
Ferrari, la chiave per il Mondiale è la costanza nei risultati.
Siamo ormai arrivati a un quarto della stagione di Formula Uno 2018 e in casa Ferrari è il momento di fare i primi raffronti con la stagione passata. Le prime cinque gare dello scorso anno avevano visto la Rossa protagonista, con Sebastian Vettel trionfatore in Australia e Bahrain, esattamente come quest’anno.
Prima di cominciare, occorre però notare una differenza di calendario: infatti la quarta gara del campionato, che quest’anno si è tenuta a Baku, nel 2017 si tenne a Sochi, pista su cui la Mercedes la ha sempre fatta da padrona dal suo ingresso in calendario dal 2014, e che nel 2018 è stata spostata dopo il GP di Singapore. Swap importante questo, soprattutto in relazione alla tipologia dei tracciati: veloce e adatto a colpi di scena e sorpassi quello azero, più “di carico” e lento quello russo.
Osservando la classifica a squadre, balza all’occhio subito come la Ferrari abbia avuto un avvio certamente migliore lo scorso anno: 153 punti (gli stessi che oggi ha Mercedes) contro i 126 attuali. Dove stia la differenza sostanziale è facile da individuare: il rendimento di Vettel. Il tedesco nelle prime cinque gare dello scorso campionato non era mai andato oltre la seconda posizione in gara, collezionando tre piazze d’onore (Cina, Russia e Spagna) e le due vittorie a Melbourne e Sakhir. In seguito a questi risultati si trovava in testa alla classifica piloti con 104 punti contro i 98 di Hamilton, che a sua volta aveva vinto a Shanghai e Barcellona, mentre a Sochi era stata la volta del compagno di squadra Bottas.
Nella stagione in corso, invece, il tedesco quando non ha vinto ha dovuto accontentarsi delle posizioni di rincalzo: ottavo a Shanghai dopo la collisione con Verstappen, quarto negli appuntamenti di Baku e Barcellona, fermandosi così a quota 78 punti iridati. Se però in Azerbaijan il quarto posto era scaturito in seguito al tentativo naufragato di sorpasso su Bottas, in Spagna la Ferrari ha evidenziato grandi difficoltà nel tenere il ritmo imposto dalle Frecce d’Argento, e questo ha fatto suonare un campanello d’allarme a Maranello.
Chi non ha variato il suo ruolino di marcia è Kimi Raikkonen: 48 i punti collezionati nel primo quarto del 2018 contro i 49 dello stesso periodo dell’anno precedente. L’unica differenza sta nei due podi conquistati quest’anno a Melbourne e Shanghai, contro l’unico ottenuto a Sochi lo scorso anno. A difesa del finlandese, che quest’anno sembra essere in ottima forma, vanno sottolineati i due ritiri del Bahrain e della Spagna per colpe non sue.
Gettando un’occhiata ai rivali della Mercedes, è da notare come non vi sia una grande differenza di punti in classifica costruttori tra 2017 e 2018: 161 punti contro 153 di quest’anno. Anche i suoi due piloti non registrano grosse differenze tra le due annate, con solo pochi punti in meno per ognuno rispetto alla stagione passata: Lewis è “fermo” a quota 95 contro i 98 del 2017, mentre Valtteri è a 58 contro 63. La situazione, quindi, a Brackley, nonostante un inizio complicato, è sostanzialmente in linea con quella del 2017.
Osservando i risultati, infine, si nota come la differenza rispetto allo scorso anno sia data dalla costanza dei piazzamenti: infatti, a pari numero di vittorie, Hamilton, che è finito due volte a podio, è rimasto costante rispetto allo scorso anno, mentre Vettel, che non ha mai finito tra i primi tre quando non ha vinto, ha perso ben 26 punti rispetto allo scorso anno. E’ proprio sulla costanza che Vettel e la Ferrari dovranno fare affidamento se vorranno battere Hamilton e la Mercedes per i titoli Piloti e Costruttori.