
“Quest’anno non posso permettermi di sbagliare una gara“. Così esordì Valtteri Bottas all’alba del weekend di Melbourne, prima tappa mondiale del 2018.
La pressione, si sa, può giocare brutti scherzi. Iniziare con il botto, è cosa ben diversa da fare il botto. Auto distrutta in qualifica, sostituzione del cambio con, conseguente ed ulteriore, scivolamento nelle retrovie. Solo ottavo al traguardo di Melbourne ed una prestazione complessivamente deludente per il finlandese.
Nelle successive quattro corse, però, le performance di Bottas sono migliorate con tre piazzamenti al secondo posto e, senza la foratura di Baku, sarebbe tranquillamente avanti a Sebastian Vettel nella classifica generale.
Solo la sfortuna ha privato Bottas della vittoria nel Gp di Azerbaijan, che avrebbe avuto risvolti interessanti anche nella lotta interna con il compagno di scuderia, Lewis Hamilton.
La pericolosa competizione tra compagni di squadra, che in Mercedes hanno provato a scongiurare dopo l’addio di Rosberg, magari consentirebbe, ad un terzo pretendente alla corona, di sfruttare una potenziale sfida tra i due alfieri del team tedesco.
Bottas non ha nascosto la sua voglia di titolo ma ha accettato il ruolo di seconda guida con maturità, profondo rispetto per Hamilton e per il lavoro della squadra. Lo scorso anno il finlandese è stato un alleato prezioso per Lewis, garantendo prestazioni che hanno facilitato notevolmente il britannico.
Emblematico il Gp di Spagna 2017 dove Bottas fu sacrificato dalla squadra per fare da tappo e limitare il ritmo del ferrarista Vettel, al fine di consentire a Lewis di giocarsi la vittoria in rimonta.
Nonostante il bottino 2017 (3 vittorie, 4 pole position) non sia paragonabile al suo predecessore, Bottas si è guadagnato con merito la riconferma annuale nel team campione del mondo.
Il ventottenne ha raccolto una pesantissima eredità. Infatti, nella storia della Formula 1, solo sei volte il campione del mondo dell’anno precedente non si è presentato l’anno successivo per difendere il titolo. Il compito di non far rimpiangere l’iridato Rosberg e, al contempo, affrontare il temutissimo compagno di box Lewis Hamilton, è ricaduto sulle spalle larghe del finlandese.
Tra le varie sfide, Bottas, ha affrontato e dovrà riaffrontare anche quella della situazione contrattuale. Il suo contratto annuale con Mercedes scadrà alla fine della stagione 2018. Al riguardo il finlandese ha recentemente dichiarato: “Mi piacerebbe restare dove sono per molto tempo. Questo è il mio obiettivo, e sono convinto che se la mia performance continuerà ad essere valida, tutto andrà per il meglio”.
L’ex Williams dovrà osare ed alzare il suo livello di guida al massimo per mettere in difficoltà il navigato Lewis, se vuole ambire seriamente al titolo mondiale.
Hamilton, dal canto suo, ha dimostrato di avere un’altissima considerazione del compagno di team, instaurando un rapporto leale e sgravando Mercedes dalla stancante gestione di due caratteri focosi.
Bottas è un pilota maturo, che fa della concentrazione e delle poche chiacchiere, il suo punto di forza. Da buon finnico, il ragazzo ha saputo gestire i rapporti interni con pacatezza e spingere forte sull’acceleratore nei momenti clou della scorsa stagione, specialmente nelle ultime gare.
“Penso di essere stato in grado di continuare la scia di buone prestazioni della fine dello scorso anno – ha commentato Bottas -. Non ci sono stati fine settimana dove sono stato davvero senza ritmo, come accadeva un po’ di anni fa. Quindi penso di aver imparato da quelli. Devo solo continuare il mio sviluppo, non si smette mai di imparare”.
In linea con i risultati di inizio 2017 (dopo cinque Gp, Bottas è a quota 58 punti contro i 63 della passata stagione), cosa dovrà fare il finlandese per meritarsi una riconferma pluriennale in Mercedes?