
Lewis Hamilton non è soltanto il campione di Formula 1 che conosciamo per le sue imprese sportive, ma un personaggio totale che esprime la sua frizzante personalità anche fuori dal mondo del motorsport. Ormai una presenza costante nel jet set modaiolo, Hamilton in un 2018 trionfale ha anche disegnato la sua collezione per la nota casa di moda Tommy Hilfiger. Con uno stile di vita atipico per un moderno pilota di Formula 1, Hamilton ha creato una frattura rispetto alla consuetudine isolazionista di questo sport.
Questo atteggiamento insolito ha trovato nella Mercedes capitanata da Toto Wolff un ambiente tollerante e propositivo, che vede nella libertà di espressione del cinque volte campione del mondo una potenzialità ulteriore. Al contrario, pur essendo un professionista a tutto tondo, la sua personalità esuberante poco si conciliava con l’ambiente McLaren, dove Hamilton ha militato dal 2007 al 2012, laureandosi campione del mondo per la prima volta nel 2008.
Emblematiche le schermaglie con il gran capo McLaren Ron Dennis quando Hamilton si presentò in pista dotato di orecchini. La vera svolta nella carriera del 34enne inglese è arrivata nel 2012, quando contro l’opinione diffusa decide di accettare la corte di una Mercedes poco competitiva e lasciare una McLaren fragile ma in grado di vincere. Fu una mossa sorprendente, considerando che Hamilton in McLaren ci era letteralmente cresciuto, dal supporto ai tempi del kart fino all’esordio scoppiettante in Formula 1.
A favorire il trasferimento del campione inglese furono sicuramente le garanzie tecniche che la compagine di Brackley potè offrirgli in vista dell’inizio dell’era turbo-ibrida, ma forse non giocò un ruolo marginale il prospetto di poter essere più libero nella propria dimensione personale.
Ad avvallare questa tesi è un altro ex di Woking, l’attuale pilota della Haas Kevin Magnussen: “La McLaren si aspettava un certo comportamento, un certo atteggiamento. Creavano dei piloti. Lewis Hamilton è l’esempio perfetto del pilota che non si poteva esprimere in McLaren. Lo privavano della libertà“.
Lo stesso Magnussen riconosce una nota di ribellione e creatività nell’animo del pilota: “A volte, devi confrontare un pilota a un musicista o un artista – ha bisogno di spazio aperto per poter tirare fuori cose incredibili. Se apponi un’etichetta irremovibile a un pilota, può diventare complicato”.
La strategia Mercedes di non rinchiudere Hamilton all’intero di uno schema comportamentale troppo rigido e regolato ha senz’altro ripagato fin qui in termini di rendimento in pista. Lasciato libero di perseguire la sua crescita personale fuori dal paddock, riesce a sfornare prestazioni agguerrite ed eccezionali quando messo al volante della sua freccia d’argento.