
Sul circuito del Bahrain, Sebastian Vettel, si prepara a disputare il suo duecentesimo Gran Premio e, proprio in occasione di questa ricorrenza, si è raccontato in escludica ai microfoni di Sky Sport F1 HD.
Dopo essere approdato in Formula 1 come collaudatore della BMW Sauber, il tedesco è stato messo subito sotto contratto dalla Toro Rosso, dov’è stato autore di una storica impresa nel Gran Premio di Monza del 2008.
Questo è stato solo l’inizio della sua striscia vincente: sono quattro, infatti, i titoli iridati vinti dal tedesco ai tempi d’oro della Red Bull. Dopo aver trascorso sei anni nel team austriaco, il quattro volte campione del mondo, è approdato in Ferrari, conquistando i cuori di tutti i tifosi della rossa.
Ecco a voi l’intervista in esclusiva a Sky.
200 Gran Premi. Ti senti vecchio o ancora giovane?
Amo ancora quello che faccio, amo entrare in macchina, guidare, le sensazioni al volante, le gare in particolare. Sono ancora molto eccitato quando mi sveglio la mattina del Gran Premio, è una gran parte della mia vita e credo che se fai qualcosa e ti senti ancora vivo, in fondo ti senti giovane.
Quanti caschi hai usato e qual è il tuo preferito?
Credo di avere usato almeno 110 caschi diversi, in genere quello di Singapore era uno dei più belli perché facciamo sempre qualcosa di speciale. Ma anche per il Gran Premio di Germania ne abbiamo fatti tanti, talmente tanti che non saprei, dovrei guardare a casa.
Li hai tutti a casa? È contenta tua moglie?
Noi ci ridiamo, ma 100 caschi occupano tanto spazio. La maggior parte sono appesi perché un paio di anni fa li ho messi sul muro, altri però decisamente no per problemi di spazio, ma è un bel problema da avere.
Pensi di farne un museo un giorno?
Non sono un tipo da museo.
Hai sempre dato un nome alle macchine, qual è il nome più pazzo?
Penso che il nome da dare alla macchina sia una cosa divertente da fare insieme ai meccanici: sedersi al tavolo e trovare qualcosa di nuovo mi diverte più di quanto faccia il nome in sé. Se poi è una bella stagione, te lo porti appresso tutto l’anno. Come ho detto, la decisione la prendiamo tutti insieme.
La tua routine del giro di pista a piedi? Quanti chilometri hai percorso in carriera in questo modo?
Il giro di pista a piedi è comunque utile, perché ci sono sempre piccoli cambiamenti. Ovviamente conosco le piste, ma è una routine: prendersi il tempo, circa un’ora a piedi (anche se a Spa è un’ora e mezza), per parlare con gli ingegneri della gara passata e di quella che arriva è un po’ come una riunione, ma non è formale. Non ci si siede e ognuno dice la sua, è un dialogo aperto e al tempo stesso prepari ogni curva e la analizzi bene. Lo trovo molto utile ed è piacevole: mi piace stare all’aperto, mi piace camminare, mi piace fare questo giro.