
Neanche il tempo per godersi il tanto atteso ritorno della Formula 1 che già stiamo analizzando gli esiti del primo Gran Premio dell’anno.
Nella prima mattinata italiana infatti, la gara di Melbourne si è conclusa con un risultato che da una parte ha confermato lo strapotere mai assopito della Mercedes, mentre dall’altro ha creato qualcosa in più di un semplice malumore per quanto riguarda la Ferrari, apparsa decisamente meno brillante di quanto aveva fatto notare nei test invernali (a conferma che gli stessi test non sono affatto indicativi sul reale potenziale di una monoposto).
E’ comunque troppo presto per poter fare dei bilanci dopo la prima uscita stagionale, ma quel che è certo è che in Australia si sono visti tanti episodi ed altrettante verità, anche se a detta di molti le indicazioni più complete si avranno solo a partire dal prossimo GP in Bahrein, previsto tra due settimane.
Ad ogni modo, il primo weekend dell’anno lascia in eredità cinque episodi degni di nota, riassunti nella consueta “Top 5” che torna puntuale dopo le celebrazioni del podio.
1 – La pole di Hamilton e l’ottimo stato di forma delle Mercedes
Sin dalle prove libere del venerdì, il circuito cittadino di Melbourne accoglie l’entusiasmo di una folla di appassionati giunti per assistere alla “prima” del campionato del mondo 2019.
Così come accaduto la stagione precedente, il copione non cambia: a dominare le prove libere, e successivamente le qualifiche, ci pensa il campione del mondo in carica Lewis Hamilton, il cui nome compare sempre al vertice della classifica generale fino alla bandiera a scacchi del sabato.
L’inglese della Mercedes, infatti, conquista così la prima pole dell’anno davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas, a conferma che le “Frecce d’argento” rimangono ancora affamate di pole position e (come si vedrà 24 ore dopo) di vittorie.
Mentre Hamilton vola, la Ferrari (sulla quale erano riposte grandi aspettative) non riesce a tenere il passo. Tra Vettel, 3° al traguardo, ed il debuttante Leclerc s’inserisce la Red Bull di Max Verstappen, pronta a rinvestire il ruolo di “terzo incomodo”.
Lewis Hamilton conquista così l’84° pole position della carriera, l’8° a Melbourne. La Mercedes, inoltre, raggiunge quota 102 pole nella sua storia. Con questo risultato, il britannico eguaglia il record di maggior numero di stagioni consecutive con almeno una pole appartenente a Michael Schumacher: 13.
2 – La delusione Ferrari
Dagli addetti ai lavori ai media, in tanti si aspettavano di vedere una Ferrari finalmente in grado di poter scavalcare la Mercedes con prestazioni convincenti. Di certo la pista di Melbourne non è storicamente la più adatta per il “Cavallino Rampante”, ma fino a questo momento le attese hanno suscitato solo delusioni.
Con un distacco di 7 decimi (Vettel) e addirittura un secondo (Leclerc) in qualifica dal poleman del GP d’Australia, la Ferrari non è riuscita a riscattarsi in gara. Dopo aver addirittura sfiorato il contatto alla partenza, evitato solo dall’atteggiamento prudente di Leclerc, in gara Vettel ha faticato a reggere il ritmo delle due Mercedes, subendo anche il sorpasso di Verstappen.
Ad aggiungere ulteriori preoccupazioni al team e a Mattia Binotto, inoltre, ci sarebbe anche un sospetto problema di affidabilità legato al motore di Vettel. Il tedesco infatti, in particolare dopo il sorpasso subito da Verstappen, è crollato nelle prestazioni, facendosi raggiungere anche dal proprio compagno di squadra nonostante godesse di un vantaggio di quindici secondi.
Insomma, la Ferrari è rimandata all’esame di riparazione in Bahrein: lì si capirà se la performance australiana sia stata frutto di un weekend storto, o se sia stata il segnale di qualcosa di più serio.
Per ora, calma e sangue freddo.
3 – La gara degli esordi difficili
Ma ad aver deluso in quel di Melbourne non è stata solo la Ferrari. Se si analizzano le prestazioni dei singoli piloti, ed in particolare coloro che in Australia esordivano al volante di nuove monoposto, ci si accorge che la prima uscita stagionale è stata una giornata da dimenticare per alcuni.
Tra questi l’idolo locale Daniel Ricciardo. Il neo-acquisto della Renault ha infatti danneggiato l’ala anteriore subito alla partenza, compromettendo le performance della sua vettura fino al prematuro ritiro.
Non è andata meglio nemmeno a Carlos Sainz, al debutto con la McLaren. Lo spagnolo, autore di una qualifica complicata (a differenza del suo compagno Lando Norris, che è addirittura riuscito a piazzarsi in Q3), è stato tradito dal suo motore Renault, andato arrosto nella prima metà di gara.
