
Domenica 25 novembre 2018 le vetture di Formula 1 saranno schierate sulla griglia di partenza del Gran Premio di Abu Dhabi, ultimo episodio di un campionato che ci ha regalato emozioni, spettacolo, polemiche e colpi di scena.
Sul circuito di Yas Marina, dove storicamente i semafori rossi si spengono durante il tramonto ed il sole va a riposarsi dietro i grattacieli extra-lusso di sceicchi ed emiri, metaforicamente parlando il pubblico di tutto il mondo assisterà ad altri, emozionanti tramonti motoristici: l’ultima gara di Kimi Raikkonen in Ferrari e l’ultima parentesi di Daniel Ricciardo in Red Bull, ad esempio.
Ma soprattutto, il GP di Abu Dhabi F1 sarà l’ultimo palcoscenico sul quale si esibirà uno dei più grandi campioni che la storia di questo sport ricordi: Fernando Alonso. Lo spagnolo infatti, dopo 17 anni di onorata carriera, disputerà il suo ultimo gran premio in Formula 1 nella suggestiva cornice degli Emirati Arabi Uniti, chiudendo una splendida avventura impreziosita dalla vittoria di due titoli mondiali, ottenuti consecutivamente nel 2005 e nel 2006.
Del pilota asturiano si è un gran parlato in tutti questi anni, nel bene e nel male. I suoi fedeli sostenitori lo hanno sempre accreditato come un talento puro e cristallino, capace di esprimersi al massimo delle proprie potenzialità in ogni contesto, team e addirittura categoria. Un’abilità di guida unica, unita ad un carisma che lo ha reso uno dei personaggi più influenti del paddock e della Formula 1 moderna. Quella stessa personalità che i suoi detrattori hanno invece marchiato come da “primadonna”, accusandolo di atteggiamenti troppo polemici e “spacca squadre”, tali da trascinarlo nelle retrovie, lontano dalle posizioni di vertice che competono ad uno come lui.
Ognuno può interpretare e giudicare la carriera dello spagnolo come meglio crede, anche sulla base delle proprie simpatie o antipatie. Ma quello che non si può negare, e su cui tutti sono d’accordo, è che domenica la Formula 1 perderà uno dei più grandi campioni degli ultimi anni. Dal 2001 ad oggi, Alonso vanta un bottino personale davvero ricco ed invidiabile: 32 vittorie, 22 pole position, 23 giri veloci, 97 podi e 2 titoli mondiali piloti in 314 GP disputati, oltre ad essersi tolto la soddisfazione di esser diventato il primo pilota (e ancora oggi unico) ad aver sventolato la bandiera spagnola sul gradino più alto del podio.
Di fronte alle fredde statistiche, fatte solamente di numeri, c’è inoltre la sensazione comune che “Nando”, così come lo abbiamo spesso soprannominato in Italia, avrebbe potuto vincere ancora, cosa che gli avrebbe garantito quegli stimoli necessari per restare in Formula 1, e che invece il recente passato e l’attualità non gli hanno concesso. Se non fosse stato per il suo secondo matrimonio complicato con la McLaren, che dal 2015 ad oggi gli ha regalato solo atroci delusioni e svariati ritiri, forse oggi il nome di Alonso comparirebbe ancora nella lista degli uomini al top della categoria, nonostante i suoi 37 anni d’età.
Già, l’età. Dai 37 anni di oggi ai soli 19 che aveva quando nel 2001 debuttò in Formula 1 al volante della Minardi, sembra passata davvero un’eternità. In questo lungo periodo abbiamo imparato ad apprezzare Alonso per le sue abilità, tali da farlo diventare il più giovane ad aver mai vinto un GP a soli 22 anni (record poi battuto da Vettel prima e da Verstappen poi), ed il più giovane ad essersi laureato campione del mondo a 24 anni (salvo poi perdere il primato con l’arrivo di Hamilton e successivamente di Vettel).
Minardi, Renault, McLaren, di nuovo Renault, Ferrari ed infine McLaren-bis: questi i quattro team che hanno accolto Alonso nei suoi quasi due decenni di corse, scanditi da vittorie ed amarezze. Dalla duplice salita sul tetto del mondo con la Renault di Flavio Briatore, che misero la parola “fine” all’epopea di Michael Schumacher, fino ai successi iridati sfiorati, una volta con la McLaren (2007) e per ben due volte con la Ferrari (nel 2010 e nel 2012).
