direttore di Gara.
Ben venga assistere ad una Formula 1 più umana, con emozioni e tensioni che a volte sfociano in comportamenti non proprio da “gentleman”, ma entrambi i piloti possono essere consapevoli che, in passato, non sono stati degli stinchi di santo.
Per ora, dopo i fatti Baku, a rimetterci è stato/non è stato…. ed il campionato ora s’infiamma.