
Da quando ha vinto il titolo in Formula 3, Mick Schumacher ha attirato su di sé le attenzioni di tanti e molti iniziano già a fare paragoni con il padre 7 volte campione del mondo.
Un paragone su tutti però si è rivelato molto interessante ed è quello fatto dai tecnici della Brembo che ormai da anni sono una costante nelle vittorie della famiglia Schumacher. Ovviamente è ancora presto per dire quali siano le similitudini e differenze tra Michael e Mick Schumacher, ma Brembo ha pubblicato sul proprio sito una breve analisi in cui si paragonano i freni di Formula 1 con quelli di Formula 3, anch’essi forniti dalla fabbrica italiana.
A livello prestazionale non ci sono paragoni: in Formula 1 si usano freni in carbonio che assicurano maggiore leggerezza ed un elevato coefficiente di attrito a discapito però di un po’ di polvere nera rilasciata in frenata. In Formula 3 invece i freni portati dalla Brembo sono in ghisa (ferro con carbonio >2,1%) che sono più pesanti e meno performanti, ma molto meno costosi. La frenata con la ghisa avviene grazie a micro fusioni tra pastiglia e disco e questo non genera polveri di nessun tipo.
La ghisa diminuisce i costi perché è un materiale meno nobile rispetto al carbonio, ma soffre molto meno l’usura, quindi il tasso di ricambio tra Formula 1 e Formula 3 è molto diverso. Basti pensare che Michael, dopo le prove libere, voleva dei dischi dei freni nuovi, che gli consentivano così ottime prestazioni per tutta la durata di gara. Per quanto riguarda il figlio Mick invece, la Formula 3 impone l’utilizzo degli stessi dischi dei freni per tutto il week-end, cioè per le prove libere, per le 3 qualifiche e per le 3 gare.
Ovviamente non solo il materiale tra i due dischi dei freni, ma anche la differenza dimensionale è abissale. In Formula 3 i dischi arrivano a 18 mm di spessore, mentre dato il cambio regolamentare del 2017, i dischi in Formula 1 sono passati da 28 a 32 mm.
La differenza vera e propria però sta nel metodo di raffreddamento dei dischi. In Formula 1 siamo passati dai 100 fori presenti ai tempi di Schumacher ai quasi 1400 fori attuali disposti su 4 file e con un diametro di 2,5 mm ciascuno. In Formula 3 invece si utilizza un metodo “primitivo” per il raffreddamento ovvero le alette (da 24 a 48, dipende dalle esigenze) che grazie alla loro superficie aiutano la dispersione del calore creato dall’attrito.
Un impianto frenante però non è composto solo dai dischi, ma ci sono anche le pinze che servono appunto per creare attrito e frenare.
In Formula 1 troviamo la massima espressione tecnologica: Brembo fornisce pinze in alluminio-litio che possono presentarsi in 3 leghe differenti con caratteristiche diverse e utilizzabili a seconda delle temperature di esercizio e del peso richiesto adattandosi così alle richieste di ogni team. Le pinze sono monoblocco e sull’anteriore hanno ben 3 pistoni per ogni lato.
Per la Formula 3 invece si hanno ancora pinze monoblocco ma ricavate dall’alluminio forgiato e hanno appena 2 pistoni per ruota. Inoltre le pinze fornite dalla Brembo sono identiche per tutti i team e non subiscono evoluzioni in nessuna delle 30 gare, mentre in Formula 1, ai tempi di Schumacher si cambiavano pinze ad ogni gara e lo sforzo evolutivo era impressionante a tal punto che fino agli anni 2000 le pinze venivano realizzare in berillio, poi abolito per i suoi costi esorbitanti.
Per Mick il salto più grande sarà quello dalla Formula 3 alla Formula 2 perché non solo dovrà prendere confidenza con la nuova categoria ma dovrà anche abituarsi ai dischi in carbonio presenti nella categoria che precede la Formula 1.
Infine, se un giorno approderà in Formula 1, sarà possibile effettuare un confronto diretto con il padre che preferiva un pedale molto corto e reattivo che non desse mai la sensazione di mollare la presa, oltre a richiedere una frenata efficiente anche con il passare del tempo.