
Dopo il freddo e la neve della scorsa settimana, è finalmente arrivato il sole sopra il circuito del Montmelò, permettendo a team e piloti di riprendere il consueto programma di lavoro previsto per i test invernali.
Quattro giorni che ci hanno detto tanto sul livello di competitività delle vetture e che hanno riservato sorprese e delusioni. I team si sono concentrati sull’accumulare chilometri per verificare ancora una volta l’affidabilità delle monoposto (con distante record, come i 188 giri in una sola giornata di Sebastian Vettel), su prove di set-up e sui lunghi stint, valutando il consumo delle gomme e le reazioni delle vetture a cambiamenti di settaggi. Dovendo anche recuperare il tempo perso nella prima settimana di lavoro, non è stata una sorpresa vedere tanti team scendere in pista con i famosi “rastrelli” per la raccolta dei dati.
Senza dilungarci troppo, andiamo ad analizzare cosa ci ha insegnato questa seconda ed ultima settimana di test di Barcellona.
Test F1 Barcellona – TUTTI I TEMPI
Test F1 2018 – Alta classifica
Tre sono le squadre che, durante i test invernali, hanno dimostrato di aver qualcosa in più della concorrenza: Ferrari, Mercedes e Red Bull. Le protagoniste della scorsa stagione sembrano quindi confermare la loro posizione dominante nella zona alta di classifica, anche se, ovviamente, metterle in ordine è davvero difficile. I dati dei test invernali sono sempre molto difficili da interpretare, sia perché i team tendono a nascondersi, sia perché spesso si basano su programmi di lavoro diversi che rendono complicato comprendere e paragonare i livelli di performance della varie scuderie. A ciò si aggiunge il tempo perso nella prima settimana di test a causa del freddo, cosa che ha ulteriormente complicato il lavoro delle squadre.
Mercedes

Le prime sensazioni parlano di una Mercedes che si conferma molto competitiva, in particolare sulla gomma media, ovvero la soft della passata stagione, una mescola che high-working range che ben si adattava alla W08. Se il comportamento della vettura sembrava il vero tallone d’achille della vettura della passata stagione, la W09 non sembra più una “diva”, come raccontato da una delle figure chiave del team, Aldo Costa. Difficile parlare di performance in termini assoluti, sia perché il team tedesco non ha scoperto le proprie carte in simulazione qualifica, sia perché le simulazioni di gara sono affidabili, ma fino ad un certo punto, date le tante variabili in gioco. Guardando quei pochi dati a disposizione, Mercedes si porrebbe alla vigilia del mondiale ancora una volta come il punto di riferimento per l’intera griglia ed, in fin dei conti, non ci sarebbe nulla di strano considerando che sono i campioni in carica. Nelle simulazioni di passo gara provate alla fine della seconda sessione di test, le considerazioni emerse potrebbero essere quelle di una Mercedes ancora davanti sul punto di vista non solo cronometrico ma, potenzialmente, anche dei consumi. Come detto, però, è difficile fare valutazioni concrete non conoscendo i programmi delle altre squadre, quindi stiamo solamente parlando di supposizioni. È comunque importante sottolineare che le considerazioni fatte valgono su questa pista e con queste condizioni, nulla garantisce che i problemi denotati l’anno scorso non si ripresentino su un circuito diverso, dove gomme e temperature saranno differenti da quelle dal tracciato catalano. Per quanto riguarda la simulazione di qualifica, i tedeschi hanno optato per il non portare neanche un treno di hypersoft a Barcellona, quindi è difficile fare paragoni, considerando che lo sfruttamento di mescole così morbide – e il conseguente delta time – varia da team a team. Le sensazioni che arrivano da Brackley sono positive, anche se il team non ha nascosto qualche piccolo dubbio riguardo all’usura e alla presenza del blistering sulle gomme più tenere, cosa che si era parzialmente vista anche nel 2017.
Ferrari

