
Non sempre il desiderio di un grande ritorno coincide con un lieto fine. Mentre vi sono realtà bellissime come quella dell’Alfa Romeo (pronta a sostituire la Sauber nella denominazione ufficiale del team già a partire da quest’anno), l’eco di grandi firme della Formula 1 del passato a volte non torna come dovrebbe.
In questo senso, il caso più eclatante degli ultimi giorni riguarderebbe un team che ha scritto pagine importanti della Formula 1 come la Brabham. La scuderia, assente dal circus dal 1992, era infatti pronta a riportare il proprio marchio in F1 già a partire da questa stagione. Quando tutto sembrava volgere ad una rosea conclusione, l’accordo con uno dei dieci Team di Formula 1 interessato ad utilizzare il marchio della casa fondata da Jack Brabham è andato in fumo, frantumando le speranze di rivedere in pista uno dei nomi più prestigiosi di questo sport.
Il fallimento della trattativa non è tuttavia un semplice rumor e, a confermare la reale intenzione di riportare la Brabham nella classe regina dell’automobilismo internazionale, c’ha pensato proprio David Brabham, figlio di quello stesso fondatore che per primo portò in alto i colori dell’Australia in Formula 1.
In un’intervista rilasciata a motorsport.com, Brabham ha confessato alcuni aneddoti legati al progetto di rientro del marchio in Formula 1. Quella stessa intenzione che, pur non essendo andata a buon fine nel circus, verrà invece concretizzata a partire dal 2022 nella 24 Ore di Le Mans: “Se vi dicessi quante persone ci hanno contattato dicendo che volevano comprare una squadra di F1 per poi ribattezzarla “Brabham” – spiega David Brabham – la lista sarebbe davvero lunga”.
“La verità – ha aggiunto Brabham – è che nessuno è mai stato in grado di acquistare realmente la squadra. All’inizio ti fai prendere dall’entusiasmo del progetto, ma con il passare del tempo impari a mantenere la calma, arrivando al punto in cui ho imparato la lezione. Prima di poter realmente procedere con le trattative, ora chiedo sempre agli interessati se vi sono le condizioni e le risorse necessarie per poterne discutere, senza perderci tempo”.
CHI AVREBBE ACQUISTATO IL MARCHIO NEL 2019?
A questo punto sorge spontanea una domanda: quale team di Formula 1 ha contattato la Brabham per l’acquisto del marchio? Dato che lo stesso Brabham non ha specificato il nome del team interessato a riportare il brand, bisogna lavorare di fantasia.
Se si volessero analizzare tutte le realtà delle squadre presenti ai blocchi di partenza del campionato 2019, i sospetti più forti ricadrebbero tutti sulla Racing Point, ex Force India. La squadra, salvata dal tracollo economico a stagione in corso nel 2018 e ribattezzata appunto “Racing Point”, sembrerebbe quella con tutte le carte in regola per l’acquisizione del marchio australiano.
L’ex Force India, tuttavia, non ha voluto commentare nulla sulla potenziale trattativa, limitandosi a confermare la denominazione ufficiale “Racing Point” anche per tutta la durata del campionato 2019.
IL MANCATO RITORNO DELLA BRABHAM: UN FILM GIA’ VISTO
In ogni caso, non è la prima volta che il marchio associato al nome di Jack Brabham è stato riaccostato ad un team di Formula 1. Già nel 2010 infatti, tra i candidati ad entrare nel circus con una nuova squadra c’era anche Franz Hilmer, proprietario dell’azienda tedesca Formtech detentrice del nome Brabham Grand Prix Ltd.
Lo stesso Jack Brabham, una volta venuto a conoscenza delle reali intenzioni di Hilmer, minacciò azioni legali contro l’imprenditore tedesco, mettendo la parola “fine” all’ipotesi di un ritorno del marchio nel campionato 2010.
LA BREVE STORIA DELLA BRABHAM
Fondata dal due volte campione del mondo di Formula 1 Jack Brabham nel 1962 (che nei primi anni di vita della squadra assunse il curioso ruolo di pilota-proprietario), la Brabham ha disputato tutte le stagioni di Formula 1 dall’anno della sua creazione fino al 1992, con la sola eccezione del 1988 (quando non partecipò al mondiale dopo non aver siglato alcun contratto con qualsiasi azienda motoristica).
Nel 1966 fu proprio Brabham a regalare al suo team il primo titolo mondiale piloti e costruttori, con Denny Hulme che replicò la doppietta l’anno successivo.
Quello del neozelandese fu il secondo ed ultimo titolo costruttori appeso in bacheca alla Brabham, che dovette attendere il 1981 ed il 1983 per vincere altri due titoli piloti, portando così a quattro il numero degli allori nel campionato riservato ai driver. Il merito fu principalmente di Nelson Piquet, che si aggiudicò due dei suoi tre titoli mondiali conquistati in carriera proprio con la Brabham, saggiamente guidata dall’allora team principal Bernie Ecclestone.
Il team vanta 394 GP disputati e 35 vittorie conquistate in F1, la maggior parte delle quali ottenute proprio da Nelson Piquet (13). Nell’albo d’oro dei vincitori del team compare anche il nome del nostro Riccardo Patrese, che colse 2 vittorie nella sua lunga permanenza in squadra.
La squadra (specie dopo la tragica scomparsa di Elio De Angelis) incontrò a gravi ed inarrestabili problemi finanziari a partire dalla seconda metà degli anni ’80. L’ultimo gara disputata dalla Brabham in F1 risale al GP d’Ungheria 1992, con il solo Damon Hill al volante.