
Con la vittoria alla 24 Ore di Daytona, Fernando Alonso inizia ad avere una bacheca di trofei decisamente interessante e già a maggio potrebbe aggiungere la tanto ambita Indy500. Ovviamente la vittoria a Daytona non è stata tutto merito suo, ma è arrivata grazie ad un ottimo lavoro di squadra compiuto assieme a Jordan Taylor, Kamui Kobayashi e Renger Van Der Zander.
Lo spagnolo però, già nel suo primo turno aveva fatto capire che non era lì “a fare presenza”, anzi è proprio grazie a lui che Kamui Kobayashi si è trovato al primo posto una volta salito in macchina.
Al calar della sera Alonso ha iniziato una rimonta furibonda, con sorpassi studiati e ben eseguiti, facendo talvolta traiettorie diverse o anticipando le frenate per poi recuperare terreno in modo inaspettato.
Il talento di Nando si è visto poi sotto la pioggia, quando girava anche circa 5 secondi più veloce delle altre DPI (Daytona Prototipe International) e una volta iniziato il diluvio vero e proprio è stato l’unico a girare in 2 minuti e 5 secondi, mentre il resto del gruppo girava sopra i 2’08”.
Insomma fin qui nulla di nuovo. Che Alonso fosse un campione lo si era capito fin dai primi anni in Formula 1, ma questo post/riflessione nasce da un tweet del sottoscritto, che ad un tratto (quando il tifoso ha preso il sopravvento sulla parte razionale) ha commentato così su Twitter:
Dite quello che vi pare, ma la Formula 1 con Alonso ha perso uno dei piloti più forti e più completi dopo Schumacher😭😭 #Daytona24 #Rolex24
— Simone Nencioni (@Nencioni_Simone) 27 gennaio 2019
Diciamocelo, che un pilota come Alonso non trovi un sedile in Formula 1 è a dir poco assurdo! Fernando è nato per correre, ama la velocità e la competizione e i suoi successi in diverse categorie ci fanno capire che ha un’ottima capacità di adattamento.
Pur tornando ad essere razionali e imparziali non si può negare che in passato ha regalato forti emozioni in Formula 1. Basti pensare alle imprese fatte con la Ferrari, quando nel 2012 si è ritrovato tra le mani un mezzo non all’altezza della concorrenza ed è riuscito a giocarsi il titolo fino all’ultima gara, oppure nel 2014, quando con una F14-T decisamente senza speranze ha conquistato 2 podi ed è sempre finito in zona punti tranne che per due ritiri dovuti all’ERS e all’elettronica.
Con il senno di poi è stato un errore madornale lasciare la Ferrari, ma senza giri di parole il team di Maranello non gli ha mai fornito una macchina all’altezza per 5 anni e dopo un 2014 disastroso chiunque avrebbe mollato tutto sapendo che anche nel 2015 avrebbe vinto solo qualche gara.
La scelta poi di andare in McLaren è stata sicuramente dettata dal cercare nuovi stimoli, nuove sfide e il matrimonio con la Honda aveva tutte le carte in regola per fare qualcosa di storico, ma sappiamo come è andata a finire.
Veniamo quindi al 2016, quando Nico Rosberg annuncia in diretta web il suo ritiro dalla Formula 1 e quindi è ormai scontato che Alonso prenderà il suo posto. Toto Wolff però si mette di mezzo, non vuole rivivere nei box Mercedes il 2007 della McLaren.
Sì, Alonso meritava quel posto in Mercedes, ma con Hamilton proprio no. Basta andare a rivedere cosa è successo durante le qualifiche in Ungheria nell’ormai lontano 2007 e, 10 anni dopo, sebbene i due erano più “grandi e maturi”, lo scenario si sarebbe potuto ripetere.
Quindi davvero un campione come Alonso deve stare fuori dalla massima competizione motoristica? Purtroppo sì. Non abbiamo modo di conoscerlo direttamente, quindi non sappiamo se caratterialmente sia una persona “poco gestibile” – come sostiene qualcuno – ma quello che è certo è che ha la freddezza del campione, quando deve vincere non guarda in faccia a nessuno, si concentra sul suo obiettivo e fa di tutto per portare a termine il suo compito.
Proprio qualche giorno fa, Felipe Massa commentava così a TvGlobo i suoi anni a fianco dello spagnolo: “Con Fernando c’è sempre stata una situazione di lotta. Non abbiamo mai avuto problemi tra noi fuori dalla macchina, mi ha sempre trattato molto bene, ma esiste un Alonso fuori dalla macchina e un Alonso dentro la macchina, sono due persone diverse. Fernando quando abbassa la visiera si trasforma in una persona differente e questo finisce per dividere le squadre“.
Ecco qui confermata la teoria precedente! Alonso è un pilota completo, ma il suo difetto è il creare competizione anche con persone che vorrebbero invece una collaborazione più “pacifica”.
La storia della Formula 1 insegna che avere due piloti di punta nella stessa squadra non è mai una buona cosa e Alonso si è trovato “svincolato” nel momento sbagliato, cioè quando le vetture destinate a giocarsi il titolo mondiale avevano già definito la prima guida nel team.
Forse è stato questo a far andare via Nando dalla Formula 1, ma chi non ha fatto scelte sbagliate nella sua vita? Chi di noi almeno una volta non ha detto: “Se avessi fatto una scelta diversa forse le cose sarebbero andate meglio”? Il problema è che nella vita comune possiamo provare a rimediare ogni singolo giorno, mentre in Formula 1 la scelta avviene annualmente: alle volte sposi un progetto che guarda avanti un paio di anni e alla fine di tutto ti ritrovi punto e a capo con la fregatura di aver buttato via anni della tua carriera.
La decisione di Alonso di andare via dalla Formula 1 gli ha consentito di mostrare quale sia ancora il suo talento, di mostrare che è un grandissimo pilota in grado di essere competitivo in ogni situazione. Ha fatto la scelta giusta, ma adesso la domanda è: “La Formula 1 ha fatto la scelta giusta nel lasciarsi scappare un pilota e un campione come Alonso?”