L’attesa per vedere finalmente le vetture del 2019 in pista in Spagna è stata talmente lunga e spasmodica che, una volta iniziati i test, questi ultimi sembrano essere durati un istante. In men che non si dica la prima parte dei test invernali pre-stagionali è già andata in archivio, con i team che non si ripresenteranno a Montmelò fino a martedì prossimo.
Sono stati quattro giorni intensi, ricchi di entusiasmo e sensazioni più o meno positive, camuffate dal cauto ottimismo di piloti e team principal che hanno lavorato sodo per non sfigurare alla primissima uscita stagionale.
Ma tra i tanti aspetti positivi del “rientro a scuola” dei vari team, c’è stato anche chi non ha svolto i compiti assegnati per le vacanze.
Il paragone può sembrare elementare e per certi aspetti anche ironico, ma in realtà non c’è molto da ridere o scherzare. L’alunno in questione ha un nome che per anni è stato accostato agli studenti primi della classe, ed è stato portavoce di una rivoluzione che gli ha consentito di salire sul tetto del mondo grazie al contributo dei migliori piloti in circolazione nelle varie epoche.

Ora, quello stesso alunno si ritrova dietro alla lavagna per dei gravi errori organizzativi e manageriali, talmente grossolani da mettere in imbarazzo e gettare fango su una storia bellissima e su un nome blasonato.
Stiamo parlando della Williams, protagonista di un inizio di 2019 a dir poco disastroso.
Mentre tutti i team facevano uscire regolarmente dai rispettivi box le proprie monoposto, la sola scuderia britannica rimaneva con le saracinesche abbassate, con i tecnici impegnati in una difficilissima corsa contro il tempo.
Il problema, tanto incredibile quanto difficile da accettare per un team così ricco di fascino, era imputabile alla vettura che, di fatto, non era ancora stata assemblata completamente. Ritardi nella spedizione delle componenti, pezzi di ricambio mancanti, ed un disastro organizzativo apparentemente inspiegabile e certamente scandaloso, specie quando ti chiami Williams e non rappresenti certo una squadra di squattrinati piombata in Formula 1 all’improvviso e pur puro caso.
Imbarazzo ed incredulità. Sembrano davvero non esserci altri termini più adatti per spiegare il momento più fragile e complesso dell’intera storia del team di Grove, da anni entrato in una spirale di fallimenti sportivi dalla quale non è mai del tutto uscito (salvo casi sporadici che si possono realmente contare sulle dita di una mano). A rendere più difficile il tutto, c’è stato anche il cambio al vertice dell’azienda, con lo storico fondatore Frank Williams che ha lasciato il timone alla figlia Claire, la quale evidentemente non ha saputo mantenersi allo stesso livello del padre.
Alla fine la vettura è comunque riuscita a scendere in pista, ma soltanto nella giornata di mercoledì ed accumulando un numero irrisorio di giri e di km. Un fatto che ha messo in secondo piano l’esordio in F1 del giovane George Russell, ma soprattutto del grande rientro del polacco Robert Kubica, ritornato quest’anno nella massima serie dopo un lungo calvario fisico e riabilitativo.

Proprio Kubica, apparso visibilmente deluso di fronte alle telecamere, ha tenuto fede al suo atteggiamento di schietta sincerità, esprimendo più di una semplice preoccupazione per le sorti del suo team. Parliamoci chiaro: la situazione della Williams può essere paragonabile ad una squadra di hockey su ghiaccio (giusto per citare uno sport) che si presenta all’inizio del campionato con i giocatori senza i pattini.
A grandi linee il caso è molto simile. Ma a rendere ancor più paradossale il tutto è che alla base di questi fatti non ci sono affatto problemi di natura economico-finanziaria. Più volte abbiamo visto team andare lentamente in frantumi per assenza di fondi, ma questo non è il caso della Williams, che anzi vanta nel suo organico anche grandi firme della F1. Oltre al rientrante Kubica, con la storia personale che ha emozionato i fans di tutto il mondo, c’è anche il direttore tecnico Paddy Lowe, strappato dalla Mercedes (non proprio una realtà qualunque) per riportare la Williams ai livelli che competono con la sua storia.
Almeno per il momento, il tentativo non ha portato gli effetti desiderati, anzi. Addirittura, sempre per quanto riguarda la nuova FW42, sono anche sorti sospetti sulla sospensione della monoposto scesa in pista nella seconda metà dei test, tanto da non sembrare regolare.
Di fronte ad un caos organizzativo-manageriale così vasto e maledettamente complicato da risolvere, anche la garanzia del soldi rischia davvero di poter venire a meno in futuro. Gli sponsor, in particolare, non tollereranno ancora per tanto tempo questa situazione.E se mai dovessero imporre la rimozione dei loro brand dalla carrozzeria della vettura, ai vari grattacapi si aggiungerebbero anche quelli economici, con conseguenze catastrofiche per le sorti della squadra.
Con 9 titoli mondiali costruttori appesi in bacheca, ai quali si aggiungono altri 7 nel campionato piloti, la Williams meriterebbe un palcoscenico totalmente diverso rispetto a quello su cui è costretta a calcare oggi, nel ruolo di attrice principale di una rappresentazione drammatica.
Ci auguriamo davvero che questi momenti difficili siano solo transitori, e che non siano i primi segnali del canto del cigno.
