
73 vittorie, 83 pole position, 39 doppiette, ma soprattutto 5 titoli piloti e costruttori consecutivi. Tutto a partire dal 2014, anno dell’entrata in vigore dell’ibrida; numeri che parlano da soli sulla solidità e sul successo del progetto a lungo termine della casa di Stoccarda che sta letteralmente dominando questo periodo storico della Formula 1. Tante sono le chiavi di lettura e i segreti di questa egemonia anglo-tedesca, tra i quali svetta la coesione del gruppo unito per la vittoria, dal team manager al più semplice dei meccanici, che ha permesso di partorire e di far funzionare le auto di questo lustro vincente, dalla prima W05 all’ultima W09.
LA GESTIONE DELLE DIFFICOLTA’
Un elemento che ha sempre impressionato soprattutto gli avversari della Mercedes è il suo problem solving veloce e intuitivo: la freddezza tedesca mista alle capacità del personale inglese hanno rappresentato un mix incredibile che ha permesso di risolvere i comunque limitati casi di difficoltà attraversati dalle Frecce d’Argento in questi 5 anni. A partire dalla faida interna al team tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg, per poi arrivare alla gestione di un avversario all’altezza come la Ferrari; nonostante i progressi del team italiano, la Mercedes l’ha surclassata sul piano dell’organizzazione e dell’armonia. Saper incassare quando serve per poi attaccare al momento giusto.

GLI SVILUPPI TECNICI
Oltre alle triennio 2014-2016 nel quale la squadra di Stoccarda già partiva a febbraio con una macchina molto più competitiva rispetto alla concorrenza, nell’ultimo biennio ha sempre dovuto recuperare il gap con la Ferrari nel corso della stagione e ci è sempre riuscita egregiamente: tutti gli sviluppi portati di gara in gara, sia per quanto riguarda il motore sia per le parti aerodinamiche, hanno costantemente migliorato la monoposto tedesca, permettendo di raggiungere e superare gradualmente la concorrenza che non ha potuto far altro che arrendersi. Una programmazione a 360 gradi e per 365 giorni l’anno, grazie sì alle nuove tecnologie ma anche a elevate menti ingegneristiche, a partire dall’italiano Aldo Costa.

IL BOTTONE MAGICO
Tanto discusso ma di enorme aiuto per la Mercedes, specie nei primi tempi dell’era ibrida quando, in qualifica soprattutto, le due macchine rifilavano distacchi abissali agli inseguitori grazie alle diverse mappature aggressive del motore. Motore che rappresenta un’autentica perla ingegneristica, l’esempio da cui tutti gli altri motoristi, a partire da Ferrari, hanno preso appunti per cercare di ricucire l’enorme strappo iniziale. A Maranello, dopo 4 anni di duro lavoro, sono riusciti ad eguagliare se non a superare la potenza Mercedes, mentre Renault e Honda sono ancora molto indietro: un dato eloquente sul lavoro fatto dagli ingegneri riuniti a Brackley all’alba dell’ibrido.
LEWIS HAMILTON
Il 68% delle vittorie ed il 61% delle pole position fin qui ottenute dalla Mercedes dal 2014 portano il nome di questo uomo, oltre ovviamente ai 4 titoli piloti conquistati su 5. Sì possiamo dire all’infinito che il pilota, nella Formula 1 moderna, sia un mero esecutore del mezzo meccanico che ha la meglio sul talento ma se c’è un’eccezione che conferma la regola è proprio quella di Lewis Hamilton. L’inglese, che ora ha imparato non solo ad attaccare ma anche a difendersi, non ha alcuna intenzione di fermarsi, considerato che dopo aver raggiunto Juan Manuel Fangio a cinque titoli totali, punta fortemente a conquistare i sette campionati di Michael Schumacher e ad entrare nella leggenda. Come se già non lo fosse.
