La storia di una vettura rivoluzionaria e quella di un sogno nella pellicola di Andrea Marini
La protagonista, stavolta, è una auto da corsa. Solo lei. Non è la prima volta che il cinema racconta il Circus e i suoi personaggi. I duelli, i personalismi, i suoi eroi si prestano perfettamente a stare davanti alla macchina da presa. Il caso di “Ferrari 312B” (Tarpini Production), il docu-film diretto Andrea Marini, è diverso e ce lo svela immediatamente il sottotitolo: “La monoposto che ha cambiato la storia della F1”.
“312B”. Una sigla, una storia. Anzi, in questo caso, due. Il sogno di Paolo Barilla, ex pilota F1 e vincitore a Le Mans nel 1985, di riportare in pista la vettura che col suo motore a sogliola rivoluzionò la F1 e, in parallelo, il racconto del campionato del 1970. Quello del debutto di quest’auto guidata allora da Jacky Ickx, Clay Regazzoni e Ignazio Giunti, mossa dall’innovativo 12 cilindri piatto progettato da un giovane Mauro Forghieri, ingegnere e storico direttore tecnico della Ferrari, chiamato nel 2015 proprio da Barilla a supervisionare la rinascita della sua 312 scovata negli USA.
I due racconti vanno di pari passo in un gioco di rimandi utili per lo spettatore, anche quello meno addentro, ad appassionarsi alla sfida più recente di Paolo che, a distanza di quasi cinquant’anni dall’esordio, ha riportato in pista la vettura nell’Historic Grand Prix di Montecarlo 2016, e a quella in bianco e nero in cui, dopo i primi stentati tentativi, la vettura di Maranello arrivò a giocarsi il titolo nel 1970.
Le immagini in presa diretta del restauro e della messa in pista della monoposto del Cavallino sono emozionanti, coinvolgenti e mai retoriche. Le testimonianze di Niki Lauda, Jackie Stewart e di altri protagonisti del Circus sono vere, e non un vuoto tributo al tempo che fu. Il ricordo, venato di orgoglio e accento emiliano, dei meccanici Ferrari dell’epoca rende ancora più vivida e autentica questa storia fatta di tecnica, sfide e umanità.
Umanità che traspare in pieno dalle espressioni, parole, consigli e richiami di Mauro Forghieri, il padre dell’innovativo motore “Tipo 001” a cilindri contrapposti di 180° ideato nel 1969 per ridimensionare i Cosworth inglesi allora vincenti. Forghieri, insieme alla 312B, risulta l’altro attore principale di questo film. La sua commozione nel sentire di nuovo il vagito del “suo” motore, le riprese dal vivo dei suoi suggerimenti ai meccanici o al pilota assieme ai quei disappunti celati – neppure tanto – dietro il dialetto modenese valgono da soli il biglietto.
Un documento che, al pari delle sue immagini in 4k, riporta nitidamente lo spirito di una F1 che forse non c’è più, e una passione che invece vive ancora oggi. Un film evento dedicato, a ragion veduta, ad una delle monoposto più interessanti e rivoluzionarie del Cavallino rampante che, proprio a partire dal debutto di questa vettura, inaugurerà una decade fortunata fatta di vittorie, 37, e titoli mondiali, 7, tra quelli piloti e costruttori.
