
Questa domenica la Formula 1 farà tappa negli Stati Uniti d’America, ad Austin, per un appuntamento forse fondamentale per la storia di questo mondiale 2017. Sul “Circuito delle Americhe” infatti, Lewis Hamilton potrebbe laurearsi matematicamente campione del mondo con quattro gare d’anticipo. Se così dovesse accadere, l’inglese della Mercedes agguanterebbe quindi il 4° titolo mondiale della sua carriera, strappando la corona d’alloro al suo ex compagno di squadra Nico Rosberg, attuale campione in carica.
Se dovessimo pensare ai circuiti sui quali è stata scritta la storia dei mondiali piloti, gli esempi più classici potrebbero essere Suzuka, Interlagos ed Abu Dhabi. Eppure, anche gli Stati Uniti conservano un posto speciale negli archivi della Formula 1. Anche qui, in una terra che non sempre ha accolto questa categoria con entusiasmo, ci furono risultati in pista che misero il punto esclamativo sui vari campionati. Ecco le volte in cui gli Stati Uniti furono protagonisti della chiusura ufficiale delle lotte per la conquista di un campionato del mondo.
1959: Jack Brabham diventa il nuovo Re della F1… a piedi
Nel 1959 l’ultimo gran premio della stagione si disputa proprio negli Stati Uniti sul circuito di Sebring, un ex aeroporto militare situato nel cuore della Florida. A contendersi il titolo fino all’ultimo metro sono gli inglesi Stirling Moss e Tony Brooks, ma il super favorito per la consacrazione finale è l’australiano Jack Brabham.
Quello che va in scena quel giorno è un gran premio ricco di curiosità, a cominciare dal fatto che sulla griglia di partenza non partecipano piloti campioni del mondo. Questa circostanza non si ripeterà più fino al 1994, quando si corse il primo GP dopo la scomparsa di Ayrton Senna. Tornando a Sebring, nessuno dei tre litiganti vince la corsa, che invece finisce nelle mani di un giovanissimo neozelandese che farà la storia di questo sport: Bruce McLaren. A soli 22 anni e 104 giorni d’età, McLaren s’impone come il pilota più giovane di sempre a vincere un GP ufficiale di F1. Tale record resterà imbattuto per moltissimi anni, addirittura fino al 2003, con l’arrivo di Fernando Alonso.
Mentre Moss è costretto al ritiro, rinunciando così al sogno che mai si realizzerà di vincere un mondiale, Brooks termina al 3° posto. Il colpo di scena arriva però all’ultimo giro: la Cooper di Brabham esaurisce il carburante proprio a pochi metri dal traguardo.
Le speranze di vittoria potrebbero chiudersi drasticamente qui, ma l’australiano non è disposto a rinunciare. Scende dalla macchina e la spinge a piedi fino al traguardo, concludendo così al 4° posto. E’ quanto basta per vincere il suo primo titolo mondiale della carriera, a cui faranno seguito quelli del 1960 e del 1966. Brabham diventa inoltre il primo australiano ad affermarsi nell’albo d’oro della Formula 1.
1970: l’unico mondiale postumo
Nel corso del campionato 1970, il pilota che riesce ad esprimere al meglio il proprio potenziale è l’austriaco Jochen Rindt. Il vantaggio che accumula sugli avversari è tale che l’appuntamento con la vittoria del suo primo mondiale è solo questione di tempo. Il destino però, ha in serbo un finale più amaro: nel corso delle qualifiche a Monza, l’austriaco esce di pista alla Parabolica, morendo quasi sul colpo.
La dolorosa scomparsa di Rindt getta nello sconforto l’intero mondo della F1, che già si stava preparando ad incoronare il suo nuovo Re. Ad ogni modo, pur senza la Lotus del compianto pilota nelle gare successivi, nessuno degli inseguitori riesce ad avvicinarsi alla leadership ancora occupata dall’austriaco. Il distacco su Jacky Ickx, 2° nel mondiale, è talmente ampio che non viene nemmeno colmato nell’ultima gara del campionato, quando la Formula 1 fa tappa sul circuito newyorchese di Watkins Glen. A vincere la gara in quell’occasione, per la prima volta in carriera, è il brasiliano Emerson Fittipaldi, ma il nuovo campione del mondo è il grande assente Jochen Rindt.