Spostandoci in casa Ferrari, la seconda sessione di test invernali ha lasciato tanti dubbi riguardo alla nuova SF71H. Il team di Maranello si sta solo nascondendo, sta ancora cercando di capire la vettura oppure ha mostrato i primi segnali di una stagione che li vedrà ancora costretti ad inseguire? Difficile dirlo e probabilmente nessuno, se non i tecnici stessi, lo sa. Il tempo perso nella prima settimana ha sicuramente influenzato il programma di lavoro degli uomini in rosso, alla ricerca di risposte e di dati che potessero confermare quanto si era visto in galleria del vento e al simulatore. Sulla nuova Rossa c’è tanto di nuovo, non solo per quanto riguarda il passo e la zona centrale della vettura, con pance profondamente modificate per aumentarne l’efficienza, ma anche al il posteriore, con un diffusore completamente rivisto, molto diverso da quello che si era visto nel 2017, soprattutto per quanto riguarda la parte esterna. È chiaro che, quindi, alla base dei test invernali ci sia stato un profondo lavoro di acquisizione e di confronto dei dati e le tante prove aerodinamiche condotte nelle ultime due settimane lo confermano. Se ci basassimo solamente sui dati, è difficile dire dove si porrebbe ad ora la Ferrari: nella simulazione di passo gara (in questo caso di Vettel rispetto a Bottas) ci sono luci ed ombre, mentre è palese che in quella che avrebbe dovuto essere la simulazione di qualifica, il team di Maranello non abbia mostrato tutto il proprio potenziale. A conferma di ciò basta guardare il video del giro veloce di Vettel, in cui si nota chiaramente come il tedesco alzi il piede in alcune zone della pista. Un “gioco” in cui, durante il suo run, il quattro volte campione del mondo ha continuanto ad alternare settori molto veloci ad un chiaro “sandbagging”. Oltre a ciò, si può mettere sotto la lente di ingrandimento la situazione delle gomme, già visibilmente segnate, specialmente all’anteriore sinistra in cui erano chiaramente visili segni di blistering (infatti il giro secco non è arrivato al primo passaggio, ma dopo un mini long run). Probabile che più che sull’attaco al tempo vero e proprio, il team di Rosso tinto si stesse concentrato sulla raccolta dati e sulla comprensione del comportamento della nuova mescola in determinate situazioni, anche se capire la hypersoft su un tracciato come Barcellona rimane sempre difficile: questo per dire che è piuttosto inutile prendere il giro di Vettel come un punto di riferimento assoluto per quanto riguarda la performance della vettura, considerando che ci sono ancora diversi decimi “nel taschino”. In termini di passo gara la Rossa ha mostrato una buona competitività nei primi due stint, con tempi paragonabili a quelli della Mercedes, per poi crollare nel terzo e ultimo stint, con un distacco di oltre un secondo al giro. È precoce tirare conclusioni affrettate basandoci solo su questi pochi dati, sia per quanto riguarda la performance della vettura, sia in termini di consumi (soprattutto parlando di numeri), perché lo stesso Vettel a fine stint ha piazzato un ottimo tempo che non fa altro che aumentare i dubbi. È difficile pensare che, tra mappature e vettura, ci sia una differenza di circa un secondo al giro tra le due vetture. Valutare i test invernali solamente in base al cronoemtro rimane un’impresa impossibile, non conoscendo i carichi di carburante, i setup utilizzati, le mappature motore e il programma di lavoro. A ciò ovviamente vanno aggiunto le diverse condizioni in cui le varie simulazioni di gara sono state svolte, mattina o pomeriggio, con il caldo o con il fresco. Tra gli aspetti positivi sembra però esserci il consumo gomme, relativamente contenuto per quanto fatto vedere durante la seconda settimana. I piloti sembrano fiduciosi, coscienziosi che sarà una stagione lunga e che c’è ancora tanto su cui lavorare e da tanto da imparare della nuova SF71H, anche se i primi riscontri sembrano positivi. Per ora sembra esserci una sola certezza: la Rossa ha completato oltre 11000 km senza denotare problemi di affidabilità e questo è un primo, ma importante, punto di partenza, considerando tutti quegli incovenienti che hanno condizionalo il 2017. Ci vorrà calma e pazienza per capire a fondo quale sia il reale valore di un progetto così ambizioso.
Red Bull

