
Una vittoria in F1 che manca dal 2012 (GP Brasile), un podio che non arriva dal 2014 (GP Australia) ed un titolo mondiale costruttori aggiunto per l’ultima volta in bacheca nel 1998, addirittura poco più di vent’anni fa.
Per la McLaren F1, reduce da alcune stagioni disastrose, non si può certo parlare di uno dei periodi più brillanti della sua gloriosa storia, anzi.
Il team inglese, complice diverse scelte fallimentari degli ultimi anni (su tutte l’accordo con i motori Honda nella nuova era delle power unit), si prepara al campionato 2019 con alle spalle un pesante carico di delusioni, sconfitte ed amarezze accumulate nelle recenti stagioni. Una serie incredibili di ritiri, scarsa affidabilità e momenti imbarazzanti che hanno rapidamente spodestato la McLaren dall’Olimpo della Formula 1 agli inferi delle retrovie, in un vertiginoso quanto preoccupante calo di competitività.
Non solo: con la squadra orfana di un campione come Fernando Alonso, il team affronterà il 2019 con una nuova line-up inedita costituita da un altro spagnolo, Carlos Sainz, e da una faccia nota nella famiglia McLaren come il britannico Lando Norris.
Una coppia di piloti curiosa e giovane, alla quale sarà però affidato l’arduo compito di far riemergere il team inglese dalle sabbie mobili. E in una F1 recente caratterizzata dallo strapotere di Mercedes, Ferrari e Red Bull, resta molto difficile immaginare il reinserimento della McLaren nelle posizioni nobili della classifica mondiale.
Eppure, nonostante il più che comprensibile pessimismo generale del pubblico, è proprio da Woking che l’ottimismo sembrerebbe esser ritornato in punta di piedi.
Se la McLaren vuole tornare a ritagliarsi uno spazio importante nella F1 che conta, deve prima di tutto attuare alcuni cambi, utili per tagliare i ponti con un passato sportivamente e psicologicamente complicato.
E in questo senso, a Woking non mancano alcune novità degne di nota: l’ultima in ordine di tempo è stata la nomina di Andreas Seidl come nuovo Managing Director, al quale verrà consegnato il ruolo di Responsabile del programma e delle operazioni di gara già a partire dal prossimo GP d’Australia. Un nome, quello di Seidl, ben noto nell’ambiente dell’automobilismo internazionale, soprattutto per via dei suoi successi colti nel WEC con la Porsche.
Due nuovi piloti ed un responsabile esperto e motivato: già questi due elementi possono essere considerati un punto di partenza solido per le sorti della McLaren, ma a caricare l’ambiente c’è anche una nuova strategia, anzi, un progetto ben definito e a lungo termine.
E quando la firma ufficiale del progetto è a nome del CEO Zak Brown, i motivi per credere in una rinascita del team diventano, con la dovuta cautela, concreti. E le idee, in questo senso, sono già molto chiare e precise:
“Ho appena presentato un piano di cinque anni che ci consentirà di tornare a vincere i GP – ha recentemente affermato Brown – Una volta che vince le corse, puoi anche competere per il mondiale. Abbiamo in programma un progetto ed una serie di investimenti che ci porteranno di nuovo nelle prime posizioni in griglia, e vogliamo farlo rispettando le tempistiche che ci siamo prefissati”.
La convinzione di poter risorgere c’è, ma solo il tempo fornirà dei riscontri concreti. E’ bene ricordare che negli ultimi anni da Woking sono arrivati diversi messaggi colmi di speranza, quasi come se la svolta per tornare al successo fosse vicina. E invece, nonostante alcuni cambiamenti importanti, la McLaren ha puntualmente deluso le proprie aspettative, non rappresentando mai una vera minaccia per la concorrenza.
Eppure, nonostante tutte le problematiche, qualche piccolo segnale di ripresa in realtà c’è stato, così come testimonia l’ultima stagione 2018, che comunque non passerà alla storia per esser stata una delle più positive. Piccolissimi passi, ma non ancora determinanti.
Di questo ne è convinto anche lo stesso Brown: “E’ stata ovviamente una stagione difficile, e penso che siamo tutti sollevati dal fatto che si sia finalmente conclusa – ha commentato lo statunitense – Però è anche vero che non dobbiamo continuare a guardare al passato con negatività. Questi anni ci sono serviti per migliorare tante cose che ci verranno senz’altro utili in futuro. A volte nella vita, così come nel business e nel mondo delle corse, si possono incontrare delle difficoltà. Ma se riesci a sfidarle traendo qualche insegnamento, allora la lezione appresa potrà essere riapplicata in circostanze più favorevoli. Quando tutto gira facile non si fa caso ai problemi, ma quando le cose iniziano a farsi complicate si vede la vera forza di una squadra”.
“Sono orgoglioso di far parte di un team che possiede tanta forza d’animo ed altrettanta dedizione – ha aggiunto il CEO di McLaren – Abbiamo lasciato alle spalle le ultime gare e siamo totalmente concentrati sul futuro. Ci piacerebbe davvero immaginare di esser domani a Barcellona per i test e settimana prossima in Australia per la prima gara. Abbiamo davvero una gran voglia di rimetterci in gioco“.
E dunque sarà questa la volta buona per sperare in un grande ritorno della McLaren tra le regine della F1? Forse i primi riscontri li avremo a partire dal 14 febbraio, giorno in cui verranno tolti i veli dalla monoposto che verrà impiegata nel 2019.
Chissà se San Valentino riuscirà davvero a far riscattare la scintilla che lega la McLaren ad una tradizione ricca di successi e pagine indelebili scritte nel libro della F1.
Lo spera l’intero circus, se lo augura Zak Brown e, infine, lo vorremmo un po’ tutti. Da qui ai prossimi cinque anni.