
Le notizie riguardanti un possibile abbandono della Ferrari al Circus della Formula 1 sono ormai all’ordine del giorno. Dalla prima divulgazione delle nuove norme sulle motorizzazioni 2021, il Presidente dell’azienda di Maranello Sergio Marchionne non ha mai tentato di celare un crescente malcontento nei confronti di Liberty Media, arrivando a definirli incompetenti. Una Ferrari che, in misura maggiore rispetto ad altri costruttori che sin qui si sono espressi con maggior cautela, si oppone fermamente all’armonizzazione di certe componenti delle nuove power unit. Secondo il Presidente Marchionne, una svolta in questa direzione abbasserebbe il livello tecnologico della categoria e porterebbe la Formula 1 ad assomigliare a un monomarca. Prospettive non certo in linea con le strategie di chi riversa in questo sport centinaia di milioni di euro per mostrare al mondo la propria vision e unicità.
Se a questo scenario aggiungiamo le parole del Presidente FIA Jean Todt circa la necessaria abolizione del diritto di veto Ferrari, si comprende come i vertici della storica compagine italiana abbiano in questo momento più di qualche motivo per essere quantomeno infastiditi. Proprio in occasione di un briefing con i media, il Presidente della FIA è intervenuto su questo scottante argomento, sottolineando come questo speciale diritto riservato alla Ferrari sia ormai anacronistico.
Risalendo alle origini di questo speciale diritto riservato alla Ferrari, questo fu introdotto intorno al 1980, anno in cui venne finalizzato anche il primo Patto della Concordia. Questa scelta avvenne sulla base del fatto che la Ferrari, rispetto a tutti i team britannici motorizzati Ford-Cosworth, era l’unico costruttore totale e indipendente impegnato in F1, fatta eccezione per l’Alfa Romeo e la Renault. Enzo Ferrari si sentiva piuttosto isolato a Maranello, dovendo inoltre competere contro scuderie che disponevano di una sede in quella zona dell’isola d’oltremanica conosciuta come la “Silicon Valley” dei motori. Le motivazioni del Drake furono considerate valide e il diritto di veto in sede di approvazione dei regolamenti fu accordato alla scuderia.
L’ultima occasione in cui il management Ferrari esercitò il diritto di veto fu nel 2015, quando si oppose all’introduzione del tetto massimo sui costi per motori e ricambi da fornire ai team clienti. Proprio sulle origini del diritto di veto riservato alla Ferrari e su quanto questo sia ormai in contrasto con il presente della Formula 1 è intervenuto Jean Todt: “Il veto era stato dato al team di Maranello ai tempi di Enzo Ferrari, quando la Ferrari era l’unico team a costruirsi in proprio telaio e motore, mentre tutti gli altri team avevano propulsori Ford. In quel momento era stato deciso di offrire alla Ferrari l’opportunità di veto per protezione di quello che stava facendo. Personalmente penso che i tempi siano cambiati. Non sono favorevole al fatto che questo potere rimanga alla Ferrari”.
Todt, nonostante il trascorso vincente proprio in Ferrari, spiega come l’inizio della sua opposizione al diritto di veto della compagine di Maranello risalga a qualche anno fa, in occasione del rinnovo del Patto della Concordia nel 2013: “Ero l’unico contro a dare la possibilità di veto alla Ferrari. Ricordo che c’era un incontro a Parigi, a Place de la Concorde, nella sede FIA. C’erano il detentore dei diritti commerciali della F1 e tutti i team. Chiesi quale fosse la posizione di tutti riguardo il diritto di veto della Ferrari. Tutti dissero che per loro andava bene, quindi sarebbe stato inappropriato per me dire che ero contrario al diritto di veto della Ferrari”.
Quando è stato chiesto al Presidente della FIA un parere circa i maggiori introiti ricevuti dalla Ferrari rispetto ai concorrenti, Todt ha invece adottato una posizione più favorevole alla scuderia italiana: “E’ normale che Leonardo Di Caprio prenda più soldi di un attore che recita nelle serie TV? Sì, è normale, quindi, ancora una volta, questa è la vita. Più sei bravo e hai attrattiva, più soldi dovresti prendere. In questo tipo di attività ritengo sia normale che la Ferrari guadagni di più- In passato guadagnavano di più con risultati non eclatanti. Ora ottengono più soldi facendo risultati migliori. Questo ha senso”. Ricordiamo che la Ferrari è il team che riceve attualmente più premi in denaro nonostante non vinca un campionato costruttori dal 2008 e uno piloti dal 2007.
Per un’analisi completa sui temi strettamente connessi all’attualità della Ferrari, Todt non ha potuto esimersi dal commentare la minaccia della Rossa di lasciare la Formula 1 nel 2021: “Potrebbero andarsene e, onestamente, sarebbe una loro scelta. Sono liberi di farlo, sicuramente spero che non se ne vadano, ma può sempre succedere. Ho visto andarsene grandi Case e poi le ho viste tornare indietro. Ma è una loro scelta”. Un Todt che dunque non appare troppo preoccupato dalle recenti esternazioni del Presidente Marchionne, che ha più volte ribadito come la Ferrari non intenda scendere a patti con Liberty Media. E’ notizia recente un interessamento della Ferrari verso la IndyCar, serie americana a cui il team italiano già strizzò l’occhio ai tempi del Drake.
Dopo che la nuova gestione della Formula 1 ha apportato sinora cambiamenti secondari a quelli che sono gli interessi della categoria regina del motorsport, sarebbe forse ora che Liberty Media, insieme alla FIA, inizino ad affrontare quegli argomenti più determinanti per il futuro della Formula 1. Il malcontento Ferrari, unitamente a quello degli altri costruttori, è certamente una tematica prioritaria. Con l’obiettivo di rendere la massima formula uno sport più equo e democratico, è anche vero che il diritto di veto Ferrari appare ormai un elemento che non sta al passo con i tempi moderni. Sta alla FIA e agli organi competenti provvedere a riportare lo sport ai fasti e alla popolarità di un tempo, senza però trascurare il fatto che i tempi si sono evoluti.