Per la prima ed unica volta nell’intera storia della Formula 1, viene dunque assegnato un campionato piloti postumo.
1974: Fittipaldi vince senza festeggiare
Dopo aver assegnato il titolo quattro anni prima, Watkins Glen torna ad esser decisivo per il mondiale nel 1974. Il grande favorito per la vittoria finale è colui che, nel 1970, vinse il suo primo GP della sua carriera: Emerson Fittipaldi. “O Rato”, che nel frattempo si è già laureato campione del 1972, deve però difendersi dagli attacchi finali di Clay Regazzoni, svizzero velocissimo al volante della Ferrari.
Regazzoni non potrà però far nulla, in gara, per poter strappare il titolo a Fittipaldi. L’elvetico taglia il traguardo al 9° posto, finendo lontano dalla zona punti, mentre a Fittipaldi è sufficiente arrivare 4° per vincere il suo secondo titolo mondiale con la McLaren.
Nonostante la vittoria iridata, quel giorno non c’è nulla da festeggiare. In gara si assiste infatti allo sfortunato quanto orribile incidente dell’austriaco Helmut Koinigg. Il pilota della Surtees finisce fuori strada e va a sbattere contro le barriere. L’angolo d’impatto schiaccia la macchina sotto le barriere, decapitando Koinigg. In un’epoca completamente diversa da quella che viviamo oggi, in termini di sicurezza, la gara non viene nemmeno interrotta. Un telo bianco steso sulla macchina, con il pilota ancora all’interno senza vita, copre la macabra e straziante scena, nascondendo a piloti e spettatori l’orribile verità.
1977: Lauda si congeda dalla Ferrari con il titolo
Il 1977 fu una delle stagioni in cui non si corse il Gran Premio degli Stati Uniti. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, il calendario del circus ospitava due gare sul suolo americano, ma con due denominazioni diverse: Gp degli USA Ovest e Gp degli USA Est. Questa distinzione cesserà soltanto attorno alla metà degli anni ’80, con il ritorno al singolo Gp degli Stati Uniti.
Tornando al 1977, la gara che potrebbe chiudere il discorso mondiale va in scena proprio negli USA, ad Est, e quindi ancora sul circuito di Watkins Glen.
Il favorito, in questo caso, è l’austriaco della Ferrari Niki Lauda, ormai vicinissimo a riscattare il doloroso 1976 dopo un anno che lo ha visto come assoluto protagonista. Eppure, proprio alla vigilia del gran premio americano, l’ormai non più felice rapporto tra il pilota ed il suo team (particolarmente con Enzo Ferrari) volge ufficialmente alla sua conclusione.
La scuderia annuncia il divorzio da Lauda per il 1978, con l’austriaco che andrà ad accasarsi alla Brabham-Alfa Romeo. Al suo posto, sempre per il 1978, arriverà un giovane e semi-sconosciuto canadese destinato ad entrare nel cuore dei tifosi della rossa: Gilles Villeneuve.
Ad ogni modo, lo strappo tra la Ferrari e Lauda si conclude con una nota positiva: l’austriaco, giunto 4° al traguardo, si laurea campione del mondo 1977 con tre gare d’anticipo, portandosi a casa il secondo titolo della sua carriera dopo quello ottenuto, sempre con la Ferrari, nel 1975.
2015: Hamilton diventa lo “sceriffo” nel Texas
Dopo il trionfo di Lauda nel 1977, bisognerà attendere addirittura fino al 2015 per rivedere un altro pilota laurearsi campione in terra americana. Sullo stesso circuito che potrebbe regalargli il 4° titolo già domenica, Hamilton ha già avuto l’occasione di conquistare il titolo ad Austin, nel 2015.
Per potersi garantire il titolo matematicamente, staccando così i suoi diretti inseguitori, ovvero Vettel e Rosberg (con il primo che ancora occupava il 2° posto in classifica), Hamilton doveva necessariamente vincere, e così accadde. Fino ad oggi, quello di Austin è stato l’ultimo successo iridato di Hamilton in carriera, ma la storia potrebbe ripetersi già domenica.