Terzo team di questa fascia è la Red Bull, parsa in un buon stato di forma nonostante qualche piccolo problema di affidabilità che aveva costretto il team anglo-austriaco a rallentare il lavoro nella prima settimana. Probabilmente il miglior pre-stagione dell’era ibrida per le “lattine”, con una vettura che sembra molto semplice da guidare, caratteristica denotata anche sul finire della scorsa stagione. Di negativo c’è da segnalare qualche piccolo problema di usura gomme sulle mescole più morbide, che probabilmente potrà essere migliorato lavorando sul set-up. Analizzando il passo gara, il cronometro ci racconta di una RB14 di buon livello, anche se dietro alle due rivali: come per Mercedes e Ferrari, ovviamente, queste sono comunque supposizioni che andranno poi confermate – o smentite – in pista negli appuntamenti del mondiale.
Test F1 2018 – Media classifica
È nella fascia media che troviamo le vere sorprese di questi test invernali. Una fascia composta da Renault, Haas, Toro Rosso, McLaren e Force India. Le prime tre sono le sorprese, le ultime due le delusioni, ognuno con diverse motivazioni.
Renault

Chi sembra essere messo meglio è la Renault che, nonostante una vettura all’apparenza piuttosto “convenzionale” che non aveva suscitato clamori al lancio e qualche problemino di affidabilità, è riuscita a trovare grande sostanza, ponendosi come il primo team di questa fascia. Una vettura che sembra ben bilanciata a semplice da guidare, a detta dei piloti. Durante i test sono arrivati anche importanti aggiornamenti, come una nuova ala anteriore sul finire della seconda settimana. L’obiettivo della casa francese è quello di crescere e fare un ulteriore step, anno dopo anno; per ora sembrano esserci riusciti.
Haas

L’altra sorpresa di questo pre-stagione è stata indubbiamente la Haas, sembrata piuttosto consistente, nonostante sia la penultima squadra come giri all’attivo nelle due sessioni di test. I piloti sembrano soddisfatti del bilanciamento, magari sarà anche la volta buona che non sentiremo Romain Grosjean lamentarsi dei freni! Scherzi a parte, sembra confermarsi il trend degli anni passati: un buon inizio di campionato, con una seconda parte di stagione in caduta libera. Riuscirà il team americano ad invertire il trend, mantenendo una buona competività per tutto il campionato? Gli avversari più quotati, come Force India, McLaren e Williams sembrano essere in difficoltà, quindi riuscire a sfruttare nel migliore dei modi l’inizio di stagione sarà fondamentale.
Force India

Se in casa Haas c’è ottimismo, qualche dubbio sorge parlando della Force India, l’unica squadra ad aver fatto un passo indietro (seppur stiamo solamente parlando di test) rispetto alla passata stagione. Dalle parole del team, sembra che l’halo, il nuovo sistema per la protezione della testa del pilota, abbia avuto un impatto maggior di quanto ci si aspettasse nel disegno della vettura, costringendo la squadra anglo-indiana a rivedere parte del progetto. Ovviamente, dato il budget limitato, ciò non è stato semplice e la VJM11 che abbiamo visto fino ad ora sembra essere ancora una vettura “laboratorio”, con importanti aggiornamenti che dovrebbero arrivare già a Melbourne. Con avversarie toste come Renault e McLaren, non perdere troppi punti all’inizio della stagione sarà di fondamentale importanza per confermarsi al quarto posto nella classifica costruttori.
McLaren

La più grande delusione dei test invernali è senza dubbio la McLaren. Dopo tante parole e dopo tante accuse è finalmente arrivato il momento della verità e, per ora, sembra più la continuazione di un incubo che l’inizio di una risalita. Dai disastri della Power Unit Honda ai problemi di quella Renault. La sensazione è che il team di Woking sia ancora in fase di adattamento al nuovo motore transalpino, di cui deve ancora capirne funzionamenti e richieste, in particolare per quanto riguarda il raffreddamento, un problema che si era verificato anche nella prima settimana di test nonostante le basse temperature. McLaren ha scelto un progetto ambizioso, soprattutto al posteriore, con un design che lascia spazio a soluzioni aerodinamiche di particolare interesse, ma che per ora non ha ancora pagato. I piloti mostrano fiducia sull’handling della vettura, ma è difficile trarre indicazioni concrete quando sei costretto a femarti un giorno sì e l’altro pure. Dalla perdita d’olio alla rottura del turbocompressore, passando per i problemi di surriscaldamento: sono stati pochissimi i giorni in cui in McLaren hanno potuto lavorare con serenità al fine di trovare le risposte ai dubbi invernali. La mente torna al 2014, quando la Red Bull si trovò in una situazione molto simile nel corso di tutti i test pre-stagionali, per poi trovarsi a podio nella prima gara dell’anno. La domanda da farsi a questo punto è una sola: è il team di Woking ad aver spinto troppo o sono solo problemi di adattamento ad una nuova Power Unit che si risolveranno prima dell’inizio del mondiale? Solo Melborune saprà darci la risposta corretta, ma è palese che al momento qualcosa non funzioni. Qui non ci si gioca semplicemente un posto nel mondiale, ma ci si gioca la credibilità di una squadra che deve dimostrare che le parole spese negli ultimi anni non siano state, appunto, solo parole, ma che esse siano tramutabili in fatti.
Toro Rosso

