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    Gp degli Stati Uniti di F1: tutto inizia a Sebring

    Paolo PellegriniBy Paolo Pellegrini18 Ottobre 2018Nessun commento7 Mins Read
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    Il prossimo 21 ottobre, la Formula 1 sarà di scena sul bel tracciato texano di Austin (Circuit of the Americas) per disputare il XLIII United States Grand Prix, il 994° GP della storia della Formula 1.

    Il GP degli Stati Uniti di Formula 1, in 40 edizioni (1959-2018), ha toccato i più bei e disparati tracciati americani, dai permanenti ai cittadini: Sebring, Riverside, Watkins Glen, Dallas, Detroit, Phoenix, Indianapolis, Austin. E come dimenticare le otto edizioni a testa, a cavallo tra la fine degli Anni ’70 e la prima metà degli Anni ’80, dei GP degli Stati Est (Watkins Glen e Detroit) ed Ovest (Long Beach). A questi eventi occorre aggiungere le 11 edizioni della 500 Miglia di Indianapolis valevoli per il Mondiale Piloti di Formula 1 (1950-1960), corsa, tuttavia, che aveva storia e dinamiche a sé stanti (in senso tecnico e sportivo) rispetto alla “regolare” stagione di Formula 1. Gli USA e la Formula 1: un legame indissolubile, insomma.

    In pochi sanno, tuttavia, che la prima edizione del GP degli Stati Uniti di Formula 1 si è disputata sul tracciato di Sebring. Era il 12 dicembre 1959. Il GP – collocato a due mesi di distanza dal precedente appuntamento iridato, quello d’Italia a Monza – chiudeva il Mondiale Piloti e Costruttori di Formula 1. Nove gare: dal 10 maggio (Monaco) al 12 dicembre (Sebring).

    Contea di Highlands, Florida. È questa la sede del Sebring International Raceway (data apertura impianto: 1950), uno dei tracciati più caratteristici ed apprezzati al livello internazionale, nonché dell’aeroporto Hendricks Field (ex Hendricks Army Airfield, aeroporto militare che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ospitava reparti di addestramento per gli equipaggi dei bombardieri B-17 e B-24). La particolarità tecnica: alcuni tratti realizzati in cemento, comuni all’aeroporto, i quali mettono a dura prova auto e piloti; la peculiarità storica: l’aver ospitato, dal 1952 al 2018 (e la storia non è ancora finita…), 66 edizioni della celebre 12 Ore, tra le corse simbolo del panorama endurance internazionale.

    Il tracciato, in tanti anni di attività, ha mutato forma in più occasioni. Dal 1950 al 1951, il tracciato misura 5,31 km e conta 12 curve. Il GP degli USA di F1 1959, però, conosce la seconda configurazione del tracciato, in uso dal 1952 al 1966: 8,356 km (altre fonti indicano 8,369 km) e 17 curve. Passaggi che hanno scritto la storia delle corse automobilistiche: “First Bend”, “Second Bend”, Tower”, “The Esses”, “Big Bend”, “Hairpin”, “Warhouse Straight”, “Webster”, “U-Turn”.

    Quel 12 dicembre 1959, sono previsti 42 giri per un totale di 351,498 km. Le condizioni meteo sono ideali. Alla vigilia del GP degli USA, Jack Brabham guida la classifica Piloti a quota 31 punti. Il pilota della Cooper è strettamente tallonato da Stirling Moss (25,50 punti) – quell’anno alla guida delle Cooper T51-Coventry Climax del RRC Walker Racing Team e della BRM P25 del British Racing Partnership – e da Tony Brooks (23 punti), pilota ufficiale Ferrari e, in occasione del solo GP di Gran Bretagna, al volante della Vanwall VW59.

    Le qualifiche vedono primeggiare Moss su Cooper T51-Climax RRC Walker Racing Team col tempo di 3’00”0 alla media oraria di 167,380 km/h. Staccata di 3 secondi, ecco la Cooper T51-Climax Cooper Car Company di Jack Brabham (media oraria pari a 164,636 km/h). Terzo, a chiudere la prima fila, a poco più di 5 secondi di distacco, la Cooper T51-Climax dell’Ecurie Bleue condotta da Harry Schell (media oraria di 162,680 km/h). Terzo ma… con l’inganno. Nessuno si era accorto, infatti, che Schell aveva tagliato una parte del tracciato (la “Hairpin” ed il “Warhouse Straight”), levando al tempo almeno 5-6 secondi! L’inganno viene smascherato solo a fine gara.

    Quattro le Ferrari schierate: le D246 sono affidate a Tony Brooks, Cliff Allison, Wolfgang von Trips e Phil Hill. Oltre alle canoniche vetture di Formula 1, spicca, tra i partecipanti allo storico GP degli USA, la compatta e autoctona Kurtis-Kraft Midget-Offenhauser (4 cilindri in linea aspirato da 1750cc) gestita dal Leader Cards Inc e condotta da Rodger Ward. Una vettura da dirt-track in un GP di F1!

