
Gli unveiling delle nuove monoposto per la stagione che prenderà il via fra meno di due mesi, non sono poi così lontani, le curiosità di appassionati e addetti ai lavori aumentano giorno dopo giorno. Dal momento in cui i veli verranno sollevati basterà poi attendere qualche giorno, per vedere l’assaggio della pista da parte delle nuove vetture.
Questo sarà soltanto l’inizio di un’accurata analisi che andrà poi costruita settimana dopo settimana, mese dopo mese, per scoprire chi potrà ritenersi soddisfatto del lavoro compiuto nei mesi freddi, oltre a quello di ricerca e sviluppo dei mesi precedenti.
Sta infatti nello sviluppo, la chiave che ha permesso nel corso delle stagioni, di mettere in bacheca trofei e titoli mondiali. Una buona base non basta e ne è il chiaro esempio quello della sprofondata McLaren che, nelle ultimi anni, ha raramente compiuto passi avanti nel corso della stagione. Focalizziamoci proprio sulla scuderia di Zak Brown che è dovuta partire da un foglio bianco per tracciare le linee guida per questo 2019.
I tre anni passati al fianco di Honda hanno influito negativamente, non solo sulle prestazioni, che ovviamente ritroviamo tristemente nelle pagine di statistica del Circus iridato, bensì sull’opera dei tecnici del team di Woking. Con questo non vogliamo di certo puntare il dito sulla casa nipponica, che storicamente ha sempre regalato grandi prestazioni e sfornato pluricampioni. La pressione e il costante fiato sul collo da parte dei vertici McLaren nel triennio 2015-2017, non ha giovato ai tecnici giapponesi che non hanno di certo potuto lavorare in modo “Zen”, arrivando con tutta probabilità a conclusioni talvolta affrettate, al di fuori dei loro classici canoni.
Ora la palla passa nelle mani di Red Bull che dovrà evitare di compiere simili errori, magari a costo di una partenza senza il miglior spunto, ma con l’obbiettivo di tenere alta l’asticella delle prestazioni da marzo a dicembre, target raggiungibile soltanto grazie ad un costante ed efficiente sviluppo.
La stagione passata, per i ragazzi che rappresentano l’Union Jack nel Circus, era cominciata nel migliore dei modi auspicabili, con ottime prestazioni ottenute al termine delle prime tappe di quello che sarebbe stato un lungo 2018. Contrariamente a quanto aveva affermato Zak Brown poco prima della chiusura aziendale natalizia, sostenendo che gli sviluppi della scorsa stagione erano stati definiti conclusi soltanto al termine dei tre quarti di campionato, i risultati hanno cominciato a non rispondere più presente già ancor prima della stagione estiva. Ciò ha quindi portato le due vetture color papaya, a relegarsi nuovamente alle ultime file in griglia e condotto Fernando Alonso verso la ricerca di nuovi stimoli al di fuori della massima categoria del motorsport.
Nell’ultimo campionato mondiale F1, con un nuovo fornitore di propulsori, la scuderia inglese si è dovuta confrontare per la prima volta con dei diretti competitors, Red Bull e Renault, uscendo demolita nel confronto diretto con la brigata del mago dell’aerodinamica Adrian Newey; pesantemente battuta anche dalla scuderia d’oltralpe che ha ottenuto il massimo risultato possibile tra i team di seconda fascia nella classifica costruttori. Questo ha quindi portato alla luce le numerose falle nel sistema di sviluppo tecnico McLaren che evidentemente avevano radici che andavano ben oltre la passata stagione, falle che erano sempre state mascherate dalle voci contro coloro che fornivano motori.
Il nuovo percorso, volto alla ricerca di una nuova competitività da parte di uno dei team storici della Formula 1, comincia quindi nella chiave della novità e del banco vuoto, partendo dai numerosi cambiamenti apportati all’organico del team. Al volante ovviamente, con la nuova coppia di piloti; in azienda, con l’area tecnica capitanata da James Key, ex Toro Rosso; al muretto, con l’ingaggio di Andreas Seidl, leader in materia di esperienza nelle competizioni motoristiche, che ha collezionato numerosi titoli con Porsche nell’ambito dell’endurance e che conta inoltre di una lunga esperienza in F1 con BMW.