Se da una parte c’è chi soffre, dall’altra c’è chi ride. È il caso della Toro Rosso – Honda, un binomio che si portava (e porta) tanti dubbi sulle spalle. Da una parte il team faentino ha la grande opportunità di diventare finalmente una squadra “ufficiale”, di avere un motorista che si concentri solamente interno a sé, dall’altra la storia dei nipponici che, dopo tre anni d’inferno, forse vedono finalmente la luce. Per ora sembrano esserci tanti aspetti positivi, soprattutto per l’affidabilità mostrata dall’unità motrice. A detta di James Key, la scuderia italiana non è stata costretta a modificare la sua filosofia in termini di design per sopperire alla mancanza di potenza della Power Unit del Sol Levante e questo è già un primo, ma importante, punto di partenza. Nella prima settimana la Toro Rosso ha concluso la quattro giorni in pista con il più alto chilometraggio tra le squadre, un risultato sicuramente confortante se paraganato a quello della McLaren non più di un anno fa. A ciò si aggiunge un buon chilometraggio nella seconda settimana, si vocifera completato con una sola Power Unit: sarebbe l’equivalente di più di sette gran premi senza grossi problemi. È chiaro che parliamo sempre di test e i dubbi sulla Power Unit nipponica rimangono, perché una volta raggiunta l’affidabilità rimangono sempre i nodi consumi/potenza da sciogliere. Però è senza dubbio un inizio, una sorpresa che è stata ben accolta nel paddock. Vedremo dove si posizionerà a Melbourne, con la speranza di sfruttare qualche errore dei rivali per portare qualche punticino a casa.
Test F1 2018 – Bassa classifica
Conclusa la zona di medio classifica è ora di spostarci verso le ultime file della griglia, in cui troviamo Williams e Sauber.
Williams

Per quanto riguarda il team di Groove, sembra continuare quella sorta di caduta libera iniziata negli anni passati. Ci si aspettava che con l’arrivo di Paddy Lowe dalla Mercedes la storia potesse cambiare, che si potesse fare un salto di qualità: un passo in avanti che, però, non sembra essere arrivato. La vettura sembra difficile da guidare e la poca esperienza dei piloti non sta di certo aiutando i tecnici del team inglese. Magari è solo questione di crescere e mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, ma le prime sensazioni sono tutt’altro che positive.
Sauber

Discorso profondamente diverso, invece, per la Sauber. Per la scuderia svizzera si tratta dell’inizio di un nuovo corso, non solo per la partnership con Alfa Romeo, ma anche perché si iniziano a vedere i primi frutti del lavoro dei tecnici arrivati negli ultimi due anni, i quali hanno messo in pista un progetto completamente nuovo per tentare di rimediare alla scarsa competitività denotata nelle stagioni passate. Essendo un progetto ai primi stadi, che ha poco in comune con la C36 del 2017, è chiaro che serva un periodo di apprendimento per comprendere a pieno le potenzialità della macchina e per capire quali siano i punti su cui intervenire, partendo dalle sospensioni e dall’aerodinamica, profondamente modificate per questa stagione. Le prime indicazioni parlano di una vettura non particolarmente stabile, piuttosto nervosa, e lo si può denotare anche dai molteplici errori commessi dai piloti stessi nelle due settimane di test. In positivo c’è il salto in termini di potenza, con la Power Unit Ferrari in versione 2018 a disposizione. Ma è comunque l’inizio di un nuovo capitolo per la scuderia elvetica; il potenziale sembra esserci, ma servirà tempo per capire se l’auto possa affacciarsi nelle zone di media classifica.
Test F1 2018, Barcellona (2): tutti i numeri

Test F1 Barcellona – TUTTI I TEMPI
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