    Il pilota statunitense, fresco vincitore della 500 Miglia di Indianapolis disputata in maggio, si qualificherà con il 19° ed ultimo tempo, staccato di 43,8 secondi (3’43”8, media oraria di 134,622 km/h). Phil Cade, iscritto a titolo personale alla corsa e qualificato col 18° crono su Maserati 250F, non prenderà parte al GP. Il GP degli USA 1959 in quel di Sebring, inoltre, coincide con il debutto iridato della Tec-Mec (acronimo di Tecnica Meccanica) F415-Maserati (il motore è il medesimo 6 cilindri in linea di 2500cc che spinge le 250F), scuderia fondata da Valerio Colotti (ex Maserati) e iscritta sotto le nobili insegne del Camoradi International. Al volante, il brasiliano Frédérico José Carlos Themudo d’Orey, meglio noto col nome di Fritz d’Orey. Costretta all’abbandono al 6° giro per una perdita d’olio, il GP degli USA 1959 rappresenta, per la monoposto italiana, la sola ed unica apparizione in un gara irididata di F1.

    La corsa è viva e non mancano i colpi di scena. Moss scatta bene e si issa al comando; cinque giri in testa, quindi la rottura del cambio pone fine alla gara del veloce pilota britannico. Va in testa, allora, Jack Brabham, seguito dalla Cooper T51 Cooper Car Company #9 di Bruce McLaren. Al terzo posto, frattanto e sino al 41° e penultimo giro, si alternano Allison, von Trips e Maurice Trintignant, quest’ultimo su Cooper T51-Climax RRC Walker Racing Team. Tony Brooks, tamponato nelle battute iniziali dal compagno di Scuderia von Trips, è costretto a riparare ai box con grande perdita di tempo: la sensazionale rimonta dalle retrovie ed il 3° posto agguantato nei chilometri finali del GP non basteranno al generoso pilota inglese per conseguire il titolo Piloti.

    L’epilogo è al cardiopalma. Tutto si risolve negli ultimi metri dell’ultimo giro, il 42°. Brabham, saldamente in testa dal 6° passaggio, inizia a lamentare problemi di accensione al suo 4 cilindri Coventry-Climax. A 400 metri dal traguardo, la Cooper #8 del pilota australiano si ferma: benzina finita. Sceso dalla monoposto, Brabham inizia a spingere la vettura sino alla bandiera a scacchi. Chiuderà in 4a posizione in 2h 17m 33,0s (+4m 57,3s ). A vincere è, dunque, Bruce McLaren: il pilota neozelandese ultima i 42 giri in 2h 12m 35,7s, alla media oraria di 159,055 km/h. Secondo, a sei decimi di distacco, si classifica Maurice Trintignant; 3°, a +3m 00,9s, Tony Brooks. Chiude la zona punti, 5°, Innes Ireland su Lotus 16-Coventry Climax del Team Lotus.

    Ben undici i ritirati: eccezion fatta per Bob Said (Connaught C-Alta del Paul Emery Connaught Cars) autore di un incidente, gli altri dieci piloti incappano in altrettante noie meccaniche. In particolare, spiccano i cinque ritiri per rottura della frizione: Alan Stacey (Lotus 16-Climax Team Lotus), Harry Schell, Phil Hill, Rodger Ward e Cliff Allison. Il giro più veloce in gara (prestazione che vale 1 punto) è segnato da Maurice Trintignant in 3’05, alla media di 162,856 km/h (giro 39).

    Nonostante la beffa finale, Jack Brabham si laurea Campione del Mondo Piloti di Formula 1 1959. Secondo l’allora vigente regola degli scarti, il pilota australiano deve scartare dal conteggio finale proprio i 3 punti racimolati grazie al 4° posto di Sebring. 31, pertanto, i punti totalizzati, ossia il bottino raccolto all’indomani del GP d’Italia. Brooks non va oltre quota 27, Moss – ritirato – è fermo a 25,50. La Cooper-Climax, dal canto suo, si aggiudica il Titolo Costruttori, al suo secondo anno di vita: 40 punti per telaista e motorista britannici (53 senza scarti), 32 per la Ferrari (38 senza scarti), BRM a quota 18 punti, infine quarta, ed ultima, la neonata Lotus-Climax a 5.

    In queste foto, possiamo apprezzare un veloce passaggio su tre ruote della Cooper T51-Climax condotta da Jack Brabham in corrispondenza del cosiddetto “MG Bridge”, tratto che prcede la Esse. Di seguito, due scatti relativi alla tanto singolare quanto affascinante Kurtis-Kraft Midget #1 di Rodger Ward, decisamente non a proprio agio sull’asfalto e sul cemento di Sebring. Infine, ecco un video che documenta alcune fasi e alcuni passaggi del GP degli USA 1959.

    2018 F1 pellegrini Sebring usa
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    Paolo Pellegrini
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    Paolo Pellegrini, Classe '82, amante della velocità a 360°, che sia un'auto, una moto, un aereo o i 10 secondi di un 100 metri. Disegnatore di auto e moto da corsa estreme.

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