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    GP Canada F1, Ferrari: un grande successo di squadra

    Gianluca D'AlessandroBy Gianluca D'Alessandro12 Giugno 2018Updated:13 Giugno 2018Nessun commento8 Mins Read
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    Quattordici anni dopo, la Ferrari torna finalmente a trionfare a Montréal. Una lunga attesa, fatta di alti e bassi, ma ripagata con una gara sublime di Sebastian Vettel, autore di un weekend trionfale.

    C’era tanta attesa per questo appuntamento canadese, una sorta di prova del nove per la Ferrari. Dopo due fine settimana non troppo emozionanti (Spagna e Monaco), c’era bisogno di una vittoria per riportare il mondiale sui binari giusti e per chiudere il gap in classifica da Lewis Hamilton. Vincere a Montréal avrebbe certificato, ancora una volta, i progressi della SF71H rispetto alla vettura dell’anno passato e quanto di buono mostrato fino ad ora, dato che quella canadase era un tracciato che negli ultimi anni non era mai stato particolarmente favorevole alle monoposto del team di Maranello, ormai noto come luogo di caccia Mercedes. Una pista su cui il motore fa la differenza e per il quale il team di Maranello aveva programmato di portare il suo primo step evolutivo della Power Unit 2018. Quindi le alte aspettative per una Ferrari competitiva erano assolutamente comprensibili, date le premesse.

    Il weekend, però, non è iniziato nel migliore dei modi, visti i tanti problemi di registrati al venerdì in termini di set-up, specialmente da parte di Sebastian Vettel, poco soddisfatto del comportamento della sua Loria. Ma il tanto lavoro fatto dopo le prove libere nei box e al simulatore di Maranello, con Antonio Giovinazzi al volante fino alle due di notte, ha dimostrato ancora una volta come questa squadra sia capace di superare i momenti di difficoltà e ribaltare un weekend di gara. Un ulteriore cambio di set-up in FP3 ha poi dato lo slancio finale a Sebastian Vettel, portandolo a conquistare la quarta pole position stagionale. Un giro il cui il tedesco non si è risparmiato, arrivando ad usare ogni millimetro disponibile della pista, da grande “qualificatore” qual è. Se da una parte dei box si festeggiava la pole position, purtroppo per Kimi Raikkonen un errore nel secondo tentativo della Q3 lo ha relegato al quinto posto in griglia, complicando notevolmente la sua gara.
    Canada_Vettel_line
    Pronti, via e Vettel scatta subito come una lepre in fuga, non ce n’è per nessuno, fino a quando non interviente la Safety Car per pulire la pista dai detriti lasciati dal brutto incidente tra Brendon Hartley (il quale fortunatamente sta bene dopo alcuni accertamenti all’ospedale) e Lance Stroll in curva sei. La gara ricomincia e il tedesco tenta nuovamente la fuga, come in Azerbaijan: riesce a creare un distacco di oltre un secondo in meno di un giro, mettendosi al riparo anche da un eventuale utilizzo del DRS da parte di Bottas nei giri successivi. Vettel inizia a fare quello che sa fare meglio, ovvero prendere e andarsene, lasciando tutti e prenendo il largo, con tempi mostruosi, settore record dopo settore record, giro veloce dopo giro veloce. Un vero martello. Dopo essersi assicurato un buon margine di circa 5/6 secondi, la sua gara è ormai diventata pura amministrazione per portarsi a casa quel risultato che alla Rossa mancava da tanti, troppi anni.

    Neppure le richieste della FIA per controllare il sistema ERS della Ferari ha rallentato il tedesco, preciso come un orologio svizzero ma freddo come un tedesco. Durante la gara la Federazione avrebbe infatti chiesto al team di Maranello di completare alcune procedure per avere una completa verifica sulla conformità al regolamento del sistema elettrico della SF71H, cosa poi confermata da un portavoce Ferrari e riportata da Mark Hughes. Durante il fine settimana del Gran Premio di Monaco, Charlie Whiting aveva effettivamente parlato di alcuni ulteriori controlli in Canada sulla SF71H tramite dei sensori, in modo da poter continuare a monitorare la situazione, nonostante i dati ottenuti negli appuntamenti precedenti avessero già portato la FIA a confermare la regolarità del sistema di recupero dell’energia della SF71H. Noi crediamo che questa richiesta da parte della Federazione sia arrivata verso metà gara, poco prima del pit stop di Vettel. Due giri prima della sosta del tedesco, infatti, Ricciardo Adami, ingegnere di pista di Sebastian Vettel, comunica al suo pilota: “We’ll need driver default when you can, like what we did in FP. I’ll let you know” [Quando puoi, avremo bisogno di un driver default, come abbiamo fatto nelle le prove libere. Ti farò sapere]. Pochi chilometri dopo arriva un ulteriore messaggio: “Driver default delta 0-1 on, off, on, as we did in FP” [Driver default delta 0-1, acceso, spento, acceso, come abbiamo fatto nelle prove libere]. Tempo della sosta per passare alle supersoft, ma le richieste dai box non finiscono: “We need driver default bravo 23, bravo 2-3. On for 12 times” [Abbiamo bisogno di driver default 23, bravo 2-3. On per 12 volte] è stato il primo messaggio dopo la sosta da parte di Adami, a cui successivamente si sono aggiunte altre richieste simili per qualche giro, fino al momento in cui l’ingegnere di pista ha confermato che non vi era più bisogno di eseguire tali procedure. Al contempo, anche Kimi Raikkonen, in piena lotta con Lewis Hamilton, è stato costretto ad operare sul volante, seguendo le istruzioni da parte del suo ingegnere di pista, Carlo Santi: “We need a driver default Kimi: fail delta 1 on” [Abbiamo bisogno di un driver default Kimi: fail delta 1 on]. Nei giri successivi sono arrivate anche altre richieste al pilota finlandese, con Santi che ha fatto intendere come non si trattasse di un problema, ma che fosse invece un qualcosa che erano costretti a fare per far raccogliere dati ad un sensore. “Fail delta 0-1 off. It’s just for sensor but we need to do” [Fail delta 1-0 off. È solo per un sensore, ma dobbiamo farlo] a cui si aggiunge un ulteriore comunicazione il giro successivo “And again Kimi: Fail Delta 1 on. This should be the last time” [Di nuovo Kimi: Fail Delta 1 on. Questa dovrebbe essere l’ultima volta]. Ovviamente queste sono supposizioni, ma il fatto che le richieste, tra loro molto simili, siano arrivati nello stesso momento della corsa ad entrambi i piloti, ci lascia immaginare come questo possa essere il momento in cui la FIA abbia deciso di prendere in mano la situazione e portare avanti i suoi controlli.