Il cavallino rampante, Alonso e l’Italia: un amore sbocciato ai tempi della Minardi ed incrementato a Maranello, ma mai consacrato con il sigillo di un titolo mondiale. Eppure, nonostante il suo divorzio in fretta e furia dalla Ferrari al termine di una stagione 2014 da dimenticare, e che ancora oggi scatena tanti malumori, per molti ferraristi lo spagnolo resta l’ultimo grande campione ad aver messo piede in Emilia. Senza nulla togliere a Raikkonen e Vettel, Alonso è stato l’ultimo ad essersi messo in discussione per la vittoria di un titolo mondiale, perso all’ultimo atto per un Petrov di troppo (GP di Abu Dhabi F1 2010) e per una Dea bendata che decise di sorridere più a Vettel che a lui stesso (GP del Brasile F1 2012).
Prima del dominio totale di Red Bull prima e di Mercedes poi, è stato anche l’ultimo ferrarista ad aver vinto il Gran Premio d’Italia è stato proprio lui, in un soleggiato settembre di Monza di otto anni fa. Quello stesso autodromo che quest’anno gli ha tributato una standing ovation poco prima di rientrare ai box per un ritiro.
Nel 2015, infine, la svolta che avrebbe sancito la rovina definitiva di una gloriosa carriera: la firma ed il ritorno in McLaren, questa volta equipaggiata dalla power unit Honda. Un ritorno anche allo storico binomio tra il team inglese ed i motori giapponesi, con l’intenzione di riportare la squadra ai vertici della Formula 1.
Una scelta rischiosa, e che apparve sin dalle prime uscite stagionali disgraziata dal punto di vista sportivo: una serie incredibili di ritiri dovuti alla totale inaffidabilità del motore, ed il nome di Alonso che scivola irrimediabilmente in fondo alla classifica, ma che balza in testa per l’ironia e per le forti frecciate dei suoi team radio.
Gracias Fernando | MCLRN+ fan tribute
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Una delusione cocente, che non gli ha tolto quella voglia di vincere che solo i campioni possiedono: e allora perché non provare a partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis nel 2017, nonostante il suo impegno in F1?
Il risultato, purtroppo per lui, fu clamorosamente lo stesso: un altro ritiro per noie al motore. Ma in quella gara, Alonso conquistò la stima del pubblico statunitense e dell’intero pianeta, che vide materializzarsi in lui il pilota giramondo tipico delle grandi firme del passato, impegnate in più eventi nell’arco di una sola stagione.
Se oggi il futuro di Alonso è rivolto agli USA, molto lo si deve a quell’esperienza.
Diversa, invece, l’avventura dello spagnolo di quest’anno nella 24 Ore di Le Mans: vittoria travolgente con la Toyota, a dimostrazione che “Nando” non ha mai perso la stoffa, e nemmeno la voglia di stupire.
Un successo che gli apre le porte ad un obiettivo che lo farebbe entrare nella leggenda: se dovesse vincere la 500 Miglia di Indianapolis, Alonso conquisterebbe di fatto la Tripla Corona (vittoria del mondiale di F1 o del GP di Monaco, della 24 Ore e della 500 Miglia), eguagliando l’impresa di Graham Hill, unico ad averla ottenuta.
Ma per arrivare a questo immenso traguardo, le strade che univano Alonso e la Formula 1 devono per forza dividersi. Come accade sempre nella vita, anche le storie più belle sono destinate a concludersi, e lo stesso vale anche per lo spagnolo. E’ molto probabile che la gara di Abu Dhabi terminerà nelle retrovie, o nel migliore dei casi in zona punti, e dunque non ci sarà l’occasione di tributare Alonso con una meritatissima festa sul podio.
Sarà, con tutta probabilità, un grande peccato. Ma quando i campioni conquistano i cuori degli appassionati, nessuna posizione di arrivo può impedire il congedo emozionante con un mondo che gli ha dato tanto, ed a cui lui ha dato molto. Lo vedremo ancora sfrecciare sulle piste più gloriose del motorsport, ma in campionati e con vetture diverse.
Ci farà divertire e ci farà ancora stupire con il suo talento. Sarà proprio in quei momenti che noi capiremo, insieme all’intera Formula 1, che non potremo più godere di un campione così nel circus, e ci assalirà la nostalgia ed il rimpianto.
E allora muchas gracias, Fernando!
After 17 years and more than 300 races, it could be @alo_oficial's last F1 race on Sunday 😭 He's given us a lot over the years… including some superb GIFs!
Here we have a rare example of a GIF you can actually hear. TOMA. 💪 pic.twitter.com/dZuFeU6aPP
— Formula 1 (@F1) 19 novembre 2018