
È stata presentata oggi alle ore 15:00 la nuova monoposto della Scuderia Ferrari, la SF71H, l’arma per tentare l’assalto al mondiale nella stagione 2018 di Formula 1. Ci si aspettata tanto, per riuscire a coronare quel sogno che era sfuggito nella seconda metà del campionato dell’anno passato.
Una SF71H che ricalca in tanti aspetti le idee che si erano visti sulla SF70H, vettura molto competitiva e che, come visto nelle presentazioni della altre monoposto, ha fatto scuola. Ne riprende i concetti, estremizzandoli alla ricerca della prestazione pura, essenzialmente in tutte le zone della macchina. Come rivelato dallo stesso direttore tecnico Mattia Binotto, i tecnici di Maranello hanno anche deciso di aumentare leggermente il passo della vettura, cercando di ridurre la resistenza all’avanzamento, uno dei talloni d’achille della sF70H, ma senza stravolgere l’anima del progetto.
Tenendo conto che certamente in Ferrari si saranno tenuti qualche sorpresa per i test di Barcellona, che si svolgeranno a partire dalla prossima settimana, vediamo quali sono i punti su cui si è lavorato in inverno per rendere la SF71H una vettura vincente.
Anteriore
Partiamo dall’anteriore della vettura, soffermandoci inizialmente dal muso e dell’ala anteriore. Per quanto riguarda il muso è chiaro che si è continuato con il “classico” nasino, mantenendo un design molto simile a quello che si era visto nella passata stagione, anche se non mancano le novità: come si può vedere dalle foto diffuse in giornata, i piloni di sostegno dell’ala sono stati completamente rivisti, aggiungendo due soffiaggi. Difficile non notare una somiglianza con la soluzione che aveva proposto la McLaren nel 2017 sulla sua MCL32, la quale permetteva di incanalare una maggior quantità d’aria sotto il muso stesso e di gestire in maniera più accurata il flusso. Passando invece all’ala anteriore, non si notano particolari differenze rispetto a quella introdotta nel GP degli Stati Uniti 2017, se non per l’aggiunta di due soffiature nella zona del mainplane e del primo flap, oltre alla congiunzione del deviatore di flusso con gli upper flap. È su questa area che molto probabilmente vedremo i primi sviluppi nei testi invernali della prossima settimana. Spostandoci leggermente, possiamo trovare l’ingresso per l’S-Duct: confermata quindi la soluzione vista nella passata stagione.

Per quanto riguarda il reparto sospensivo la soluzione scelta continua ad essere il sistema push-rod, reintrodotto nel 2016 con la SF16-H dopo diversi anni di sospensione pull-rod, anche se pare leggermente modificato rispetto a quello della SF70H, con i bracci spostati leggermente verso l’anteriore per ridurre le turbolenze aerodinamiche sulle prese d’aria delle pance. Modificati e migliorati anche i turning vanes, passando da una soluzione formata due macro-elementi a una composta di 4 elementi di dimensioni più contenute, in modo da migliorarne l’efficienza: il primo dei quattro elementi è collato immediatamente sotto il supporto delle telecamere FOM, mentre i tre restanti sono posizionati al di sotto del telaio.
Parte centrale
Per quanto riguarda la parte centrale della vettura c’è molto da dire. I bargeboard posizionati immediatamente dietro le ruote anteriori sembrano molto simili a quelli introdotti in Malesia nella passata stagione, con due soffiature nell’elemento principale e un piccolo pre-bargeboard a forma di boomerang. Anche la zona del marciapiede è rimasta visivamente molto simile a quella della sF70H, seppur con qualche piccola novità. Per i bargeboard laterali si tratta di un leggero restyling, con l’elemento principale che ora è collegato direttamente alla struttura.
È stato fatto un gran lavoro intorno alla zona delle pance: i tecnici di Maranello hanno mantenuto gli stessi concetti aerodinamici che si erano visti sulla SF70H, quindi con pance arretrate e deviatore di flusso con cono anti-intrusione integrato nel deviatore di flusso, rivedendo però quest’ultimo ed estremizzando ancor di più il tutto. Ciò si unisce alla diversa dimensione delle bocche dei radiatori, molto più piccole rispetto alla passata stagione, anche grazie al leggero aumento dimensionale della “seconda bocca”, quella superiore. Ciò ha permesso di ridurre notevolmente gli ingombri, permettendo agli ingegneri di sfruttare diversamente la zona e di aumentare l’efficienza della stessa, a tutto vantaggio dell’aerodinamica.

Spostandoci sull’abitacolo è subito visibile l’Halo, il cui presenta anche un piccolo soffiaggio nella parte superiore, in modo da gestire meglio i flussi e limitare per quanto possibile gli effetti negativi che il nuovo sistema di protezione del pilota porterà con sé. Questa soluzione rispetta i regolamenti imposti dalla FIA, in quanto i team hanno una tolleranza di 20mm sulla corona superiore su cui lavorare. Sarà importante riuscire a minimizzare gli effetti dell’Halo anche riguardo al peso, dato che la “gabbia” comporta un aumento totale di circa 10kg (7 la struttura e 3 gli ancoraggi). Molto interessanti e sorprendenti anche gli specchietti retrovisori, piccola vera novità di questa vettura, trasformati in veri e propri elementi aerodinamici: solitamente questi sono una “seccatura” per gli ingegneri, ma i tecnici di Maranello sembrano aver trovato un modo molto interessante di sfruttarli. Come si può notare nelle foto, nella parte esterna (quella colorata di nero) gli specchietti presentano un piccolo soffiaggio, mentre nella parte interna vi è la presenza di un piccolo profilo per “riattaccare” il flusso in uscita. Questa soluzione comporta due vantaggi: il primo riguarda la riduzione della sovrappressione ai lati specchietti, mentre il secondo riguarda la gestione dei flussi. Sembra infatti ipotizzabile che il profilo interno indirizzi l’aria verso la seconda presa dei radiatori, quella posizionata nella parte superiore delle pance, migliorando di conseguenza il raffreddamento della vettura. Una mossa davvero interessante, con ogni elemento che sembra essere stato estremizzando per garantire la migliore efficienza possibile. L’airbox mantiene le due “orecchie” che si erano viste sul finale di stagione.
Posteriore
Muovendoci infine al posteriore, notiamo come le dimensioni della zona coca cola siano rimaste simili a quelle della passata stagione, sempre molto contenuta, con la carrozzeria che si apre nella parte terminale (stile megafono) per espellere l’aria calda proveniente dalla Power Unit. Non è ovviamente presente la “shark fin”, abolita per quest’anno, mentre si può notare la modifica sulla posizione della t-wing per rispettare i nuovi standard regolamentari. Il fondo invece pare piuttosto “spoglio”, probabilmente solo per questione di presentazione, il quale non presenta il famoso coltello che tanto fece discutere nella passata stagione ma denota l’introduzione di 3 piccoli soffiaggi davanti alla ruota posteriore per ridurre l’effetto del tyre squirt. L’alettone posteriore è anch’esso molto simile a quello della SF70H, con i due classici piloni a forma di collo di cigno che sono stati poi ripresi anche da altri team per il 2018. Il sistema sospensivo rimane il consueto pull-rod.

Una SF71H, in conclusione, che sulla carta sembra aver ripreso i concetti della sua sorella maggiore, estremizzandoli e migliorandoli per puntare al titolo. Riuscirà a far sognare i tifosi della Rossa?
Ferrari SF71H – FOTOGALLERY
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