    Superato questo problema, Sebastian Vettel ha “navigato” in zone tranquille fino alla fine della corsa, togliendosi però lo sfizio di far segnare il giro più veloce della gara, in modo da ottenere il suo quinto Gran Chelem in carriera – cosa poi non avvenuta Max Verstappen gli ha tolto il primato del giro più veloce a poche tornate dal termine. Più complicata la situazione per Kimi Raikkonen, alle prese con una gara abbastanza opaca e altalenante in termini di passo. Dopo aver provato un overcut su Lewis Hamilton, che probabilmente avrebbe funzionato se fosse stato tentato due giri prima, il finlandse è rimasto attaccato al pilota della Mercedes per qualche giro, prima di perdere il passo anche a causa del fuel saving. Verso fine corsa i suoi tempi sono tornati nuovamente a livello di chi lo precedeva, ma il distacco era ormai troppo grande per pensare di poter chiudere il gap.

    La tappa canadese può comunque essere un successo in casa Ferrari, date le indicazioni positive ricavate a Montréal: gli aggiornamenti aerodinamici portati da parte degli ingegneri di Maranello (nuovi bargeboard, splitter, rimozione della t-wing per ridurre il drag) hanno funzionato, dando i loro frutti, come l’update della Power Unit e la nuova specifica di benzina/lubrificanti portata da Shell, che ha lavorato a stretto contatto con la Rossa per migliorare le prestazioni e ridurre i consumi. Ricordiamo che solo Vettel aveva a disposizione la nuova unità: sulla sa monoposto ad inizio weekend era stato montato uno nuovo ICE, un nuovo turbo e un nuovo MGU-H, mentre sulla vettura di Raikkonen era stato montato solamente un nuovo turbo, rimanendo con l’ICE versione 1 montato in Spagna. Nonostante questo fosse un circuito in cui era richiesto un alto consumo di carburante, Vettel non ha avuto particolari problemi in gara, potendo comunque mantenere un ottimo ritmo anche nei momenti in cui era in gestione della corsa.

    Potendo contare sulle ottime indicazioni ottenute in Canada e su Sebastian Vettel in questo stato di forma, la Ferrari può continuare a guardare con fiducia al resto del mondiale, conscia di avere una monoposto che in questo momento si sta dimostrando la più equilibrata della griglia. Il team radio del tedesco è stata la ciliegina sulla torta di una giornata stupenda “No no no, grazie a voi! Niente martello. Questo è solo uno di noi” a rimaricare, ancora una volta, l’amore di questo pilota per questa squadra, per questi colori, per questa azienda, come la sua dedica a Gilles Villeneuve nel post-gara, sulla pista intitolata proprio al campione canadese che ha fatto la storia della Ferrari.

    Il prossimo appuntamento sarà in Francia e anche questa sarà una prova del nove per la Ferrari: dopo aver disputato una gara non troppo emozionante a Barcellona, al Paul Ricard torneranno nuovamente le gomme che hanno fatto patire la SF71H al Montmelò. Fortunatamente, nei test post Grand Prix, il team di Maranello sembra aver capito come migliorare l’assetto per far funzionare al meglio le nuove coperture con un battistrada di 0,4mm più sottile del solito. Sarà quindi importante verificare i progressi fatti, soprattuto nella gestione delle gomme posteriori, tallone d’achille in Spagna.

    2018 canada F1 ferrari vettel
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    Gianluca D'Alessandro | Giovane appassionato di tecnologia e di sport, in particolare di Formula 1. Cresciuto passando la domenica pomeriggio a guardare Schumi in TV a vincere i mondiali sulla Rossa! | Twitter: @Gianludale27

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