
Ci sono momenti nella vita di un pilota in cui sembra andare tutto storto, per forza di cose. Da un calvario ingiustificato al baratro del non ritorno. Che però diventa solo apparente, perché il karma sa aspettare, sa prendersi le sue pause ma è capace anche rivoluzionare una carriera, una vita, una storia.
Quella che raccontiamo oggi ha, ancora una volta, come protagonista Daniil Kvyat. Ne avevamo già parlato in precedenza, dopo il suo arrivederci poco elegante ed educato che gli è stato servito in RedBull. Del quale anche in Toro Rosso ne ha accusato i segni. Nonostante la retrocessione al fianco di Carlos Sainz, il giovane pilota russo ha avuto il secondo e ancor più grave “ben servito” dalle lattine, ovvero il dover lasciare spazio a Brendon Hartley, pilota decisamente più anziano e meno avvezzo alla Formula 1 rispetto a lui.
I risultati del rivale daranno ragione al russo che, arrivato a fine campionato, ha cercato di guardarsi intorno. Di tutto, pur di allontanarsi dalla famiglia RedBull che non ha tentennato nella decisione di retrocederlo, prima, per poi lasciarlo letteralmente a piedi.
Dicevamo del karma. Che sa aspettare, che sa prendersi le sue rivincite. Perchè dopo tutto sì, si può essere “non all’altezza”. In quei casi si alza la mano, si chiede scusa e si parla a cuore aperto. “E’ una sfida troppo grande, ma cercherò di imparare il più possibile per limitare i danni”. Non l’ha detto ma, siam sicuri, l’avrà pensato. Perchè sono cose che si sentono dentro e, ad un certo punto della propria vita, si ammettono.
Ma quanto fatto dalla RedBull nel togliergli i gradi per poi abbandonarlo al suo destino è ignobile e allo stesso tempo fragoroso. Perchè un trattamento del genere si sente e come. Ma soprattutto fa male. Ed in quei casi il karma decide di ridarti quanto si è preso, ovvero un’opportunità grande quanto un paddock.
Daniil Kvyat sarà pilota sviluppatore della Ferrari. Un sogno che lo pone sì lontano dalle gare, ma in una posizione privilegiata – ammettiamolo, tutti vorremmo essere al suo posto – e soprattutto in una squadra con la S maiuscola. Il destino toglie, il destino dà. A prescindere da accordi, intrighi e sfide al potere, Daniil si è conquistato la sua rivincita. La merita, se l’è guadagnata. Ed ora se la terrà stretta.