Complicata, ma senza un ritiro, anche la gara del nostro Antonio Giovinazzi. Il pilota di Martina Franca, protagonista di una qualifica chiusa in Q2 con la sua Alfa Romeo, ha faticato non poco anche in gara. Nonostante abbia più volte difeso la sua posizione dagli attacchi degli avversari per diversi giri, alla fine Giovinazzi non è più riuscito a contenere le minacce dei diretti concorrenti, tagliando il traguardo soltanto al 15° posto (mentre Raikkonen, invece, ha portato i primi punti all’Alfa Romeo con un brillante 8° posto).
Brutta anche la prima esperienza in Red Bull per il francese Pierre Gasly. Addirittura eliminato subito in Q1 al sabato, il neo-acquisto del team anglo-austriaco ha incontrato parecchie difficoltà nelle retrovie, fino a trovarsi di fronte a sé la Toro Rosso di Kvyat. Nella lotta tra questi due piloti, ad uscirne vincitore è stato proprio il pilota russo, che ha inoltre negato a Gasly l’occasione per finire almeno in zona punti.
Decisamente amara e angosciante la situazione della Williams, apparsa già molto seria già dai primi test invernali. Per Robert Kubica e George Russell si è trattato infatti di una semplice apparizione in pista, con entrambi i piloti sempre ancorati nelle ultime posizioni e con la consapevolezza di non dover sbagliare nulla. La Williams, infatti, si è presentata a Melbourne addirittura senza i pezzi di ricambio. Vorremmo tanto fosse una barzelletta, ma purtroppo non è così.
4 – Max Verstappen sinonimo di spettacolo
Capace di inserirsi tra le due Ferrari in qualifica, Max Verstappen ha iniziato la sua gara in salita. Superato da Vettel alla partenza, l’olandese ha poi recuperato terreno sul tedesco della Ferrari, superandolo con decisione e guadagnando una posizione da podio virtuale.
Nonostante l’ampio distacco che lo separava dal secondo in classifica, Lewis Hamilton, “Mad Max” ha spinto sull’acceleratore nella speranza di poter rimontare sull’inglese. Un’impresa solo sfiorata, non concretizzata anche a causa di una piccola uscita fuori pista che ha causato una preziosa perdita di secondi.
L’olandese ha comunque portato a termine una gara da applausi, regalando alla Red Bull il terzo gradino del podio.
Con questo risultato, anche i motori Honda hanno più di un motivo per poter gioire: dopo anni complicati dal suo rientro in F1, la casa giapponese festeggia così il ritorno sul podio di un GP di Formula 1. Un risultato che mancava addirittura da 11 anni. In quell’occasione, l’ultimo pilota a riportare la Honda nella “top 3” fu Rubens Barrichello, che proprio con il team nipponico giunse 3° al GP di Gran Bretagna 2008.
5 – Bottas da applausi
Nonostante la pole conquistata, la gara ha riservato una storia completamente diversa per Lewis Hamilton. Scattato male dalla prima casella della griglia di partenza, l’inglese ha perso il comando della corsa a favore del compagno di squadra Valtteri Bottas, che da quel momento non ha più lasciato la leadership del GP.
A suon di giri veloci, il finlandese ha ritrovato quella serenità e quella sicurezza che gli erano mancate nel 2018, conducendo una gara magistrale senza sbavature e senza pressioni psicologiche.
Una gara praticamente perfetta, arricchita dal giro più veloce in gara che, per effetto del nuovo regolamento recentemente entrato in vigore, ha consentito a Bottas di guadagnare un punto in più sui 25 ottenuti a seguito della vittoria.
La prima gara dell’anno finisce così meritatamente nelle mani del finlandese, che coglie la 4° vittoria in carriera.
Alle sue spalle giunge l’altra Mercedes di Hamilton, apparsa decisamente più in difficoltà. Per il team tedesco di tratta dell’88° vittoria in F1 e della 45° doppietta.
6 – RIP Charlie
Nella nostra top 5, ci sembrava doveroso aggiungere un 6° punto per ricordare Charlie Whiting. Direttore di corsa dal 1997, l’inglese si è spento improvvisamente nella notte di giovedì all’età di 66, stroncato da un’embolia polmonare nell’hotel dove soggiornava.
L’intero movimento della F1 perde così una delle figure più emblematiche e rispettate nel paddock.
Nel corso dell’intero weekend, Whiting è stato ripetutamente ricordato con manifestazioni di cordoglio da parte di tutti i piloti e dei team partecipanti, oltre che dai vertici della FIA e del suo presidente Jean Todt, tra i primi ad aver comunicato la dolorosa scomparsa del compianto Charlie Whiting.
RIP Charlie